Italia


Esportazioni di vino italiano – aggiornamento settembre 2015

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Le esportazioni di vino in Settembre non hanno segnato progressi rispetto allo scorso anno, causa il rallentamento della crescita degli spumanti DOC, che non ha più che compensato il calo dell’Asti e dei vini sfusi. In realtà, come potete vedere dai grafici del post, il rallentamento delle esportazioni ha caratterizzato anche il resto dell’export italiano, a fronte di un rallentamento globale dei flussi di commercio internazionale. Un calcolo molto spannometrico ci indica che la crescita media dei primi 9 mesi del vino italiano è intorno al 5.5%, rispetto a un incremento del 4.2% delle esportazioni totali dell’Italia. Dentro tale contesto va peraltro notato che nel settembre 2014 le esportazioni furono particolarmente positive (+5%) e che i prossimi due mesi 2015 avranno una base di comparazione molto più favorevole (0% ottobre 2014 e -1% novembre 2014), tale probabilmente da consentire un andamento più positivo di quello visto a settembre. Ma questo lo commenteremo nella seconda metà di gennaio. Andiamo sui numeri.

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Cavit – risultati 2014/15

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Cavit ha chiuso il 2015 (a maggio) con un leggero incremento delle vendite, essenzialmente legato alla crescita all’estero e del segmento degli spumanti. Dal 2015 la cooperativa deve redigere il bilancio consolidato a seguito dell’acquisizione di Kessler Sekt, l’azienda spumantistica tedesca acquistata nel giugno 2013 che dovrebbe integrarsi perfettamente con Cavit, potendo usufruire della sua produzione di vini atti a diventare spumante. L’impatto non è stato dirompente (circa 5/6 milioni di vendite su un totale pre-acquisizione di 159 milioni, quindi +3/4%, diventati 6.6 milioni nel 2014/15), ma nel post troverete un doppio 2013/14, il primo solo Cavit e il primo con Kessler Sekt consolidata (a dire il vero solo per 11 mesi ma l’impatto dovrebbe essere marginale). Nell’ambito dell’attività della cooperativa, va segnalato l’importante incremento (+16%) della remunerazione dei soci, reso possibile dall’ulteriore miglioramento della struttura finanziaria. Le prospettive per il 2015/16 sembrano migliorare: nel primo trimestre (maggio-agosto) l’evoluzione del fatturato è in accelerazione (+6.6%), con l’Italia a +2.2% e l’estero a +8%. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Gambero Rosso – risultati 2014 e introduzione in Borsa

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Il Gambero Rosso ce l’ha fatta il 23 Novembre a debuttare in borsa. L’operazione di aumento di capitale ha consentito al gruppo di raccogliere 7 milioni di euro (un po’ meno di quanto inizialmente previsto, cioè circa 9 milioni di euro) a un prezzo di 1.6 euro per azione (quindi con una valutazione di 16 milioni di euro del capitale azionario pre-aumento, rispetto all’obiettivo iniziale di 20-24 milioni di euro). Il primo giorno di quotazione ha visto le azioni calare dell’11% a 1.42 euro per azione, con un ulteriore leggero calo a 1.40 durante la settimana.

Ma come sono i numeri del Gambero? Dall’analisi che segue nel post direi che si possono trarre le seguenti conclusioni: 1) nonostante l’incremento mostrato nel 2013-14, l’azienda non ha registrato una crescita significativa negli ultimi anni. Fatturava 13.6 milioni di euro nel 2008, ne fattura 14.7 milioni nel 2014, nonostante tutto il tambureggiamento sul cibo e sul vino italiano; 2) GR è impegnata su diversi fronti, ma la parte editoriale e quella di formazione non hanno margini significati. I soldi si fanno con gli eventi e con la TV/Web (contratto SKY scade 31/12/2017); 3) il debito è raddoppiato tra il 2008/2009 e il 2015. Non abbiamo visibilità su quello che è successo “in mezzo” ma nel 2013 e nel 2014 non sono stati prelevati dividendi (al contrario, è stato apportato capitale azionario), il che significherebbe che non è stata generata cassa. Di certo, la quotazione ha consentito al Gambero Rosso di raddrizzare il bilancio, con l’obiettivo di un ambizioso piano di investimenti, e alle banche finanziatrici di vedere i loro crediti verso l’azienda non più come un potenziale problema. Adesso però bisogna marciare spediti, per non lasciare ai nuovi azionisti un brutto ricordo…

Andiamo nel dettaglio

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento agosto 2015

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EXPORT AGOSTO 2015 1Agosto e’ sempre un mese interlocutorio per le esportazioni di vino. La maggior parte degli operatori va in vacanza e ci si prepara alla stagione invernale, critica per tutti ma per gli spumanti ancora di piu’. I dati di Agosto sono incoraggianti: le esportazioni di vino hanno mantenuto un buon passo (+8%), anche se le percentuali sono piu’ volatili nei mesi scarichi e va ricordato che nel 2014 il dato era stato negativo per circa il 5% (forse anche in relazione agli andamenti climatici particolarmente avversi in Europa). Comunque, in un contesto positivo restano le difficolta’ dell’Asti spumante (-42% in Agosto), mentre la corsa del Prosecco, anima degli spumanti DOP, continua (+31%). I vini sfusi continuano a perdere terreno e sono per la prima volta sotto il 7% delle esportazioni totali italiane. Un buon traguardo. Andiamo a leggere i numeri insieme.

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I consumi di vino pro-capite nel mondo – aggiornamento 2012 OIV

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La pubblicazione generale di OIV relativa ai dati 2012 latita, tanto che è stata presentata una breve nota in cui vengono delineati i principali dati 2012. Come sapete OIV mantiene un approccio molto cauto, “chiudendo” i dati soltanto dopo due o tre anni. Oggi guardiamo ai consumi di vino pro capite con un duplice approccio: mettiamo sul blog i dati ufficiali 2012 e “allunghiamo” le stime delle nazioni dove abbiamo una evidenza dei consumi totali al 2014, semplicemente tracciando l’andamento dei consumi totali su quelli pro- capite, con una piccola correzione per tenere conto della crescita della popolazione. Che quadro ne deriva? 1) i consumi di vino pro capite sono statici nella maggior parte dei mercati mondiali. I mercati in crescita strutturale sono ormai delle eccezioni. La più evidente sono gli Stati Uniti (per nostra fortuna); 2) ci sono mercati che invece immaginavamo in crescita strutturale, ma invece forse non lo sono: Regno Unito, Cina, Russia per un motivo o per l’altro non sembrano crescere più; 3) il mondo sta convergendo. Dai grafici e dal tabellone credo ci sia una calamita intorno a un livello di 20-25 litri pro capite, il che lascerebbe intendere che la strada del declino per alcuni mercati, come anche il nostro, sia lunga; 4) se i miei calcoli non mi hanno tradito, anche se OIV non lo riporta, la Svizzera dal 2012 ha superato l’Italia in termini di consumi pro-capite… Ma andiamo a leggere i dati.

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