Italia


Utili, margini e ritorno sul capitale delle principali aziende vinicole – 2015 dati MBRes

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Riprendiamo il discorso dei dati delle aziende vinicole leader italiane affrontando il punto dei profitti e dei margini. Abbiamo già visto, il 1 novembre, come a fronte di una leadership commerciale, GIV non splendesse in termini di creazione di valore, ne’ da sola ne’ “consolidata” insieme a CR/CIV. L’aspetto dei margini è particolarmente importante. Nel 2015 le 26 aziende qui considerate hanno generato un valore aggiunto di oltre 700 milioni, cresciuto in % alle vendite dal 20.4% al 20.9%, mentre se guardiamo all’utile operativo la crescita è stata smorzata da un incremento corrispondente dei costi. Resta un’annata decisamente positiva, con un margine salito al 7.3% (che considera sia cooperative che aziende), il punto più alto dal 2010 a questa parte e, passando a considerare il tema del ritorno sul capitale, un leggero ulteriore miglioramento dal 7.4% al 7.6%. La leadership dal punto di vista dei margini e della generazione dei profitti restano Antinori, Frescobaldi, CR/CIV/GIV, Botter e Ruffino, seguite da Santa Margherita e Masi, mentre se guardiamo al ritorno sul capitale sono le aziende trasformatrici come Botter e quelle spumantistiche come La Gioiosa e Contri a guidare la classifica, insieme a Ruffino. Ma Passiamo ad analizzare qualche dato insieme.

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La produzione di vino nel mondo 2016 – prima stima OIV

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Stanco di vedere I dati sbagliati riguardo alla produzione italiana di vino, da questo post ho deciso di passare a una versione “I numeri del vino – OIV” per quanto riguarda l’aggiornamento della produzione mondiale. Semplicemente, ho sostituito i dati OIV con quelli provenienti dagli uffici statistici di Francia, Italia e Spagna. La differenza non è importante ma comunque c’è. Parliamo di 4-4.5 milioni di ettolitri “di troppo” nella stima OIV rispetto alle nostre evidenze, che naturalmente fanno riferimento alla produzione di vino esclusi mosti e succhi d’uva (come anche specificato nelle tabelle OIV che abbiamo integrato).

Bene, il 2016 si prevede essere una annata largamente sotto media, circa 260 milioni di ettolitri prodotti contro la media storica di 267 milioni circa, quindi il 3% meno, che diventa -5% quando il confronto viene fatto con il 2015. Dove manca la produzione? Non certamente da noi, come ben sapete. Ma piuttosto in Francia, dove manca il 10% del prodotto rispetto alla media e, soprattutto, in Argentina, Cile e Sud Africa, dove la produzione sembra aver subito un tonfo molto significativo. Siamo quindi di fronte al quarto anno consecutivo in cui la forbice produttiva tra Europa e Resto del mondo si allarga. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – primo semestre 2016

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Sono con questo post in colpevole ritardo, sia perché non l’ho elaborato, sia perché la tabella di marcia è già piena. Ma veniamo a noi. I dati qui pubbicati sono di due tipi: 1) i dettagli resi disponibili da ISTAT sulle esportazioni di vino imbottigliato per regione (solo alcune) e per tipologia, dove i dati sono relativi alla provenienza dei vini; 2) il dettaglio solo trimestrale dei dati delle esportazioni per regione, che però sono riferiti non all’origine del vino ma all’origine di chi lo ha esportato. I dati mostrano il forte impatto positivo del Prosecco sull’export delle aziende venete (+9% nel semestre 2016, come già osservato negli scorsi anni) a fronte di un incremento dell’export totale italiano del 3%, mentre sono negativi i dati delle aziende piemontesi (-7%). L’altra tendenza piuttosto interessante (e positiva) è la crescita dei vini bianchi DOP a svantaggio dei vini IGP, che restano comunque preponderanti, nel contesto delle esportazioni di vino fermo imbottigliato, che vi ricordo non ha mostrato alcuna crescita nel primo semestre dell’anno (-1%). Passiamo a un breve commento dei dati in particolare…

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Settore vino contro settore bevande – dati Mediobanca 2015

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Torniamo oggi sul confronto tra il settore delle bevande italiano, come definito da Mediobanca nel suo rapporto sui dati delle principali 2060 società italiane (fino al 2015), e il settore del vino, con dati coerenti pubblicati sempre da Mediobanca nell’ambito dell’indagine sul settore vinicolo (fino al 2014, salvo che per le vendite. I grafici e le tabelle che trovate nel post vi mostrano molto chiaramente come il settore del vino mantenga un deciso primato di crescita nel medio termine rispetto al settore allargato delle bevande (ma non nel 2015), forte della sua maggiore propensione all’export. Se scendiamo nel dettaglio dei parametri reddituali e patrimoniali, trovate due linee: il vino senza le cooperative e il vino con le cooperative. Nel primo caso, i margini, il ritorno sul capitale e gli indicatori di indebitamento nel settore del vino non sono dissimili dal settore del bevande. Ma andiamo ad analizzare i dettagli.

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Classifica fatturato e valore aggiunto delle aziende vinicole italiane 2015 – fonte: Mediobanca

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Il 2015 è stato senza dubbio un anno positivo per l’industria vinicola italiana. La propensione spiccata all’export è stata supportata dalla debolezza dell’euro, mentre il mercato domestico ha vissuto un’annata meno negativa rispetto alle precedenti, con una stabilizzazione dell’economia. I dati di Mediobanca Research, che qui elaboro e integro in un paio di casi portano a una crescita delle vendite del 7.4% nel 2015, decisamente meglio del magro +1%. Il dato si riferisce al campione delle 26 aziende che trovate elencate nelle tabelle interne del post. Non soltanto un’annata migliore dal punto di vista commerciale, ma anche da quello reddituale, come vedremo in maggiore dettaglio anche nel prossimo post: il valore aggiunto (cioè la differenza tra le vendite e quello che le aziende hanno acquistato all’esterno) è andato anche meglio, +10% rispetto a un già buon +6% del 2014. Ma chi sono i leader italiani? Quest’anno ho aggiunto la riga che mette insieme GIV e Cantine Riunite, che guidano con un fatturato di circa 560 milioni di euro, poi vengono Caviro (300 milioni) e Antinori (208). Quando invece si guarda al valore aggiunto, che mi viene da dire è la vera classifica da prendere in considerazione, Antinori è chiaramente il leader italiano, ma anche quello, grafici alla mano, che mostra una dinamica commerciale e reddituale superiore agli altri grandi player. Andiamo a leggere qualche numero in dettaglio.

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