Champagne


Laurent Perrier – risultati 2014

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Laurent Perrier ha chiuso il 2014/15 con buoni risultati (vendite in moderata crescita e margini stabili), soprattutto se confrontati con quelli delle altre due piccolo quotate, in particolare nel mercato domestico. Non solo. Sta investendo pesantemente: nella struttura industriale, con il nuovo sito produttivo di Tours-sur-Marne (previsto iniziare l’attività durante il 2017), nella struttura commerciale, con l’apertura di Laurent Perrier Italia, nell’integrazione a monte, con l’acquisizione del négociant François Daumale che aumenterà la visibilità sugli acquisti del gruppo. Infine, ha anche cambiato il top management con la nomina di un nuovo amministratore delegato. Come vi dicevo, i numeri che tra breve scorriamo nel particolare sono buoni: le vendite crescono del 5%, con un piccolo aiuto dei cambi (+2%) ma soprattutto con un incremento del 2.6% del prezzo mix (il modo migliore per crescere in un segmento come lo Champagne dove i volumi sono sostanzialmente cappati); i margini sono stabili, come l’indebitamento, nel quadro di una politica di dividendi costante. Sebbene siamo lontani dai risultati di picco del 2007-08, LP è certamente la meglio posizionata tra le quotate, con un incremento del 3% dell’utile operativo contro un calo del 16% per Lanson e del 7% per Vranken (-5% per la divisione vini/champagne di LVMH).

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Vranken Pommery – risultati 2014

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Anche per Vranken Pommery il 2014 non è stato un anno generoso. Il business, più diversificato di quello di Lanson, ha subito una minore pressione sui margini ma il tema della debolezza della Francia ricorre anche in questo caso. Vranken ha ristrutturato la sua attività nei vini fermi, apportandola a una JV, con un’operazione neutra sul fatturato ma leggermente negativa sui margini. Senza quella, i numeri sarebbero stati stabili. Il 2014 è stato dunque un anno di “riordino” dell’attività e di leggero calo del debito, che resta una priorità anche per il 2015, quando i numeri saranno diversi (meno fatturato e meno margini) per via del trasferimento di parte dell’attività alla joint venture. Nei primi 3 mesi dle 2015 le vendite infatti calano da 54 a 46 milioni, ma sarebbero cresciute del 3% a perimetro comparabile, mentre le vendite dei vini della società Listel, apportata nella joint venture, sono cresciute del 9%. Andiamo ad analizzare qualche numero insieme.

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Lanson BCC – risultati 2014

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Per trovare qualcosa di buono nei numeri di Lanson del secondo semestre (e quindi del 2014) bisogna grattare il fondo del barile. Il forte rallentamento delle vendite nel secondo semestre in Francia, cui il gruppo è molto esposto, ha evidenziato un tema importante: l’azienda fa decisamente più soldi in Francia che all’estero, visto che dalle altre parti, in Europa in particolare. Il quadro è decisamente negativo: i margini di profitto strutturalmente scendono, il debito sale ed è uguale al valore delle bottiglie in cantina. Cosa c’e’ in fondo al barile? Come scrivono nella presentazione, sbattendosene bellamente di spiegare in dettaglio la discesa dei margini, l’azienda possiede ben 122 ettari di vigna nella Champagne. Che valgono in effetti molto (e sempre di più). Quindi la strategia è di creare valore nel lungo termine, anche perchè nel breve si fanno sempre meno soldi… andiamo ai numeri.

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Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2014

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Con un fatturato globale annuo di 4.5 miliardi di euro e 307 milioni di bottiglie spedite nel 2014 lo Champagne consolida la sua posizione di leadership nel mondo dei vini spumanti. Due sono le cose importanti da “portare a casa” da questo post: (1) la crescente concentrazione dell’attività nelle mani dei grandi operatori. Le maison hanno rappresentato nel 2014 il 70% delle spedizioni e i primi 5 operatori fanno il 39% del totale; (2) il costante declino del mercato francese, che credo per la prima volta sia stato definito dal Comté Champagne “déclin sans doute durable”, strutturale per farla breve. Crescono in compenso alcuni mercati, un po’ per il rimbalzo delle economie (Italia e Spagna per esempio), ma soprattutto per la globalizzazione dei consumi di Champagne, che hanno trovato per esempio in Australia un mercato più grande dell’Italia. Leggiamo i numeri insieme, con una piccola chicca per chi arriva fino in fondo…

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LVMH divisione vino – risultati 2014

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I margini di LVMH nel settore vino e spirits hanno subito un’ulteriore limata nel secondo semestre dell’anno, principalmente a causa del forte deterioramento del prezzo-mix del Cognac nel mercato asiatico. Il management continua a parlare di “destocking” (cioè di minori vendite ai distributori cui non corrisponde un calo delle vendite al dettaglio). In realtà la verità del secondo semestre è nei numeri: i volumi sono accelerati a +3% contro un +1.5% nel primo semestre, mentre la crescita organica che era -1% nei primi 6 mesi è terminata a -3%, implicando dunque un netto peggioramento della componente prezzo-mix. Giusto per intenderci, le vendite sono scese del 5% nel 2014, l’utile operativo della divisione del 16%, principalmente a causa del Cognac e degli spirits (-25%).

Per sua fortuna, il colosso francese (giusto per darvi un’idea genera circa 5.7 miliardi di euro di profitti prima delle imposte e degli interessi, una cifra quasi difficile da pensare…) non viene “influenzato” dalle tendenze di breve termine. La strategia di “creazione di valore” continua, e si vede dalla crescita dei prodotti in fase di invecchiamento (4 miliardi di euro, quindi di nuovo al 100% delle vendite annuali dopo essere crollati all’84% nel 2011), dagli investimenti che continuano a eccedere il consumo di capitale. Il 2015 dovrebbe essere un anno di ripresa a leggere lo statement del management, dato che si menziona “la ripresa del Cognac in Cina e il focus sull’innovazione nel segmento vino e Champagne.

Analizziamo i dati insieme.

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