Esportazioni di spumante Italia – aggiornamento primo semestre 2017

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La corsa degli spumanti non si ferma. Il dato del primo semestre 2017 fa segnare +15% a 572 milioni di euro, il che porta il totale sui 12 mesi a 1268 milioni di euro, con una crescita del 18% sull’anno precedente. I dati dei nostri due concorrenti nel segmento, gli spagnoli e i francesi sono quasi altrettanto positivi, il che segnala che la categoria non è in questo periodo un driver soltanto per le nostre esportazioni. La Spagna dopo diversi anni di crescita lenta ha ripreso a correre, con un export in crescita dell’11% a 194 milioni di euro nel primo semestre. La Francia ha messo a segno un dato migliore, +13% per il comparto in totale che ha fatturato nel primo semestre 1276 milioni, quindi più del doppio di noi, con un contributo di 1144 milioni per lo Champagne (+12%) e di 132 milioni per gli altri vini spumanti (+18%). Tornando ai nostri dati, la crescita è sempre guidata dagli spumanti DOP, che sono cresciuti del 17% a 445 milioni nel primo semestre, di cui 339 milioni si riferiscono al Prosecco. I mercati forti restano i soliti, con la buona notizia che il Regno Unito dopo qualche mese di incertezza è ripreso a crescere. Passiamo ad analizzare i dati.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento primo semestre 2017

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Con due mesi di fila di crescita a doppia cifra l’Italia si riporta su una crescita del 7% nei primi 6 mesi (quindi 2.8 miliardi di euro). Il dato è certamente inferiore a quello commentato giovedì scorso della Francia (+11%), ma meglio della Spagna (+6%) e soltanto di poco inferiore alla crescita media dei primi 7 paesi, intorno all’8.5%. A guidare questo miglioramento è chiaramente il segmento dei vini fermi in bottiglia, che in maggio sono cresciuti del 9% e in giugno del 12%, sebbene anche gli spumanti continuino la loro corsa (+17% in giugno) nonostante si comincia a far sentire una base di comparazione non proprio facile (+23% nei primi 6 mesi dello scorso anno). Dal punto di vista geografico i dati sono positivi in quasi tutti i mercati, salvo Svizzera, Danimarca e Olanda. Come abbiamo visto negli ultimi mesi, la spinta viene soprattutto dai volumi. Passiamo all’analisi dettagliata.

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Francia – esportazioni di vino – primo semestre 2017

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Le esportazioni di vino francese sono ripartite prepotentemente nel corso del primo semestre 2017. Secondo i dati rilasciati dall’ufficio statistico Disar, la Francia ha esportato vino per quasi 4.1 miliardi di euro, +11% sulla prima metà del 2016 che era stata stabile. A trainare l’export francese un ritrovato vigore delle esportazioni di Bordeaux dopo tre anni molto difficili e un inizio d’anno inaspettatamente forte per lo Champagne, in crescita del 12%. Come abbiamo già avuto modo di dire in passato, il resto del vino francese segue molto da vicino la tendenza dell’Italia (+5.4% nei primi 5 mesi dell’anno, lunedì pubblicheremo i primi 6 mesi) con una crescita del 7%. Di nuovo, come già successo negli ultimi tre anni, tutto il contributo alla crescita viene dal prezzo/mix. Tra i principali mercati tracciati da Disar, gli USA (+22%) sono stati il driver principale, avendo rappresentato circa un terzo della crescita.

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Vendite di vino via internet – dati 2016 dei principali operatori italiani

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Rieccoci a questo appuntamento che ha destato diversi commenti in passato. Come per lo scorso anno, devo ringraziare Stefano Pezzi di Xtrawine che ha fornito quasi tutti i bilanci di cui qui analizziamo i dati. Mai come oggi si parla di ecommerce, con l’esplosione di Amazon che sta aggredendo nuove categorie merceologiche e addirittura facendo il percorso al contrario, cioè tornando sul dettaglio fisico (Wholefood). Gli operatori italiani del settore sono ancora piuttosto piccoli ma sono cresciuti, in media, del 30% nel corso del 2016, realizzando un margine commerciale (ricavi meno costo delle merci vendute) del 24-25%, il che implica un ricarico del 30-35% sui prezzi di acquisto. Decisamente più conveniente della media del retail fisico devo immaginare. Tre operatori (esclusa la divisione internet di IWB, che fa parte di un’azienda molto più grande) si stanno chiaramente “staccando” rispetto agli altri: 1) Tannico, che si è separato dalle piccole attività ancillari (che sono ancora per piccola parte nelle vendite qui riportate) ed è cresciuto molto più della media, restando in rosso sull’ultima linea del bilancio e mantenendo questa strana situazione di quasi niente magazzino; 2) Xtrawine, cresciuta leggermente meno di Tannico (+33% rispetto a +43%, ma mantenendosi in pareggio), con un “business model” decisamente più vicino alle enoteche tradizionali sia come margini che magazzino; 3) Callmewine (vendite +36% nel 2016). C’è poi da notare che Vino75, che nel 2016 ha fatturato 1.4 milioni di euro, quindi un terzo di Xtrawine e un quinto di Tannico sia stata scelta da Invitalia Venture Sgr (di proprietà dell’Agenzia italiana per lo sviluppo Invitalia) per un investmento di 0.3 milioni di euro fonte:Vino75) 1.5 milioni di euro. Passiamo a una breve analisi dei dati chiave.
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La produzione di vino in Italia nel 2017 – stima ISMEA/UIV

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Fonte: ISMEA/UIV
Anche se normalmente non pubblico le stime di produzione fino a che non sono molto stabili, penso che la vendemmia 2017 sia talmente particolare da richiedere una maggiore visibilità. UIV e ISMEA hanno stilato la loro stima ufficiale con una produzione di vino e mosti attesa a solamente 40 milioni di ettolitri. Voltandoci indietro, ci troveremmo di fronte alla produzione più bassa di sempre. Le implicazioni sono ovvie: con un consumo interno stimato leggermente sopra il 20 milioni di ettolitri e un livello di esportazione all’incirca simile, la bilancia del vino è in deficit, considerando anche che una parte dei 40 milioni di ettolitri diventa mosto (probabilmente il 5%, e non necessariamente vino). Dire oggi cosa succederà è difficile però è chiaro che: 1) i prezzi del vino saliranno in modo significativo, mettendo pressione ai margini degli imbottigliatori; 2) non vince nessuno perché se i prezzi sono più alti c’è meno vino, quindi anche chi è molto integrato nella fase agricola avrà problemi a mantenere le vendite; 3) sarà una vendemmia e una produzione più costosa e nonostante questo è difficile che la qualità del vino sia paragonabile alle annate normali; 4) le esportazioni in volume caleranno, probabilmente parzialmente compensate dall’aumento dei prezzi, dato che l’annata è pessima anche in Spagna, Francia e, a leggere i dati di Concha y Toro, anche in Sudamerica. Quindi meno vino, più caro.

All’interno della vendemmia 2017, che ISMEA/Assoenologi ha battezzato con delle fasce di calo tra il 10-15% (estremo NordEst e Campania) e oltre il 30% (centro Italia e isole), vanno fatte alcune considerazioni relative al confronto storico. Ovvero, stiamo confrontando l’annata peggiore di sempre con l’annata migliore degli ultimi 10 anni. Quindi è chiaro che dire “vendemmia in calo del 26% rispetto al 2015” faccia un bel titolo del giornale che spinge il lettore a soffermarsi sull’articolo. Con un occhio un po’ più bilanciato, potremmo dire che si tratta di una pessima vendemmia, del 13% al di sotto della media storica 2006-2016 che è stata di 45.8 milioni di ettolitri. E all’interno di questa analisi più di lungo termine, il Nord Italia è soltanto l’8% sotto media grazie al Nord Est, mentre possiamo dire che la situazione è veramente difficile in centro Italia dove la produzione è del 30% inferiore alla media storica. Passiamo a un’analisi più dettagliata nel resto del post.

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