Italia


Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2014, MBRes

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Come abbiamo gia’ avuto modo di discutere diverse volte il tema del debito va affrontato non tanto in se quanto in rapporto a quanti soldi si fanno o a quanto patrimonio si possiede. Quindi, quando guardiamo alle prossime classifiche, se e’ vero che Antinori e’ l’azienda italiana con piu’ debito, e’ altrettanto vero che nelle successive tabelle che rapportano il debito al patrimonio e al valore aggiunto (la cosa piu’ vicina alla generazione di cassa che c’e’ nel rapporto e che non e’ tanto impattata dai principi contabili), la troviamo messa diversamente. Il commento generale su questi numeri e’ che la struttura finanziaria di queste cantine qui elencate e’ generalmente migliorata. Lavis manca (da molto debito dovrebbe essere passata allo stadio successivo, peggiore). Il debito totale riparametrato sale del 3-4% circa a 1.2 miliardi, quando abbiamo visto nelle scorse settimane che gli utili crescevano molto di piu’ (5-6% per il valore aggiunto, oltre il 10% per l’utile operativo). Ci sono oggi una quindicina di aziende che sono sotto il rapporto di 2x rispetto al valore aggiunto e 1x rispetto al patrimonio, dunque in condizione di perseguire il consolidamento in modo attivo. Due di queste, Masi e Giordano (ora IWB) sono quotate, e Masi con questa operazione ha anche praticamente azzerato il suo debito (qui ancora a 23 milioni). Sarebbe il momento di passare all’azione, cercando di creare aziende piu’ grandi e piu’ forti… ma andiamo a leggere i dati insieme.

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Vini rosati: produzione, consumo e commercio estero – aggiornamento 2014

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OIV ha pubblicato un rapporto sui vini rosati aggiornato al 2014, che ci consente di aggiornare le statistiche pubblicate un paio di anni fa in seguito al lavoro di Agrimere, che trovate in questo collegamento. I “rosati” una quota minoritaria della produzione mondiale di vino, circa il 9%, e il più delle volte è ricompreso tra i vini rossi. Sono una categoria che ha suscitato particolare interesse nei primi anni 2000, quando hanno avuto un grande sviluppo in alcuni mercati, soprattutto Francia e Regno Unito (non in Italia a dire il vero). Oggi sono prodotti e consumati in circa 23-24 milioni di ettolitri nel mondo, i maggiori produttori sono i francesi e gli spagnoli (31% e 24% della produzione 2014), seguiti dagli USA (14%) e dall’Italia (10%), mentre i maggiori consumatori mondiali sono di gran lunga i francesi che con 8 milioni di ettolitri di consumo (33% del totale mondiale) sono costretti a importarne anche un po’ dall’estero. Infine, vi presento un grafico interessante che mostra la penetrazione per fascia di età dove potete vedere che i vini rosati sono i vini dei giovani. La vera domanda è se questi giovani che bevono tanto rosato manterranno inalterate le loro abitudini di consumo avanzando con l’età… ma andiamo a leggere i numeri…

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Troppo caldo nei vigneti. Di Angelo Gaja

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Anche i viticoltori e produttori di vino guardano in modo diverso al clima che cambia.
E’ generale la percezione degli eccessi, delle temperature medie giornaliere più elevate, l’avvio precoce nel vigneto della fase vegetativa, l’accelerazione della maturazione, le vendemmie anticipate.
Quelli che guardano ai benefici fanno osservare che, rispetto al passato, le vendemmie di buona qualità sono più frequenti. Vini che si presentavano gracilini ed acidosi, appaiono oggi più strutturati ed armonici se non anche propensi ad esibire i muscoli. Mentre per altri il clima che cambia è foriero di preoccupazioni: la recrudescenza delle malattie parassitarie vecchie e nuove; la sofferenza dei vigneti a causa di periodi troppo a lungo siccitosi; i grappoli esposti alle scottature ed alla luce solare troppo intensa; le uve che arrivano in cantina troppo calde, con gradazioni zuccherine elevate, ancora coperte di antiparassitari che la siccità non ha concesso di dilavare; i bassi livelli di acidità del mosto; la gradazione alcolica dei vini che mostra nel tempo la progressione a salire.
Il cambiamento climatico agisce allo stesso modo sul vigneto indipendentemente dalla tecnica di conduzione: convenzionale, biologico, biodinamico. Un lungo articolo su LE MONDE del 7 novembre 2015 dedicato al “colpo di calore sui vigneti” evidenzia le forti preoccupazioni al riguardo, non soltanto per le sorti della viticoltura del Sud della Francia. Il polo universitario di Bordeaux ha avviato da un decennio progetti di ricerca scientifica volti ad individuare viti più idonee a fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico.
E’ urgente dare maggiore impulso alla ricerca anche in Italia: per migliorare l’adattamento dei portainnesti al mutamento del clima in atto e per cercare di mettere al riparo le viti storiche italiane da alcune delle malattie più insidiose. Per fare ciò occorre che il nostro paese autorizzi i ricercatori ad accedere alle nuove tecniche di incrocio, la cisgenesi ed il genome editing, attraverso le quali è possibile trasferire geni (di resistenza a determinate fitopatologie) da viti che ne sono in possesso a viti che sono carenti. Si metterebbe così ancora una volta a frutto il patrimonio unico di viti storiche italiane, attingendo alle diversità che le caratterizzano.
Però occorre agire, utilizzando sia fondi pubblici che privati. Lo stallo attuale non serve al mondo del vino italiano.

Angelo Gaja
novembre 2015

Veneto – produzione di vino 2014 – dati ISTAT

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La produzione di vino in Veneto nel 2014 è calata del 9% ma si è attestata su un livello allineato con la media degli ultimi 5 anni, cioè circa 8.2 milioni di ettolitri. E’ andata decisamene meglio che nel resto del paese, dove la produzione 2014 è del 6% circa al di sotto della media storica. Il dato è particolarmente importante per la rilevanza della regione: in Veneto si producono circa un quarto dei vini di qualità italiani, sia DOC che IGT e la propensione all’esportazione è molto spiccata, considerando la presenza del Prosecco ma anche di realtà aziendali di dimensione significativa. La produzione, in termini quantitativi, muove sempre di più verso i vini bianchi e verso i vini di qualità. Passiamo dunque ad analizzare i dati in dettaglio.

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La produzione di vino nel mondo 2015 – prima stima OIV

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OIV dice 275 milioni di ettolitri, +2% rispetto al 2014. Poi dice che l’Italia ha prodotto più della Francia e questo è stato il motivo di tante discussioni e celebrazioni recenti. In verità, se guardiamo i dati prodotti da OIV negli ultimi dieci anni, l’Italia ha prodotto più della Francia in sette. Difatti, la media decennale di produzione di vino e mosti per l’Italia è di 47.6 milioni di ettolitri, mentre per la Francia soltanto di 46.0 milioni di ettolitri. Che altro si evince dal rapporto? Beh, certamente che la produzione europea ha definitivamente finito di calare, poi che il Cile e il Sud Africa sono le due nazioni che sono riuscite strutturalmente ad aumentare la produzione nel decennio e, come abbiamo anticipato sopra che il 2015 è stata una buona annata, a livello mondiale circa l’1-2% sopra la media storica e l’anno scorso rispettivamente.

Nota: a proposito, grazie all’indagine di Michele Sartori, possiamo oggi avere un’idea del motivo per cui i dati OIV differiscono da quelli ISTAT (sono più elevati): la ragione è che includono fecce, mosti e succhi (queste ultime due categorie dovrebbero di fatto essere escluse ma in realtà non lo sono).

Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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