
Eccoci alla seconda e più pesante puntata dell’analisi dei dati Mediobanca Research sulle principali aziende italiane, che noi focalizziamo sul vino. Ci occupiamo oggi di margini, di valore aggiunto e di ritorno sul capitale, che sono concetti più tecnici ma che consentono di fare una fotografia più precisa e verosimile di chi sono quelli che investono e fanno soldi nel settore in Italia, rispetto alla classifica sul fatturato pubblicata la settimana scorsa. La classifica che oramai pubblichiamo da anni non vede sostanziali novità al vertice: chi fa più soldi (anche perché ha investito di più!) resta sempre Antinori. Forse la vera novità qui è Ruffino, che dopo l’acquisizione della totalità del capitale da parte di Constellation Brands ha mostrato un formidabile cambio di marcia, scalando qualche posizione soprattutto per quanto riguarda la profittabilità sulle vendite e sul capitale. Dunque, se mi dovessero chiedere quali sono le principali aziende/cooperative del vino in Italia io più che dargli la classifica del fatturato gli darei quella del valore aggiunto, che vedete qui sopra: dunque Antinori numero uno, 100 milioni e più, poi GIV, che con l’aggiunta di Cantine Riunite arriva molto vicino a Antinori (circa 95 milioni ma dietro), poi Frescobaldi, Santa Margherita e Caviro tutte e tre tra i 40 e i 50 milioni di euro. Antinori è anche quella che riesce a estrarre più valore aggiunto dalla vendite, circa il 60%, seguita da Frescobaldi al 53%, poi Santa Margherita e Ruffino al 40%. Questo “taglio” vi dice invece quanto le aziende sono integrate e quanto il loro prodotto (inteso anche come marchio, posizionamento e via dicendo) riesce a essere venduto. Infine, la terza classifica su cui attirerei la vostra attenzione è quella del ritorno sul capitale, cioè quanto il fatturato “cresce”.
Prima di passare ai numeri, una considerazione di insieme: è stato un anno molto buono per il settore, con un valore aggiunto cresciuto del 12% e un utile operativo cresciuto di oltre il 25% rispetto al 2012.





