Francia


Francia – produzione di vino 2015 e stima 2016

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Abbiamo avuto un’idea della produzione di vino in Francia da OIV a fine ottobre: nel 2016 è destinata a subire un brusco calo, di particolare importanza perché colpisce due delle tre regioni chiave del settore transalpino, la Champagne e la Borgogna. Si parla di cali del 33% e del 20% circa, nell’ambito di una produzione di vino, che potete vedere in tabella, attesa scendere del 12% (per poco più di 42 milioni di ettolitri). Ma oggi l’attenzione è rivolta piuttosto alla produzione di vino 2015, della quale Agreste ha reso noto i dettagli. L’annata 2015 è stata molto positiva in Francia, con una produzione di 47.8 milioni di ettolitri, il 2% sopra il già buono 2014 e il 4% sopra la media degli ultimi 5 anni. Come vedremo nel resto del post e dai grafici, tale positivo andamento è da ricondurre all’ottima annata per i vini AOC destinati alla distillazione, che hanno poi determinato anche l’andamento positivo dei vini bianchi rispetto ai rossi. Ma andiamo a leggere qualche dettaglio.

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Advini – risultati primo semestre 2016

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Il cattivo andamento delle vendite in Francia ha negativamente influenzato Advini nel primo semestre, tanto da vanificare i progressi fatti fuori confine. Pur con vendite stabili, gli utili sono migliorati (margine MOL dal 6% al 7%), grazie al miglioramento del mix di vendite, sia per canale (meno grande distribuzione francese e più export) che per modello di business (più vendite delle tenute di proprietà e meno di quelle esterne). Detto questo, l’obiettivo al 2020 è di 500 milioni di euro, cioè il doppio del 2015. Raddoppiare in 5 anni significa crescere del 15% all’anno e… se il buongiorno si vede dal mattino… siamo ben lontani anche soltanto dall’immaginare di arrivarci, a meno che non vengano realizzate acquisizioni. Advini continua anche su questo fronte, anche se per ora le operazioni sono di dimensione limitata e dirette soprattutto al rafforzamento della distribuzione digitale. Il titolo in borsa ha avuto un ottimo anno, +13% da gennaio (vale circa 130 milioni di euro, oltre a 112 milioni di debito, quindi un valore di impresa di circa 240 milioni), anche se dopo la comunicazione di questi numeri gli investitori hanno liquidato alcune posizioni. Andiamo ad analizzare qualche dato insieme.

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I consumi di vino totali e pro-capite 2015 – aggiornamento OIV

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Come ben sapete i dati OIV mi danno sempre molto da pensare, essendo un mix di dati presi qua e là, talvolta poco rispondenti alle nostre evidenze. Detto questo, è ora di aggiornare i dati sui consumi di vino al 2015. Le novità rispetto ai trend visti negli ultimi anni non sono di poco conto: il trend di calo strutturale dei consumi in alcuni mercati sembra essersi arrestato nel 2015. Stiamo parlando di grandi paesi consumatori come l’Italia (ed effettivamente questo dato risponde abbastanza ad alcune evidenze ISTAT) o la Spagna, mentre proseguono nel loro progresso gli USA, ormai il principale mercato mondiale senza discussioni, con 31 milioni di ettolitri consumati nel 2015 sul totale di 240 milioni. In difficoltà il mercato francese, unico negativo tra i grandi consumatori. Questi 240 milioni, se confermati, potrebbero rappresentare un marginale incremento rispetto al 2014, che si era fermato secondo OIV a 239.1 milioni. Se consideriamo quindi i dati delle ultime due vendemmie, 2014 e 2015, di 270-275 milioni di ettolitri e che circa 30 milioni di ettolitri sono “bevuti” dagli usi industriali e non dall’uomo, siamo di fronte a un mercato in sostanziale equilibrio, dove sia il consumo che la produzione (vedi superficie vitata ormai bloccata a 7.5 milioni di ettari) sono fermi. Passiamo a commentare insieme qualche dato.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento primo semestre 2016

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Fonte: elaborazioni I numeri del vino su dati doganali e UN Comtrade

Ragioniamo oggi sul quadro delle esportazioni mondiali di vino nei primi 6 mesi del 2016, dopo aver analizzato i dati puntuali dei diversi paesi produttori. Il primo grafico vi fornisce una buona approssimazione: le esportazioni globalmente non sono cresciute, se sommiamo i dati dei primi 11 paesi produttori mondiali. Il valore esportato è stato di circa 11.4-11.5 miliardi di euro, stabile rispetto allo scorso anno (quando peraltro balzò del 10% a fronte del rafforzamento del dollaro americano), mentre i volumi esportati sono scesi del 2% a circa 45 milioni di ettolitri, dopo essersi attestati al picco storico nel semestre dello scorso anno. In questo contesto, l’andamento dell’Italia va visto in chiave positiva, anche se sappiamo bene che una volta esaurita la spinta dei vini spumanti, probabilmente il nostro export avrà qualche problema a stare al passo degli altri. Per intanto vale la pena di godersi il primato: una quota di mercato del 22.7% sul valore di questo campione di paesi, la più alta di sempre, una crescita che sfiora il 3%, la più alta tra questi paesi. Se Italia, Spagna ma anche Francia vanno bene, sono andate male le esportazioni di Australia, USA ma anche di tutti gli altri paesi. Un semestre strano, quindi, con il vecchio mondo alla riscossa… andiamo a leggere i dati insieme.

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Le esportazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2015

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Seppur con notevole ritardo rispetto al tempo degli accadimenti è interessante fare il punto della situazione sul mercato mondiale degli spumanti. Lo farò in due post, uno sulle esportazioni, oggi, e uno sulle importazioni più avanti. Il punto più importante che emerge dai dati raccolti grazie al database UN Comtrade è che l’andamento 2015 del commercio mondiale di spumanti è valutabile in modo contrastante a seconda di quale valuta di riferimento viene utilizzata. Noi europei “festeggiamo” un incremento dell’11% del valore delle esportazioni, circa 5.2 miliardi di euro, mentre il punto di vista dell’americano è che il commercio mondiale è sceso in valore del 7% a 5.8 miliardi di dollari. Naturalmente la verità come sempre sta nel mezzo, ma più dalla parte di noi europei, perché chiaramente gli esportatori di questi prodotti siamo noi italiani, francesi e spagnoli. Un “aiuto” può venire dai volumi esportati, anche se di più difficile calcolo nei numeri globali: i primi 5 esportatori hanno segnato un incremento del 7% dei volumi nel corso del 2015. Ecco forse questa è la dimensione più corretta da considerare. Da qualunque lato si guardino i dati, l’Italia vince, con un costante guadagno di quota di mercato che ci ha portato al 19% nel 2015, 5 punti percentuali in più di 5 anni fa, in un mercato comunque dominato dalla Francia che ancora rappresenta il 57% del valore esportato mondiale.

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