Mercati e consumo


Vendite al dettaglio di vino in Italia – aggiornamento primo semestre 2013

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Le vendite al dettaglio di vino in Italia nel secondo trimestre 2013 sono apparentemente andate molto male. I volumi hanno dato ulteriori segnali di indebolimento, mentre l’aumento dei prezzi rispetto allo scorso anno sta scemando in seguito alla stabilizzazione dei listini e, presumibilmente, al fatto che la perdita di volume sta diventando significativa. I dati di ISMEA pubblicati in base al rapporto IRI sui primi 6 mesi dell’anno dicono che le vendite sono cresciute del 4% nel primo semestre. Dato che il primo trimestre faceva +8% e che i due trimestri sono all’incirca simili per peso sull’anno, il dato del secondo trimestre è molto simile a zero, con un calo dei volumi acquistati “record” dell’8% circa. Guardiamo i numeri in dettaglio.

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La classifica della competitivita’ per nazione vino – dati France Agrimer 2012

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Lo studio di France AgriMer sui fattori di competitività delle nazioni produttrici di vino è stato affrontato dal blog qualche anno fa. Lo riprendiamo oggi, grazie alla gentilezza dell’agenzia francese che mi ha mandato la copia cartacea dello studio completo. Il rapporto prende una serie di indicatori numerici relativi a diversi aspetti del settore, li ordina in numeri indici e giunge a una classifica che si prefissa di stabilire quali sono le nazioni “messe meglio” nel mercato del vino. Il risultato è abbastanza statico negli anni, soprattutto perchè alcuni aspetti come il potenziale produttivo, le condizioni climatiche di sviluppo della vite o la presenza di marchi sono fattori tendenzialmente stabili. Al di là della classifica, che vede svettare tre paesi, Italia, Francia e USA, il rapporto è un buon punto di partenza per “ripassare” i maggiori punti di forza e di debolezza dei grandi produttori mondiali di vino. Che cosa bisogna portare a casa? L’idea di fondo è che se dal punto di vista della posizione di mercato i paesi storici sono ancora molto forti e ben posizionati, i fattori strutturali come il potenziale produttivo ci dicono che ci sono paesi, Cina e Brasile in particolare, che ancora non hanno detto la loro sul mercato mondiale del vino…

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Vini rosati: produzione, consumo e commercio estero – dati France Agrimere 2011

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France Agrimere ha prodotto un rapporto molto interessante che riassume i numeri dei vini rosati, che sono spesso una specie di categoria “trascurata” per la loro scarsa rilevanza nel mondo del vino. Infatti, rappresentano meno del 10% della produzione totale mondiale di vino. Il segmento però ha un dinamismo forse superiore alle altre categorie, anche in prospettiva (data la propensione del prodotto a essere consumato come aperitivo). Inoltre, ci sono delle peculiarità non indifferente. Per esempio, che la Francia ne produce quasi il 30% del totale ma non è in grado di soddisfare la domanda interna che rappresenta una quota a mio avviso colossale del consumo totale di vino (oltre 7 milioni di ettolitri su un consumo stimato a poco meno di 30 milioni di ettolitri). O per esempio che gli americani sono dei fans del vino rosato (non come i francesi!) e che invece gli italiani ne bevono pochissimo e quindi la maggior parte della produzione viene esportata… bene leggete i particolari allora!

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Il consumo di vino nelle regioni italiane – dati ISTAT 2012

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Come promesso torno sull’argomento dei consumi di vino in Italia affrontando l’argomento dal punto di vista regionale. L’analisi che segue non solo cerca di identificare le regioni dove il modello di consumo non si è ancora adeguato alla moda del “consumo sporadico”, ma mette anche in luce quanto, ad oggi, il vino sta diventando un prodotto la cui penetrazione è fortemente correlata alla ricchezza delle persone: la correlazione che vedete nell’ultimo grafico vi indica chiaramente che le regioni più ricche sono quelle dove più persone sono consumatori di vino. Il centro Nord, cioè Marche, Emilia Romagna e Toscana sembrano essere le aree dove il consumo pesante di vino (qui identificato con “oltre 50cl di consumo giornaliero”) è ancora più marcato che nel resto d’Italia: il rischio di calo dei consumi sembra più importante. Invece, le regioni del Nord Est, prima tra tutti il Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, ma anche in parte il Veneto, sono quelle dove il “mercato” si è già spostato sul modello di consumo sporadico e allontanato da quello giornaliero rilevante. Vediamo insieme qualche numero.

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Vendite di vino al dettaglio in GDO nel 2012 – suddivisione, tendenze e valori assoluti

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I dati di oggi sono forniti a ISMEA da Symphony IRI e sono relativi alle vendite di vino in GDO in Italia tra il 2010 e  il 2012. Sono utili perchè si tende sempre a parlare di variazioni percentuali ma mai di valori assoluti e mai si guarda alla differenza di prezzo tra le categorie e a cosa sta spingendo le vendite di vino in Italia. Questi dati ci mostrano due tendenze lampanti: che le vendite di vino sono spinte dai prezzi a discapito dei volumi (e lo sapevamo bene) e che invece le vendite di spumante sono al contrario spinte dai volumi, con i prezzi che restano stabili, essenzialmente perchè i prezzi dei vini di alta qualità come lo Champagne e lo spumante metodo classico italiano sono stabili da ormai due anni a questa parte. Ma anche altro, come la maggiore presenza di vini rossi nei vini DOP e bianchi e rosati nei vini IGT, piuttosto che il calo dello Champagne, non a favore dei corrispondenti italiani quanto degli Charmat. Il numero magico è 1.5 miliardi di euro per 5.5 milioni di ettolitri per il vino fermo e 1.8 miliardi di euro per 6 milioni di ettolitri se si includono i vini spumanti. Andiamo a vedere i numeri in maggiore dettaglio.

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