2013


Frescobaldi – risultati 2013

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Il 2013 per il bilancio di Frescobaldi è certamente un’annata gloriosa. Nonostante le vendite non siano cresciute rispetto al 2012, l’effetto combinato del miglioramento del mix di prodotti (verso l’alto di gamma) e del contenimento dei costi ha generato un sostanziale miglioramento dei margini. I numeri parlano da soli: il MOL supera per la prima volta il 30% delle vendite, l’utile netto sfonda quota 10 milioni di euro, l’indebitamento di Frescobaldi scende a meno di 1 volta rispetto al margine operativo lordo. E il 2014 dovrebbe essere di nuovo un buon anno, visto il giudizio positivo espresso relativamente all’andamento dei primi 4 mesi. Passiamo ai numeri.

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Baron de Ley – risultati 2013

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Ritorniamo dopo un paio di anni su Baron de Ley, una delle aziende leader del vino in Spagna focalizzata sulla più grande e rinomata zona vinicola, la Rioja. Leggere il bilancio di Baron de Ley è piuttosto difficile, in primo luogo perchè i termini finanziari in spagnolo sono difficili, e in secondo luogo perchè l’azienda ha una logica talvolta un po’ speciale. Dal riacquisto delle azioni degli anni scorsi (continuato anche nel 2013 per 10 milioni di euro), al forte profilo di generazione di cassa che si combina con risultati non così eclatanti. Il 2013 è stato di nuovo un anno difficile, come molti di quelli recenti a causa della crisi del mercato interno. Le vendite non sono più scese come in passato mentre i margini sono scesi al livello più basso degli ultimi anni, complici un mix di fatturato meno positivo e, presumibilmente, lo spostamento di fatturato verso aree meno profittevoli. Il mercato per Baron de Ley sta un po’ cambiando, soprattutto in Spagna, dove la domanda si sta spostando verso i vini bianchi: per questo l’azienda ha piantato 48 ettari di vigneti a Chardonnay, Verdejo e Sauvignon Blanc, portando il totale a 887 ettari. Leggiamo insieme i dati del bilancio dunque.

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Treasury Wine Estates – risultati a dicembre 2013

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Potrei dilungarmi in innumerevoli analisi sui conti di TWE (giugno-dicembre 2013) annunciati il 20 febbraio, ma la realtà dei fatti è piuttosto semplice: se fino a qualche mese fa il business era tenuto in piedi dall’Australia e dalle esportazioni in Asia (con l’America in calo e l’Europa ormai irrilevante), ora anche questo pilastro sta venendo a mancare.Ormai piove sul bagnato, dato che non è di molto tempo fa la notizia della megasvalutazione in USA del magazzino di vini comuni. Riassumiamo: TWE è in estrema difficoltà, nonostante in questa fase sia aiutata dal cambio. Non genera più cassa: da una situazione di disponibilità è passata a 300 milioni di dollari australiani di debito, che sarebbero 400 se non avesse scontato i crediti con le banche. Sta attraversando una (ulteriore) dolorosa rifocalizzazione del business sui vini di alta qualità ma i numeri sono decisamente sotto le aspettative del mercato e del management, e le cattive notizie non sembrano essere terminate a Dicembre, ma continueranno anche nella prima parte del 2014…

…ma come abbiamo letto di recente sul Financial Times, gli avvoltoi cominciano a girare intorno all’animale in agonia…

Andiamo a leggere qualche numero.

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Santa Margherita – risultati 2013

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Certo, superare il traguardo dei 100 milioni di fatturato è molto bello. Ma il bilancio di Santa Margherita ci dice qualcosa di meglio: che questo record è accompagnato dal secondo miglior margine e ritorno per gli azionisti che l’azienda ha registrato da quando la guardiamo (2004). Infine, è bello vedere come l’azienda continui a investire in nuove attività. Due cose sono successe nel 2013, al di là del buon andamento delle vendite: 1) c’è stata una semplificazione societaria che ha raggruppato sotto Santa Margherita due piccole aziende (KettMeier e Torresella), al fine di ridurre i costi generali; 2) è proseguito l’investimento nelle tenute, con 10 nuovi ettari vitati in Toscana a supportare Pile e Lamole, più altri 3 in Veneto a supporto dell’attività di Santa Margherita stessa. Gli azionisti hanno continuato a prelevare un buon dividendo (11 milioni come gli scorsi 2 anni), ossia circa l’85% dell’utile netto rettificato.

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I consumi di vino nel mondo – stima OIV 2013

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Quando si mettono in fila i numeri sul consumo mondiale di vino che vengono snocciolati da OIV c’e’ poco da divertirsi, perche’ nonostante tutta la rumba sull’incremento dei consumi di qualita’ nei mercati sviluppati e sul crescente consumo di vino nei nuovi mercati… i consumi di vino calano tutti gli anni, di poco ma calano. Quanto? Circa l’1% all’anno. Siamo arrivati a 239 milioni di ettolitri stimati nel 2013 contro circa 251 milioni di 5 anni fa, nel 2008.        Tra i 5 grandi mercati per il consumo noi siamo naturalmente quelli che ce la caviamo peggio, con un ritmo piuttosto preoccupante, -3.6% annuo, esattamente lo specchio della Cina che invece mostra una crescita del 3.7% annuo sul quinquennio. Il tutto ci porta a considerare che il mercato del vino e’ stato strutturalmente equilibrato negli ultimi anni (qualcuno ha addirittura ipotizzato che mancasse vino!). La verita’ e’ che in a         nnate come il 2013, dove la produzione supera i 270 milioni di ettolitri neanche considerando gli usi industriali del vino si arriva all’equilibrio. Penultima notizia: OIV vede consumi in calo in Cina. Ultima notizia: finalmente l’OIV ha sancito il sorpasso degli USA contro la Francia, nel 2013, quando nel 2012 i francesi avevano uno strano alquanto improbabile incremento dei consumi…

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