Champagne


LVMH – risultati primo semestre 2016

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I dati del primo semestre 2016 di LVMH hanno visto la ripresa delle vendite di cognac, che ha messo a segno un prodigioso incremento di volume (+14%), trascinando al rialzo le vendite della divisione vino e spirits, detenuta come sapete al 60% in partnership con il gigante Diageo (40%). Per quanto riguarda i principali mercati, gli amministratori hanno chiaramente fatto riferimento agli USA, che sono passati dal 31% al 33% delle vendite della divisione e alla ripresa della Cina, che vi ricordate essere stata la causa dello scivolone delle vendite di cognac negli ultimi 2 anni. La strategia non cambia: investimenti in capacità produttiva, innovazione di prodotto per cercare nuove occasioni di consumo dei prodotti. La prospettiva di breve termine è molto positiva. Non ci sono parole di prudenza: la scaletta di introduzione di nuovi prodotti è piena… passiamo al commento dei numeri.

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Laurent Perrier – risultati 2015

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Laurent Perrier è chiaramente la più performante tra le grandi aziende della Champagne. I risultati di oggi sono frutto di una strategia di lungo termine che qualche anno fa comportò sacrifici molto importanti, ma i risultati oggi si vedono con i dati di bilancio 2015 (chiusura Marzo 2016), in netta controtendenza rispetto a Vranken Pommery e a Lanson. Nel 2015, le vendite sono cresciute del 6% con un apporto bilanciato di volumi e prezzi, nonostante una pesante correzione sul mercato francese, mentre i margini hanno segnato un ulteriore lieve progresso. In questo contesto l’azienda è riuscita a finanziare l’ambizioso piano di investimenti (che durerà fino al 2019) e nello stesso tempo a ridurre leggermente il debito. Le prospettive del gruppo restano di difficile lettura per la volatilità dei mercati e dello scenario macroeconomico. La svalutazione della sterlina delle recenti settimana certamente rappresenta un problema per le aziende della Champagne, che come sapete rappresenta la prima destinazione internazionale del prodotto, con 34 milioni di bottiglie nel 2015 sulle 312 esportate in totale. Andiamo a commentare qualche numero insieme.

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Lanson BCC – risultati 2015

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Dopo aver commentato dati molto negativi di Vranken Pommery, i risultati di Lanson BCC non sono più una sorpresa. Il 2015 è stato un anno difficile, con un forte calo dei risultati soprattutto nel primo semestre e un finale d’anno colpito dal rallentamento del mercato francese, che vi ricordo rappresenta il 60% delle vendite di Lanson. Con vendite in calo del 3%, l’utile operativo scende del 18% e l’utile netto cala del 23%. Il tono del comunicato di Lanson non è però negativo. Si lamenta la forte competizione sul mercato francese (ma non gli attentati) e si mette in luce che una delle ragioni dei risultati negativi è anche il processo di riorganizzazione della rete internazionale di distribuzione e gli investimenti nelle differenti filiali produttive in Francia.In effetti, il fatturato del primo trimestre 2016, +5%, lascerebbe intendere che i numeri possano migliorare quest’anno, anche se nei primi 3 mesi dell’anno viene realizzato soltanto il 15% del fatturato annuale. Analizziamo insieme i dati.

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Vranken Pommery – risultati 2015

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Per capire bene i conti di Vranken Pommery il riferimento a cosa è successo allo Champagne nel 2015 è importante. Abbiamo pubblicato questo rapporto qualche giorno fa: il mercato francese è andato molto male, soprattutto nella parte finale dell’anno, quando ricorderete ci furono i terribili attentati a Parigi. Quindi, a fronte di un mercato che a valore ha raggiundo 4.8 miliardi di euro, +5%, sono le esportazioni a determinare praticamente tutta la crescita (+12%). Tornando a Vranken Pommery quindi possiamo ben immaginarci un anno difficile. Oltre al problema Champagne-Francia, VP ha anche provveduto a “deconsolidare” parte dell’attività dei vin de sable, che ha determinato un impatto negativo del 6% sul fatturato. Mettendo dentro tutto, il 2015 è da dimenticare: le vendite calano dell’8%, l’utile operativo dell’11%, il debito sale nella stessa misura del magazzino. Tutto questo richiede un cambio di strategia, che è stato appena annunciato: focalizzazione sui margini di profitto e riduzione del livello delle scorte, che sono particolarmente rilevanti (oltre 2 anni di vendite) per ridurre il livello del debito che ha ormai raggiunto la soglia record di 16 volte il margine operativo lordo. Passiamo ai numeri.

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Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2015

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La forza delle esportazioni ha consentito allo Champagne di chiudere un buon 2015, con un progresso sia dal punto di vista dei volumi (312 milioni di bottiglie, +2%) che del valore (4.74 miliardi di euro, +5%). Ancora una volta la Francia non ha aiutato, chiudendo stabile, e lo stesso vale per quasi tutti gli altri mercati europei salvo, udite udite, l’Italia e la Spagna. Proprio nel nostro paese si è verificato un incremento del 10% delle spedizioni, dopo il progresso già registrato nel 2014. Con 6.4 milioni di bottiglie siamo sempre lontani dalle oltre 9 milioni di bottiglie importate prima della crisi 2009, ma qualche progresso si vede. A sostenere il famoso vino spumante francese sono i extra Euro. Il Regno Unito, gli USA, il Giappone e l’Australia. In questo contesto sono chiaramente gli esportatori “forti” a guadagnarci, quindi di nuovo le maisons, a spese dei vigneron e delle cooperative: la loro quota di mercato ha ormai raggiunto il 72% del totale. Come vedremo tra qualche giorno, non in tutti i casi l’andamento positivo delle vendite si traduce in migliori margini, perlomeno per alcuni operatori come Vranken Pommery e Lanson, molto esposti ai mercati meno performanti, rispetto a una  grande casa come LVMH. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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