Analisi di bilancio


Zonin – risultati 2019

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Zonin completa il primo anno nella sua nuova configurazione dopo che nella parte finale del 2018 erano state apportate all’azienda le tenute vinicole, storicamente rimaste di proprietà della famiglia. Il bilancio 2019 che presentiamo oggi è quindi “giusto” nel confronto tra la parte economica e quella patrimoniale: dopo l’ingresso dei nuovi azionisti Zonin ha 97 milioni di indebitamento (incluso 6 milioni circa di prestito dai soci) che si confronta con 22 milioni di euro di EBITDA, per un rapporto leggermente superiore a 4 volte, mentre come già avevamo rappresentato lo scorso anno il gruppo può contare su circa 230 milioni di euro di terreni e fabbricati a valore di bilancio, che dunque ampiamente coprono il debito. Dal punto di vista commerciale il 2019 ha visto un leggero calo delle vendite, tornate sotto 200 milioni, anche se viene specificato che lo scorso anno era stata contabilizzata la vendita straordinaria di 9 milioni di euro di vino sfuso che aveva sballato i confronti. La relazione degli amministratori parla in modo molto dettagliato dell’economia generale e del mercato del vino mentre quando si tratta di spiegare l’andamento dell’azienda, i conti e la strategia è particolarmente povera. Passiamo all’analisi dei dati.

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Advini – risultati primo semestre 2020

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Advini ha chiuso il primo semestre con un bilancio in pareggio e un calo del 7% del fatturato. Possiamo dunque dire che le cose non siano andate troppo male, grazie alla forte esposizione del gruppo alla distribuzione rispetto alla ristorazione, dove peraltro si è incentrata la strategia di crescita degli ultimi anni. Il punto forte di questi numeri è nella generazione di cassa: Advini è riuscita a mantenere il livello di debito che aveva a fine anno, e dunque il confronto con giugno 2019 è molto favorevole. Il punto debole è invece nel calo pesante dei propri marchi che erano quasi arrivati al 40% del fatturato e sono ora ricrollati a circa un terzo. Da questo dato si comprende molto bene come sia andata l’attività dei vini di alta gamma, per loro natura più rivolti verso la ristorazione. Il messaggio del management resta positivo: visti i dati di “uscita” dal semestre (giugno e luglio), l’attesa è di migliorare nel secondo semestre. Ma di obiettivi non ne vengono forniti. Passiamo ai numeri.

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Banfi – risultati e dati di bilancio 2019

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Nel 2019, Banfi ha continuato a investire in modo intenso sulla struttura produttiva. Il ciclo di investimenti che ormai continua quasi ininterrotto dal 2015 sta però cominciando a dare qualche frutto in termini di andamento aziendale: l’aumento delle superfici vitate riducono il bisogno di acquisti dall’esterno e i reimpianti stanno migliorando le rese (nel 2019 la produzione è stata superiore al 2018). Nonostante il calo registrato nel mercato americano, il più importante per Banfi, le vendite sono stabili poco sotto i 70 milioni e si cominciano a intravedere alcuni segnali positivi in termini di margini di profitto, con l’EBITDA tornato al 14% delle vendite. Bisogna immaginare che il 2020 subirà un impatto pesante dal COVID, tanto più considerato il posizionamento di Banfi nell’alto di gamma e nella ristorazione. L’azienda ha però, sia nella parte commerciale che in quella agricola, un attivo materiale importante (circa 85 milioni di euro) a fronte di un debito di soli 30 milioni di euro (in crescita dai 24 dell’anno scorso a causa degli investimenti). Passiamo all’analisi dei dati.

 

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Laurent Perrier – risultati e analisi di bilancio 2019

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Con la chiusura a marzo 2020, Laurent Perrier è stata marginalmente lambita dalla crisi COVID. I numeri che sono stati presentati sono comunque positivi e seguono la linea degli ultimi anni, e cioè: incremento del prezzo-mix (+4.5% nell’anno) a discapito dei volumi (-6%) con lo spostamento sulle cuvee speciali (41% delle vendite), internazionalizzazione del business (Francia sotto il 20%) e mantenimento di una struttura finanziaria molto solida (valore del magazzino doppio rispetto all’indebitamento finanziario). Gli utili sono rimasti pressochè stabili a fronte del leggero calo delle vendite e dell’incremento degli ammortamenti, ma la generazione di cassa è migliorata e ha consentito sia di aumentare i dividendi (sempre molto pochi peraltro) e di ridurre il debito. Possiamo dunque dire che Laurent Perrier si presenta in piena forma pronta per superare la prova COVID. Passiamo ai numeri.

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Concha y Toro – risultati primo semestre 2020

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I numeri del primo semestre 2020 annunciati a fine luglio da Concha y Toro sono stati fragorosamente positivi, soprattutto letti alla luce della crisi che stiamo attraversando. Questo ci consente di fare una considerazione generale: non si è bevuto meno vino, si è bevuto in modo diverso e comperando in altri posti. Chi è nel posto giusto va a finire che ci guadagna. E Concha y Toro ha buoni vini ma è soprattutto esposta alle vendite al dettaglio più che alla mescita nei ristoranti. Questo, oltre all’eccellente esecuzione della strategia di focalizzazione su alcuni prodotti (Casillero del Diablo e una serie di altri che abbiamo qui nominato in passato) e mercati (fondamentalmente tutta l’America, la Cina il Giappone e i paesi nordici europei) ha fatto esplodere gli utili: le vendite in valuta locale sono cresciute del 16%, anche grazie al cambio, ma i margini sono esplosi, guadagnando circa 5 punti percentuali e consentendo un +53% nel margine operativo lordo e un +50% dell’utile netto. Il debito non scende molto (-5%) ma il forte progresso della redditività consente un deciso calo del rapporto debito/EBITDA. E a luglio le cose sembrano essere ancora andate bene, anche se non così come nel primo semestre. Passiamo ai dati.

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