Mercati e consumo


Cava – produzione e vendite, aggiornamento 2019

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Il bilancio 2019 dello spumante Cava è leggermente positivo, con un livello di esportazioni stabile e un apparente recupero del mercato spagnolo. Lo chiamo apparente perchè il consorzio Cava considera il mercato spagnolo come la differenza tra quanto viene prodotto e quanto viene esportato, e dunque non è assolutamente detto che il Cava “spagnolo” se lo siano bevuto o sia stato effettivamente spedito agli spagnoli come lo è quello esportato. Detto questo il +2% registrato nel 2019 per circa 250 milioni di bottiglie si compone di un incremento del 6% in Spagna e di un livello di esportazioni stabile. Dal punto di vista dei mercati di sbocco si sta verificando una vera e propria rivoluzione: tutti i mercati storici stanno calando, con una compensazione fatta di andamenti eccezionalmente positivi in alcuni specifici mercati come il Giappone, la Svezia, la Russia e alcuni paesi dell’Est Europa. Un film già visto per noi italiani con l’Asti, che non si è rivelato sostenibile. Passiamo all’analisi dei dati.

 

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Il valore della produzione di vino nel mondo – stima INDV 2019

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Dopo il picco toccato nel 2018, la stima del valore del mercato mondiale del vino che ogni anno compliamo è calata dell’8% nel 2019. È il frutto della vendemmia più scarsa (-11%) dopo il vero e proprio boom del 2018, mentre il prezzo medio di esportazione non si è mosso in modo significativo rimanendo poco superiore a 3 euro al litro. Oltre a definire meglio le gerarchie mondiali del settore, e quindi a mettere la Francia nella sua corretta posizione di leadership assoluta e far emergere come numero tre del settore gli USA e non la Spagna come comunemente considerato, questa analisi sottolinea un altro aspetto che ritengo molto importante: il mercato del vino sta crescendo molto più in valore che in volume. A dire il vero, in volume non cresce quasi più visto che le superfici vitate sono stabili e soltanto il miglioramento delle pratiche colturali può portare dei benefici. Se guardate i numeri del 2019, il valore stimato di 81 miliardi di euro è il 17% superiore alla media degli ultimi 10 anni, il che definisce un mercato in crescita. Il volume prodotto è in realtà leggermente inferiore alla media degli ultimi 10 anni. Per una migliore lettura del grafico vi ricordo che per ridurre la volatilità dei dati di produzione il calcolo del prezzo medio di esportazione viene fatto sulla media degli ultimi 3 anni, mentre il dato relativo al volume prodotto è quello puntuale dell’anno (per semplicità il dato ricavato per l’Italia di 14.5 miliardi di euro deriva dalla moltiplicazione di 49.2 milioni di ettolitri moltiplicato 295 euro per ettolitro, ossia la media tra 277, 313 e 295 euro, il prezzo di export 2017-18-19), Bene, passiamo a qualche dettaglio.

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l consumo di vino in Italia – dati 2019 per regione e classi di età

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I giovani si riaffacciano al vino. Sembra essere questo il messaggio, anche per il 2019, del rapporto ISTAT sul consumo di vino in Italia. Nel 2019 la porzione dei 18-19enni che ha almeno una volta bevuto vino è cresciuta al suo massimo storico, il 37% della coorte, mentre è scesa la penetrazione dei 16-17enni, dal 19% al 17% (ma su una serie storica molto più volatile). Siamo sul massimo storico anche per i 20-24enni (49%) mentre tengono le posizioni del 2018 tutte le altre categorie. Il post contiene anche il “taglio” regionale dei dati, dove si rileva il forte progresso della penetrazione di consumo nelle isole (Sicilia e Sardegna) e dati molto positivi anche per Piemonte e Lombardia, tra le regioni importanti. La regione italiana dove ci sono più bevitori in rapporto alla popolazione? L’Emilia-Romagna, con il 61%, mentre resta in fondo alla lista (pur migliorando) la Sicilia con il 45%. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Il consumo di vino e bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2019

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I dati ISTAT sulla penetrazione del consumo di vino relativi al 2019 sono molto simili a quelli dello scorso anno: il 54% degli italiani beve vino almeno sporadicamente, contro il 50% che beve birra e il 46% che beve altri alcolici. Incrociando le tre categorie, abbiamo una penetrazione del consumo di alcolici del 67%. Nel segmento vino le tendenze sono quelle degli ultimi anni: calo dei consumatori abituali (anche moderati) a vantaggio del consumo sporadico, stabilità del consumo tra i maschi (dove i consumatori pesanti sono sempre meno presenti) a vantaggio delle signore. Come vedremo anche nel prossimo post, sono tendenze che accomunano tutte le fasce di età e tutte le aree del paese. Per vostro riferimento per passare dalle percentuali ai valori assoluti, dovete considerare 26.35 milioni di maschi, 28.05 milioni di femmine e dunque 54.4 milioni di italiani. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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I canali di vendita del vino e tipologia di etichette – indagine Mediobanca 2019

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Due sono le importanti avvertenze che vanno fatte nella lettura di questi dati, peraltro sempre interessanti: il primo, che si tratta di una indagine che non copre tutto il campione Mediobanca (215 aziende nel 2020) ma bensì soltanto di una parte che rappresenta il 61% del campione. Quindi siccome il campione è il 78% del settore, l’indagine riguarda il 50% circa del totale. La seconda avvertenza è che confrontare i dati nel tempo può essere in parte fuorviante, perchè il campione cambia nel tempo e, soprattutto nel 2020 è cambiato: Mediobanca Research ha abbassato la soglia da 25 a 20 milioni di euro di fatturato. Questo significa, in parole povere, che si sono prese una serie di aziende nella fascia 20-25 milioni (circa 45) che ovviamente “sballano” il confronto tra il 2018 e il 2019.

Fatte queste premesse, le due indagini sui canali di vendita e sulle etichette ci dicono che non aumenta la quota delle vendite dirette (un trend tanto atteso nel settore in Italia vedendo i dati americani, per esempio), non si sta riducendo la quota di mercato dei grossisti/intermediari e che le vendite via internet sono solo lo 0.7% del totale. Sulle etichette ci dice quanto già immaginiamo: continua a crescere la quota delle DOC/DOCG a spese dei vini IGT e, in minor misura, dei vini comuni.

Nel rinnovare le avvertenze nella lettura dei dati soprattutto “nel tempo”, passiamo a commentarne qualcuno insieme nel resto del post.

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