Dati finanziari


Castel Freres – risultati e analisi di bilancio 2024

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Siamo al secondo anno di commento dei dati di Castel Freres, ossia il bilancio 2024, che, purtroppo, è stato pubblicato soltanto a gennaio 2026 (in compenso è gratis).

I dati sono molto negativi. L’anno scorso parlavamo del calo strutturale delle vendite (-3%) e dei margini (margine EBITDA dimezzato al 2%), che è proseguito anche nel 2024, tanto da portare l’azienda al “rosso”, ossia alla prima perdita netta. Stiamo parlando del capogruppo, che si dedica al vino, e non del gruppo consolidato, dove altri prodotti (birra) e mercati (Africa) rimpolpano in modo importante i conti, tanto da portarli a diversi miliardi di euro di fatturato.

Oltretutto vi ricordo che Castel Freres ha acquisito Tannico nel corso del 2025 e che è anche proprietaria di Nicolas, la catena di enoteche francesi che seguiamo sul blog. Per chiarire, i conti di queste unità non sono inclusi nei bilanci che commentiamo qui, che invece si riferiscono soltanto alla capogruppo.

Tornando ai numeri, a fronte del crollo dei margini e dell’aumento del debito, l’azienda ha cominciato a ristrutturarsi, chiudendo un rilevante sito produttivo nel 2025 (che occupava quasi il 10% del personale).

Passiamo a un commento più dettagliato dei numeri, con tabelle e grafici, nel resto del post.

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INDV Wine Index – presentazione e dati al 2025

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Oggi inauguriamo un nuovo post “ricorrente” sul blog, con il copyright inumeridelvino.it.

Come sapete, anche se le aziende vinicole quotate in borsa non sono molte, un po’ ce ne sono: due in Italia, quattro in Francia, una in Germania, quattro o cinque in America, un paio in Oceania, un paio in Asia. A occhio una quindicina.

Perché allora non costruire un indice di borsa delle aziende vinicole? L’esercizio è semplice e può fornire alcune indicazioni interessanti.

Detto, fatto.

Oggi è il primo post della serie, che potrebbe ripetersi trimestralmente. O magari mensilmente, con un riassunto di quanto è successo, in termini di annunci di risultati, operazioni di acquisizione e via dicendo. A questo proposito, ho messo a punto un buon “prompt” su Perplexity che, ogni mattina alle 6:00, mi fa “il riassunto” di quanto è stato annunciato (con un forte trascinamento dalle notizie dei giorni precedenti, ma nessuno è perfetto, nemmeno l’AI).

L’indice generale delle aziende vinicole include le seguenti aziende: Constellation Brands, TWE, Concha y Toro, Delegat Group, Yantai Chengiu Pioneer Wine, Andrew Peller, Crimson Wine, Sula Vineyards per quanto riguarda l’extra Europa. Per l’Europa ci sono, ovviamente, Italian Wine Brands, Masi, Advini, Schloss Wachenheim, Laurent-Perrier, Vranken-Pommery, Lanson BCC e Chapel Down.

Per adesso ho deciso di escludere le aziende di sola distribuzione, come Viva, Naked Wines o Dynasty Wines.

Ora, ho provato anche a spaccare l’indice in sottogruppi… spumanti, Europa, Non-Europa… anche se l’esercizio diventa più “pericoloso” nel senso che le aziende coinvolte scendono a 4-5 e quindi l’indice diventa molto più sensibile alle vicende specifiche di una o dell’altra azienda.

I calcoli partono dal 2015 e il rilevamento è mensile. Non sono inclusi, come in ogni indice di borsa, i dividendi.

Fatta la premessa, passiamo ai risultati nel resto del post.

L’indice è andato molto peggio rispetto alle borse in generale. Se confrontiamo il 2025 con il 2015, siamo a +1%, lo S&P500 è in 10 anni a +256% e l’EuroStoxx 600 a +101%.

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Treasury Wine Estates – risultati primo semestre 2025/26

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Tempi molto duri per TWE. Forse lo avete letto, ma l’azienda prima dell’annuncio dei risultati che commentiamo (16 febbraio) aveva annichilito azionisti e investitori con un profit warning massiccio in dicembre, quando aveva annunciato che l’utile operativo del semestre sarebbe stato di AUD225-235 milioni, ossia il 30% sotto le attese degli analisti. Non solo. Aveva anche annunciato la svalutazione di oltre 700 milioni di dollari del valore di bilancio delle attività americane (oltretutto comperate da non molto tempo…).

Tornando ai dati del semestre, beh, è difficile trovare un numero positivo… il management ha deciso, ancora una volta, di rimescolare le carte con la ridefinizione delle divisioni, ad eccezione di Penfolds. Di solito è un brutto segno. Per dare due numeri e prima di entrare nell’analisi dettagliata, il fatturato cala del 16% a 1.30 miliardi di AUD, l’EBIT (pre‑costi corporate) scende del 40% a 236 milioni e il margine operativo passa dal 25% al 18% circa, mentre a livello contabile la perdita netta supera 600 milioni AUD per le maxi‑svalutazioni di cui sopra. Anche volendo escludere le componenti non ricorrenti, l’utile netto del semestre si è quasi dimezzato, passando da 240 a 129 milioni.

Sebbene una parte del calo sia dovuta (a detta del management) dal taglio delle spedizioni di Penfolds in Cina e dalla riduzione degli stock in USA, i dati sono ovviamente particolarmente negativi. Le attese sono di un secondo semestre in miglioramento, e nel 2027 un piano di taglio dei costi.

Il titolo in borsa è ai minimi storici, 4.85 dollari, per un valore di mercato sceso a 4 miliardi di dollari australiani.

Andiamo nel dettaglio con grafici e tabelle nel resto del post.

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Il valore dei vigneti in Francia – aggiornamento 2024

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Parliamo oggi di valore dei vigneti francesi, utilizzando il rapporto “Le Prix des Terres 2024 – Vignes” pubblicato da Safer, che raccoglie i dati di quasi 9mila transazioni (per circa 16mila ettari).

Come c’era da aspettarsi, i dati mostrano un calo dei prezzi nel 2024, che diventa sempre più marcato quanto meno “prestigioso” è il vigneto: i prezzi per ettaro delle AOP francesi scendono dell’1.5%, ma se escludiamo la Champagne (+1.7%) diventano -4%, e i vigneti non AOP hanno visto un calo molto importante dei prezzi, -7%.

La seconda considerazione da fare (grafico sopra) riguarda il confronto tra i valori dei vigneti italiani e quelli dei vigneti francesi. Posto che il valore dei vigneti francesi è quasi certamente superiore a quello di quelli italiani (non abbiamo un dato totalmente omogeneo), i prezzi dei vigneti in Francia stanno scendendo (probabilmente -4% nel 2024 mettendo tutto insieme) mentre quelli italiani… non ancora (+1.1% nel 2024). Questo forse giustifica il fatto che in Francia si stiano estirpando vigneti e in Italia non ancora…

Passiamo a un’analisi più dettagliata dei dati, che trovate in tabella nel post, fatta anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

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Tenuta San Guido – risultati 2024

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Dopo aver curiosato nei bilanci di Armand Rousseau (prontamente secretati da quel giorno), ho pensato che fosse il caso di guardare a una delle più grandi eccellenze vinicole italiane, il Sassicaia, che, con altre due etichette, è la spina dorsale di Tenuta San Guido. Decisamente più grande della francese (42 milioni di fatturato, di cui 40 nel vino, contro 14 nel 2022), Tenuta San Guido ha un invidiabile e ben prevedibile percorso di crescita, che continua ininterrottamente da anni, con l’eccezione del 2020, stabile.

I margini di profitto sono incredibilmente e “giustamente” alti (63% EBITDA, 47% utile netto sul fatturato), anche se leggermente inferiori a quelli di A Rousseau (83% e 60%), ma volete mettere la dimensione diversa? Inoltre, Tenuta San Guido ha un’attività di produzione di olio e di allevamento di cavalli, che rappresenta solo il 5% dell’attività e probabilmente diluisce i margini.

Secondo Anna Di Martino, si producono 1.2 milioni di bottiglie all’anno, il che, con il fatturato del 2024, equivale a circa 40 euro a bottiglia. Se pensate che quasi 300mila di queste bottiglie sono di Sassicaia e pensate alla qualità eccezionale di questo prodotto, beh il “giustamente” di cui sopra diventa comprensibile.

La generazione di cassa è impressionante e gli azionisti, negli ultimi anni, (giustamente!) ne hanno approfittato… negli ultimi 8 anni (2017-2024) sono stati distribuiti 115 milioni di euro contro 145 milioni di profitti…

Passiamo all’analisi dei dati con grafici e tabelle.

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