Champagne


Laurent Perrier – risultati e analisi di bilancio 2016

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Laurent Perrier ha subito come i suoi concorrenti il forte rallentamento del mercato inglese, legato alla Brexit e alla corrispondente svalutazione della sterlina. Chi legge il blog sa che dei tre piccoli produttori (Lanson BCC, Vranken Pommery sono gli altri due), Laurent Perrier è quello con i risultati normalmente migliori, sia dal punto di vista commerciale che dei margini. Così è stato anche nel 2016 (che per LP significa 12 mesi a marzo 2017), anno in cui l’azienda ha perso il 6% in termini di vendite (di cui il 2% a causa dei cambi) ma ha mantenuto i margini quasi stabili. Risultato finale: un utile operativo in calo dell’8% contro il meno 10-15% dei due concorrenti. Nel frattempo i programmi di sviluppo e di investimento dell’azienda non si fermano, nonostante il 2017 non porta buone notizie, a causa del taglio dei volumi produttivi legati alla gelata primaverile. Passiamo all’analisi dei dati. Continua a leggere »

Francia – esportazioni di vino – primo semestre 2017

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Le esportazioni di vino francese sono ripartite prepotentemente nel corso del primo semestre 2017. Secondo i dati rilasciati dall’ufficio statistico Disar, la Francia ha esportato vino per quasi 4.1 miliardi di euro, +11% sulla prima metà del 2016 che era stata stabile. A trainare l’export francese un ritrovato vigore delle esportazioni di Bordeaux dopo tre anni molto difficili e un inizio d’anno inaspettatamente forte per lo Champagne, in crescita del 12%. Come abbiamo già avuto modo di dire in passato, il resto del vino francese segue molto da vicino la tendenza dell’Italia (+5.4% nei primi 5 mesi dell’anno, lunedì pubblicheremo i primi 6 mesi) con una crescita del 7%. Di nuovo, come già successo negli ultimi tre anni, tutto il contributo alla crescita viene dal prezzo/mix. Tra i principali mercati tracciati da Disar, gli USA (+22%) sono stati il driver principale, avendo rappresentato circa un terzo della crescita.

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Vranken Pommery – risultati 2016

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I risultati di Vranken Pommery sono abbastanza sovrapponibili a quelli di Lanson: vendite stabili o quasi e deciso peggioramento dei margini di profitto, soprattutto nella seconda parte dell’anno, chiaramente determinata dal rallentamento nel Regno Unito. Il 2016 di Vranken ha qualche luce e ombra aggiuntiva: da un lato una ripresa fiscale positiva a “aggiustato” la situazione a livello di utile netto, dall’altro lato il rimbalzo del capitale circolante ha determinato una ulteriore crescita del debito, che ora supera quota 650 milioni di euro, ossia uno stratosferico e sinora sconosciuto rapporto di 19 volte il MOL. In questo contesto, l’azienda continua a distribuire con orgoglio un dividendo di 7 milioni (9 milioni nel 2015), che supera di gran lunga la generazione di cassa dell’attività. D’altronde, un’azienda che impiegherebbe 19 anni a ripagare il debito pur dedicandoci tutta la generazione di cassa non è certo con il taglio dei dividendi che risolve la situazione… passiamo ai numeri…

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Lanson BCC – risultati 2016

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I dati che analizziamo oggi sono la diretta conseguenza delle considerazioni che facevamo sulle vendite di Champagne e sull’impatto del calo del mercato inglese (in volume ma anche in valore visto l’andamento della sterlina) nel secondo semestre 2016. Proprio i cambi sono stati una delle maggiori determinanti del calo di vendite accusato da Lanson nel 2016 (-3%), anche se bisogna ammettere che i dati non sono buoni anche riaggiustati per questo fattore. Il mercato francese è in calo strutturale da anni, i margini sono sempre più bassi e il debito resta molto elevato (anche se quasi completamente coperto dal valore del magazzino). Ancora peggiori sono i numeri del secondo semestre, quando le vendite sono crollate del 7% e gli utili del 40% circa. Come da copione non c’è un’indicazione sul 2017 ma la solita generica considerazione che si lavora per il lungo termine, anche perché il breve termine è meglio non guardarlo. Passiamo ai numeri.

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LVMH – risultati primo semestre 2017

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I risultati semestrali della divisione vino e spiriti di LVMH offrono un quadro decisamente differente da quello che commenteremo sulle altre (piccole) aziende francesi dedicate alla produzione di Champagne. LVMH continua a macinare record di vendite grazie alla sua presenza globale nella distribuzione, anche in mercati lontani come la Cina o difficili da coprire come gli USA, supportata da dati fortissimi sul Cognac e molto buoni sullo Champagne. I primi 6 mesi dell’anno mostrano un incremento delle vendite del 10% a livello organico (8% volumi e 2% prezzo/mix) e del 12% includendo una leggera variazione positiva dei cambi, mentre l’utile operativo semestrale cresce del 20%. Risultati fantastici, piani di lungo termine molto interessanti: appare in bilancio per la prima volta una menzione al vino di alta gamma prodotto in Cina, Ao Yun (Nuvola Sacra), piuttosto che la piattaforma di ecommerce Clos19 (andate a vedere la presentazione “lussuosa”) o la nuova Tequila Volcán de Mi Tierra. Qualche preoccupazione viene espressa sul cattivo andamento dell’annata agricola 2017 che potrebbe tagliare le ali alla forte crescita dei volumi nel prossimo futuro. Passiamo a qualche dato.

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