Analisi di bilancio


Italian Wine Brands – risultati primo semestre 2017

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Per Italian Wine Brands il primo semestre 2017 segna la svolta, in senso positivo, della performance reddituale. Abbiamo discusso e commentato per un paio di anni di questa introduzione in Borsa e dei suoi piani, sinergie, abbiamo anche talvolta criticato la strategia comunicativa e la quantità di aggiustamenti messi nei conti e discusso con i lettori. Oggi possiamo finalmente scrivere un’analisi “sorridente”. Nel primo semestre le vendite tornano a crescere, interamente grazie alla divisione “wholesale”, quindi alle vendite alla grande distribuzione estera (Provinco) ma soprattutto si materializzano i risultati della ristrutturazione degli ultimi anni, con un balzo deciso dell’EBITDA da 4 a oltre 6 milioni di euro e un utile netto semestrale che raddoppia da 1.3 a 2.8 milioni di euro. Due sono i fattori critici di questo miglioramento: primo, gli ottimi risultati della diversificazione geografica (come vedete dal grafico sopra è soltanto il pezzo più in alto che spiega la crescita) e, secondo, l’esternalizzazione della logistica che ha consentito un sensibile taglio del personale a fronte di costi di outsourcing decisamene inferiori a quelli che c’erano nella situazione precedente. Due altre cose da notare: primo, che in futuro l’azienda aprirà la divisione wholesale anche in Italia, grazie all’entrata di un cliente estero e secondo che siccome i risultati di Giordano sono stati inferiori ai piani, verranno emesse meno azioni per i loro precedenti azionisti, e ne risulta quindi un valore più elevato per quelli attuali. L’azienda intanto in borsa ha avuto un 2017 glorioso, salendo del 43% da un livello di fine 2016 piuttosto depresso: ha ora una capitalizzazione di borsa di 70 milioni di euro. Passiamo a una breve analisi dei dati semestrali.

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Antinori – risultati e analisi di bilancio 2016

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Sebbene la crescita delle vendite sia stata inferiore a quella degli ultimi anni, nel 2016 Antinori ha chiuso in modo eccellente l’ultima linea del bilancio ed è riuscita quasi ad azzerare il debito. Ciò ha consentito di continuare a investire sia nelle proprie tenute che nell’acquisizione di nuove proprietà, in particolare in Chianti Classico 120 ettari della tenuta in Castellina in Chianti.

Nel 2017, Antinori ha affittato il ramo d’azienda del complesso alberghiero Tombolo Beach (che rappresenta circa 5 dei 220 milioni di fatturato nel 2016), talchè non ci saranno più le vendite ma soltanto il provento dell’affitto.

Tornando ai numeri 2016, l’anno ha visto vendite in crescita del 5%, un balzo del margine operativo lordo a 95 milioni (+11%) e dell’utile netto del 26% a 54 milioni di euro. L’indebitamento scende a 16 milioni, il livello più contenuto di sempre. Possiamo dunque già dire che a novembre, quando vedremo i dati principali delle aziende vinicole italiane, Antinori manterrà la sua posizione di leader di settore in Italia per quanto riguarda il valore aggiunto (137 milioni di euro nel 2016, +10%) e la profittabilità. Passiamo all’analisi dei dati.

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Laurent Perrier – risultati e analisi di bilancio 2016

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Laurent Perrier ha subito come i suoi concorrenti il forte rallentamento del mercato inglese, legato alla Brexit e alla corrispondente svalutazione della sterlina. Chi legge il blog sa che dei tre piccoli produttori (Lanson BCC, Vranken Pommery sono gli altri due), Laurent Perrier è quello con i risultati normalmente migliori, sia dal punto di vista commerciale che dei margini. Così è stato anche nel 2016 (che per LP significa 12 mesi a marzo 2017), anno in cui l’azienda ha perso il 6% in termini di vendite (di cui il 2% a causa dei cambi) ma ha mantenuto i margini quasi stabili. Risultato finale: un utile operativo in calo dell’8% contro il meno 10-15% dei due concorrenti. Nel frattempo i programmi di sviluppo e di investimento dell’azienda non si fermano, nonostante il 2017 non porta buone notizie, a causa del taglio dei volumi produttivi legati alla gelata primaverile. Passiamo all’analisi dei dati. Continua a leggere »

Vendite di vino via internet – dati 2016 dei principali operatori italiani

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Rieccoci a questo appuntamento che ha destato diversi commenti in passato. Come per lo scorso anno, devo ringraziare Stefano Pezzi di Xtrawine che ha fornito quasi tutti i bilanci di cui qui analizziamo i dati. Mai come oggi si parla di ecommerce, con l’esplosione di Amazon che sta aggredendo nuove categorie merceologiche e addirittura facendo il percorso al contrario, cioè tornando sul dettaglio fisico (Wholefood). Gli operatori italiani del settore sono ancora piuttosto piccoli ma sono cresciuti, in media, del 30% nel corso del 2016, realizzando un margine commerciale (ricavi meno costo delle merci vendute) del 24-25%, il che implica un ricarico del 30-35% sui prezzi di acquisto. Decisamente più conveniente della media del retail fisico devo immaginare. Tre operatori (esclusa la divisione internet di IWB, che fa parte di un’azienda molto più grande) si stanno chiaramente “staccando” rispetto agli altri: 1) Tannico, che si è separato dalle piccole attività ancillari (che sono ancora per piccola parte nelle vendite qui riportate) ed è cresciuto molto più della media, restando in rosso sull’ultima linea del bilancio e mantenendo questa strana situazione di quasi niente magazzino; 2) Xtrawine, cresciuta leggermente meno di Tannico (+33% rispetto a +43%, ma mantenendosi in pareggio), con un “business model” decisamente più vicino alle enoteche tradizionali sia come margini che magazzino; 3) Callmewine (vendite +36% nel 2016). C’è poi da notare che Vino75, che nel 2016 ha fatturato 1.4 milioni di euro, quindi un terzo di Xtrawine e un quinto di Tannico sia stata scelta da Invitalia Venture Sgr (di proprietà dell’Agenzia italiana per lo sviluppo Invitalia) per un investmento di 0.3 milioni di euro fonte:Vino75) 1.5 milioni di euro. Passiamo a una breve analisi dei dati chiave.
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Masi – risultati primo semestre 2017

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L’andamento di Masi nel primo semestre è stato decisamente negativo, in parte a causa di un confronto sfidante relativo ai primi mesi dello scorso anno. Le vendite calano del 2% circa, nonostante ci sia il contributo di Canevel, consolidata dalla seconda metà dello scorso anno che ha contribuito per il 5-6% delle vendite. Mentre per molti player del settore il problema è soprattutto domestico, nel caso di Masi la situazione è contraria: le vendite in Italia vanno a gonfie vele, grazie al nuovo wine shop di Lazise (a proposito, oltre ai vini buoni si mangia bene al giusto prezzo), al consolidamento di Canevel e alla ristrutturazione della forza vendita. Invece, nei mercati europei e nel “promettente” Nord America l’andamento resta negativo a causa della forte pressione concorrenziale, soprattutto nei mercati monopolistici. A tutto questo si aggiunge lo sforzo di “coprire” il buco dell’annata 2014 sui vini pregiati e la mancanza di 1 milione di euro di contributi OCM (disgrazia peraltro condivisa da numerose altre aziende di cui abbiamo analizzato qui i risultati). Sebbene il management non si spinga a fare considerazioni sul futuro (e per quanto le vendite di luglio e agosto siano superiori allo scorso anno), sembra difficile un significativo cambio di direzione nel secondo semestre, a meno di mettere a segno una nuova acquisizione. Il titolo in Borsa tratta tra EUR4.3 e EUR4.5, leggermente sotto il prezzo di quotazione di EUR4.6 di ormai 2 anni fa. Nel frattempo sono stati distribuiti circa EUR0.3 per azione in dividendi. Certamente un andamento non soddisfacente per chi ha acquistato le azioni, anche in considerazione del positivo andamento della borsa italiana nel frattempo. Passiamo ai dati.

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