Champagne


LVMH divisione vino – risultati 2015

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LVMH ha chiuso i conti 2015 sorprendendo gli investitori, generalmente scettici rispetto alle possibilità di recupero delle vendite del gruppo in Estremo Oriente, soprattutto nel segmento di prodotti Louis Vuitton. Invece, i numeri sono stati buoni, tanto da spingere le azioni al rialzo di oltre il 5% sull’annuncio dei risultati. In questo contesto, la divisione bevande ha chiuso un anno record in termini di vendite, 4.6 miliardi di euro (di cui 2.2 nel segmento vini e Champagne) e quasi record in termini di profitti (1.36 miliardi a livello operativo). Se per i vini e gli Champagne è stato un buon anno dopo una parziale correzione nel 2014, e quindi i risultati sono stati i migliori di sempre, nel caso del Cognac e degli spirits il recupero è stato parziale: il 2013 è ancora l’anno migliore. La politica di investimento continua immutata: LVMH può contare su 4.2 miliardi di euro di liquidi in fase di invecchiamento (quindi circa il 92% delle vendite annue) e gli investimenti stanno accelerando (233 milioni nel 2015, il 5% del fatturato, uno dei livelli più alti di sempre). Nel 2017 è prevista l’apertura di una nuova cantina per Moet & Chandon, mentre nel 2016 si intensificheranno gli sforzi per promuovere i marchi del gruppo, con un occhio sempre più attento alla “strategia digitale”. Andiamo a leggere i numeri.

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Laurent Perrier – risultati primo semestre 2015

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A proposito, buon 2016, visto che siamo agli sgoccioli, per chi legge “in diretta”. Vi auguro di brindare con un Laurent Perrier, di cui questa sera commentiamo i risultati del primo semestre (che per loro chiude a settembre). Avendo letto delle disgrazie dei concorrenti (Lanson e Vranken Pommery), questi numeri sembrano proprio belli, sia per quanto riguarda il fatturato, che per i margini e per la generazione di cassa. Le vendite crescono dell’8%, i margini sono stabili prima degli ammortamenti, il prodotto è stabile in Francia e recupera molto bene in Europa, la strategia di “premiumisation” da’ insomma i suoi furtti (il 40% delle vendite del brand Laurent Perrier è “alto di gamma” contro il 37% dei primi 6 mesi del 2014). Andiamo a leggere i numeri insieme.

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Vranken Pommery – risultati primo semestre 2015

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Dopo aver visto i numeri semestrali terribili di Lanson, i risultati semestrali di Vranken sarebbero facilmente comprensibili dicendo “sono andati male anche loro”. E invece no, a quanto pare, perlomeno a livello di fatturato. Vranken, come abbiamo visto nel post sui dati annuali, ha un buon motivo a giustificazione del calo delle vendite, che è l’apporto di Listel, attiva nei vini fermi, a una JV ora consolidata sotto la linea dell’utile operativo al 50%. Ma non solo, circa 10 milioni di fatturato sono stati spostati dal primo al secondo semestre per via delle tempistiche di consegna. Quindi, il fatturato che a prima vista cala del 24%, sarebbe sceso soltanto dell’8%. Se poi ci ributtiamo dentro questi 10 milioni “spostati” arriviamo a una leggera crescita (2-3%). Detto questo, l’utile operativo comunque scende in maniera fragorosa, con o senza la JV sui vini fermi e ciò ha avuto un certo impatto sulle quotazioni di borsa, sempre superiori a inizio anno ma di certo ben sotto i massimi. Andiamo a leggere insieme qualche dato.

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Lanson BCC – risultati primo semestre 2015

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Sarà pure il periodo meno importante dell’anno, ma lo era anche l’anno scorso. Questo bisognerebbe rispondere alle conclusioni di Lanson (ma anche di Vranken Pommery) circa l’andamento dei primi 6 mesi 2015 del loro business. I numeri sono incredibilmente cattivi: vendite in calo pesante, utili dimezzati oppure addirittura scomparsi. Andamento negativo in tutti i principali mercati. Debito in aumento (anche per colpa dell’annuale pagamento dei dividendi). Di conseguenza, reazione molto negativa degli azionisti: il prezzo delle azioni è passato dai 35-36 euro intorno a cui veleggiava quest’estate, agli attuali 30 euro, quindi giù del 20%. Il saldo da inizio è anch’esso negativo: -6%. Come dicevo sopra, il commento è piuttosto curioso: siccome nel primo semestre si fa soltanto un terzo delle vendite ma ci sono il 50% dei costi, i risultati non possono essere estrapolati su tutto l’anno. Detto questo di previsioni non ne fanno. La previsione ve la faccio io: se anche dovessero fare un secondo semestre allineato a quello dello scorso anno, il margine operativo lordo scenderebbe del 15%. Ecco sarà soltanto il primo semestre ma si sono già mangiati il 15% degli utili dello scorso anno…

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LVMH – risultati primo semestre 2015

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I conti semestrali di LVMH sono stati recepiti favorevolmente dagli investitori borsistici, grazie a una ripresa del tasso di crescita delle vendite giunto inatteso. Nel caso della divisione vini, sulla quale oggi noi ci focalizziamo, il discorso è un po’ diverso da quello dell’area beni di lusso/pelletteria. Infatti, la divisione ha accelerato la crescita (+3.5% per i volumi e +2% prima dei cambi e, importante, +13% dai cambi!), ma non come nel caso della pelletteria. Nel caso del Cognac e degli spirits, si tratta di un ritorno sui livelli di fatturato storici, dopo il calo degli anni passati, in quello del vino e dello Champagne si tratta in effetti di un massimo storico per il primo semestre, anche se arriva con dei margini non comparabili con quelli del passato.

La strategia del gruppo è globale sia dal punto di vista del prodotto che dei mercati. Sul prodotto, LVMH ha appena lanciato uno Champagne “Veuve Cliquot Rich”, fatto apposta per essere mixato nei cocktail (puristi non svenite per piacere) e si sta espandendo con un business locale in Cina e India di produzione di vino da vigne locali. Le attese per il secondo semestre sono positive. Se la Cina continuerà ad essere un problema per il Cognac Hennessy, il prodotto (che è già cresciuto del 6% in volume nel semestre) continua a espandersi all’estero, con la debolezza dell’euro a fare da volano. Andiamo a leggere i numeri insieme.

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