Analisi di bilancio


Lanson BCC – risultati 2016

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I dati che analizziamo oggi sono la diretta conseguenza delle considerazioni che facevamo sulle vendite di Champagne e sull’impatto del calo del mercato inglese (in volume ma anche in valore visto l’andamento della sterlina) nel secondo semestre 2016. Proprio i cambi sono stati una delle maggiori determinanti del calo di vendite accusato da Lanson nel 2016 (-3%), anche se bisogna ammettere che i dati non sono buoni anche riaggiustati per questo fattore. Il mercato francese è in calo strutturale da anni, i margini sono sempre più bassi e il debito resta molto elevato (anche se quasi completamente coperto dal valore del magazzino). Ancora peggiori sono i numeri del secondo semestre, quando le vendite sono crollate del 7% e gli utili del 40% circa. Come da copione non c’è un’indicazione sul 2017 ma la solita generica considerazione che si lavora per il lungo termine, anche perché il breve termine è meglio non guardarlo. Passiamo ai numeri.

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Majestic Wine – risultati 2016/17

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Il 2016/17 di Majestic Wine ha visto proseguire l’azione di rilancio del nuovo management, fatta di una serie di iniziative quali l’aumento delle referenze immediatamente disponibili in negozio (82% contro il 66% dell’anno scorso), la riduzione del numero di ore di lavoro nei negozi, lo stop alla loro apertura, la promozione del cross-selling tra il canale fisico e internet. Come lo scorso anno, la crescita non manca, +16% a 465 milioni di sterline, guidata sia dal canale internet (+41%) ma anche da un ulteriore crescita delle vendite a parità di negozi nel canale fisico (+5.7%). Come lo scorso anno, i margini non stanno ancora migliorando, anzi calano, sia per lo sforzo commerciale messo in atto che per il cambiamento di mix delle vendite tra il canale fisico (che guadagna il 5% circa) e quello internet (1%). Gli obiettivi di raggiungere i 500 milioni nel 2018/19 sembrano molto a portata di mano, ma la conclusione è la medesima dell’anno scorso. Con quanti utili ci arriveranno? Vedremo. Per adesso l’azienda è riuscita a mettere il naso fuori dal Regno Unito (20%) e ad adottare un’ottica spiccatamente multicanale (oltre il 50% dei clienti). Due aspetti molto importanti. Il secondo semestre 2017 sembra essere in ulteriore accelerazione. Passiamo ai numeri.

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Zonin – risultati e analisi di bilancio 2016

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I dati 2016 di Zonin sono particolarmente interessanti da analizzare perché non è stato un anno normale, nonostante vada immediatamente sottolineato che i margini sono stati in ulteriore miglioramento. Il ritmo delle vendite ja calato visibilmente il passo (+5% a 193 milioni) rispetto a quelle che si immaginavano essere le potenzialità dell’anno (200 milioni), e questo è avvenuto a causa di una forte riduzione dell’attività in Italia (-29%), dove si potrebbe immaginare che il nome Zonin abbia avuto un qualche impatto negativo. [Zonin ha precisato che il calo delle vendite nel mercato italiano è del 7.7%, da 28.8 a 26.6 milioni di euro e non il 29% riportato originariamente nell’articolo, che deriva dal confronto dei dati delle vendite consolidati riferiti a “Italia” nella nota integrativa del bilancio 2015 di pagina 13 e del bilancio 2016 di 21, pari rispettivamente a 38.502 e 27.330.

Oltre al calo delle vendite in Italia, c’è un secondo aspetto che merita attenzione. Nel 2016 l’azienda ha anche acquisito per euro 32 milioni partecipazioni nella forma di “Associazione in partecipazione” nelle tenute vinicole di proprietà della famiglia Zonin. Nulla cambia dal punto di vista operativo, sono però 32 milioni di euro che si spostano dalle tasche dell’azienda a quelle della famiglia. L’operazione viene finanziata attraverso la rinuncia a crediti commerciali da parte di “Zonin azienda” nei confronti delle tenute familiari. Naturalmente, nonostante nel bilancio si specifichi che “non ha comportato alcun esborso finanziario da parte della Società, ma unicamente l’apporto di crediti di natura commerciale maturati verso i rispettivi associanti”, l’azienda mostra a fine 2016 un indebitamento finanziario che cresce da 42 milioni a 61 milioni di euro, dovuto alla sostituzione dei mancati incassi dei crediti commerciali con indebitamento bancario.

Dopo questa lunga spiegazione, va menzionato che il 2017 è visto in modo decisamente più prudente dagli amministratori (“i risultati dei primi mesi del 2017 danno segnali di consolidamento dell’andamento delle vendite registrate”). Infine, due nuovi progetti: un accordo con un’azienda cilena che produrrà vini con il marchio Zonin venduti poi dalla rete di vendita dell’azienda e il progetto “wine-bar”. Passiamo all’analisi dei dati.

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LVMH – risultati primo semestre 2017

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I risultati semestrali della divisione vino e spiriti di LVMH offrono un quadro decisamente differente da quello che commenteremo sulle altre (piccole) aziende francesi dedicate alla produzione di Champagne. LVMH continua a macinare record di vendite grazie alla sua presenza globale nella distribuzione, anche in mercati lontani come la Cina o difficili da coprire come gli USA, supportata da dati fortissimi sul Cognac e molto buoni sullo Champagne. I primi 6 mesi dell’anno mostrano un incremento delle vendite del 10% a livello organico (8% volumi e 2% prezzo/mix) e del 12% includendo una leggera variazione positiva dei cambi, mentre l’utile operativo semestrale cresce del 20%. Risultati fantastici, piani di lungo termine molto interessanti: appare in bilancio per la prima volta una menzione al vino di alta gamma prodotto in Cina, Ao Yun (Nuvola Sacra), piuttosto che la piattaforma di ecommerce Clos19 (andate a vedere la presentazione “lussuosa”) o la nuova Tequila Volcán de Mi Tierra. Qualche preoccupazione viene espressa sul cattivo andamento dell’annata agricola 2017 che potrebbe tagliare le ali alla forte crescita dei volumi nel prossimo futuro. Passiamo a qualche dato.

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Sartori – risultati 2016

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Il 2016 non è stato un buon anno per Sartori, a differenza dei due precedenti, principalmente a causa della forte esposizione al mercato inglese e ai vini fermi, che ha determinato un leggero calo delle vendite estere, nonostante le ottime notizie provenienti da alcuni mercati secondari. In questo contesto, l’azienda ha dovuto correre ai ripari tagliando i costi. Il quadro vede un fatturato in leggero calo (-2%) e una riduzione degli utili del 12/13% a seconda della linea che si vuole osservare e una struttura finanziaria sostanzialmente stabile (8 milioni di euro di debito). I progetti di investimento annunciati nel 2015 stanno proseguendo (1.4 milioni per ristrutturare il fruttaio e costruire un nuovo depuratore). Anche Sartori sta cercando di aumentare la sua visibilità nei confronti del consumatore finale: è infatti stato aperto il primo “Wineshop Sartori” in Valpolicella. Le prospettive per il 2017 non si annunciano incoraggianti per una serie di ragioni: problemi con l’allocazione dei contributi OCM alla promozione (che impattano anche Masi, per la cronaca), prospettive buie nel mercato inglese dove la distribuzione al dettaglio sta cercando di spostare gli imbottigliamenti in loco, mercati scandinavi che scontano un forte pressione competitiva e il mercato italiano dove l’andamento resta sottotono. Passiamo all’analisi dei dati.

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