Champagne


LVMH divisione vino – risultati 2013

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Nel secondo semestre 2013, la divisione vino e spirits di LVMH ha favorevolmente stupito gli investitori, che venivano da una “scorpacciata” di profit warning e delusioni da parte di famosissimi concorrenti (Diageo, Remy Cointreau) sulla scorta delle preoccupazioni per l’andamento delle vendite in Cina. Se guardate questi numeri con l’occhio a “secondo semestre” invece che all’anno vi accorgerete che un indebolimento del ritmo di crescita c’è stato. La crescita organica nell’ultimo trimestre è stata del 4% contro il 6% dell’anno e i cambi hanno messo pressione alle vendite che non sono più cresciute. La divisione Champagne e Vini per tutto il 2013 ha visto scendere i ricavi, mentre gli utili sono continuati a salire grazie ai margini di profitto che finalmente hanno smesso di scendere. L’onnivora LVMH (ricordo l’acquisizione di Loro Piana a luglio 2013) non sembra preoccupata dell’andamento della divisione nel 2014, come invece lo sono i suoi concorrenti (causa: vendite di Cognac in Cina). Nella divisione vino e Champagne l’azienda ha dichiarato di volersi concentrare su investimenti per far crescere la capacità produttiva. Vedremo se riuscirà a confermare i dati.

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Laurent Perrier – risultati 2012

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Laurent Perrier ha chiuso il 2012 con risultati economici piuttosto simili a quelli delle altre due case di Champagne, nonostante il suo anno fiscale finisca tre mesi più tardi e nonostante il fatturato sia cresciuto leggermente rispetto all’anno scorso (mentre per gli altri è sceso). La strategia di focalizzazione sui prodotti premium continua, con circa il 37-38% del marchio Laurent Perrier nella fascia alta di prezzo, e continua anche il focus su rafforzamento patrimoniali, con parecchi indicatori in miglioramento: il debito cala e la copertura magazzino su debito migliora. La strategia della società di muovere verso i “premium” Champagne resta invariata. E’ costata tantissimo nella crisi del 2009, quando per non far calare i prezzi le vendite (e gli utili) sono letteralmente scomparse, sta premiando oggi, anche se come dicevamo gli utili sono stati in calo rispetto al 2011. Andiamo a vederli insieme.

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LVMH – risultati primo semestre 2013

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Sebbene questo post sia “affondato” nella calda estate dell’8 agosto, la sua rilevanza per il mondo del vino potrebbe essere quella di un post della domenica sera di un qualsiasi Marzo, quando l’audience è al massimo. Parliamo oggi dei risultati del primo semestre di LVMH, il colosso mondiale del lusso, che ha appena comperato Cova e Loro Piana e che detiene alcuni dei più importanti marchi del vino e dei brown spirits del mondo. Ebbene, nel quadro di un semestre difficile per tutto il gruppo, nel segmento wine and spirits LVMH ha sofferto un chiaro rallentamento delle vendite, soprattutto di vino, e un deterioramento dei margini nell’area che interessa a noi, quella del vino. Infatti nel primo semestre, con volumi di Champagne stabili e nonostante un +5% nelle vendite a volumi degli altri vini, il fatturato scende dell’1% (da cui si deduce un price mix in deterioramento del 3.4%) e il margine operativo si contrae per la prima volta dalla crisi del 2009 a questa parte. Le vendite in Asia non crescono più velocemente che nel resto del mondo e in Francia prendono a scendere. Che sia un segnale di inversione di rotta per l’altissimo di gamma del vino che LVMH rappresenta così bene? Chissà, per ora limitiamoci a commentare brevemente i dati.

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Vranken Pommery – risultati e analisi di bilancio 2012

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Come già visto per Lanson BCC, anche Vranken Pommery non ha avuto una buona annata nel 2012. Le vendite sono calate del 4%, magazzino e debito sono cresciuti e gli azionisti sono rimasti quasi a bocca asciutta, con un utile sceso del 24%, il terzo caso consecutivo e molto pesante. In altre parole, l’azienda fa circa un terzo dell’utile prima della crisi con un fatturato del 10% superiore. Manca ancora all’appello Laurent Perrier, ma possiamo già dire che il leader LVMH ha allargato il divario contro i produttori medi nel 2012. Nel caso di Vranken poi dobbiamo anche riportare un aumento di capitale di 42 milioni per finanziare una piccola acquisizione (Champagne Bissinger), l’apertura delle proprie filiali in diversi paesi e l’integrazione a monte nella produzione di uve in alcuni segmenti critici. Insomma, l’azienda si sta strutturando, formalmente con l’obiettivo di generare sinergie e migliorare i margini: vedremo nel futuro se vengono i risultati. Il piano prevede una riduzione dei volumi di vendita a favore della qualità, un taglio del magazzino di oltre il 10% e un taglio di 60 milioni di euro dell’indebitamento. Per ora commentiamo i numeri bruttarelli del 2012…

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Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2012

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Dopo la crisi del 2009, il 2012 è stato il peggior anno della storia recente dello Champagne. Le consegne sono scese del 4% a 309 milioni di bottiglie. La “responsabilità” del calo è da ricercare essenzialmente nella debolezza del mercato francese, cui si accompagna una riduzione dei volumi nei mercati anglosassoni, che avevano però sostenuto in modo eccezionale il volume di vendita negli ultimi 2 anni. Non parlerei dell’Italia, dove lo Champagne ha subito un brutto colpo nel 2012, mentre citerei il buon andamento in Giappone e l’ancora scarsa presa del prodotto (rispetto alla sua rilevanza mondiale) in Cina (il che non è male visto le recenti minacce di incremento della tassazione).

La crisetta del 2012 ha però un’impronta diversa e non piacevole rispetto a quella del 2008/09: questa volta a farne le spese sono i “vigneron” cioè i produttori per la parte che vendono direttamente. Ciò è senz’altro dovuto all’impronta europea e domestica di questo calo di volumi, a differenza della crisi 2009 quando era stato il “global trade” a istigare la crisi. Ne consegue un quadro dove si stanno rafforzando le grandi maison (per quanto anche loro in calo) e le cooperative. Passiamo ai numeri.

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