Analisi di bilancio


Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati Mediobanca 2024

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Chiudiamo la carrellata dell’analisi dei dati di Area Studi Mediobanca con l’analisi della leva finanziaria delle aziende vinicole italiane con un fatturato superiore a 100 milioni di euro. Il dato della tabella è il debito finanziario lordo, quindi senza aver dedotto l’attivo finanziario, mentre i dati sui rapporti di indebitamento (sul patrimonio netto e sul valore aggiunto) si riferiscono al debito netto, quindi post-deduzione dell’attivo finanziario.

Qualche giorno fa, nella carrellata generale del rapporto, avevamo evidenziato un calo del debito cumulato di queste aziende, da circa 2,56 a 2,37 miliardi di euro tra il 2023 e il 2024. Se si combina questo con l’incremento del patrimonio netto, da circa 4,6 a 4,9 miliardi, anche supportato dalle rivalutazioni, si arriva a un rapporto debito su patrimonio di circa 0,5 (0,55 lo scorso anno). Quando si confronta con il valore aggiunto di 1,3 miliardi di euro (+9%), si ottiene un multiplo di 1,8 volte (2,2 nel 2023). Siamo ben dentro il range storico di 0,5-0,6 volte nel primo caso e di 1,5-2,2 volte per il secondo indicatore.

Passiamo dunque a commentare qualche dato insieme, non senza aver prima notato che fino al 2024 non si evidenziano situazioni critiche tra queste varie aziende. Ben sappiamo che le cooperative tendono ad avere di rapporti di indebitamento più aggressivi delle aziende, ma sono “scudati” dalla loro struttura societaria particolare.

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Crimson Wine, la crisi USA si fa sentire (risultati a settembre 2025)

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Con un po’ di ritardo, scrivo su Crimson Wine, commentando i dati del 2024 ma, a questo punto, anche quelli dei nove mesi del 2025. Come sapete, se avete letto il primo post, Crimson Wine è un operatore integrato americano con circa 73 milioni di euro di fatturato nel 2024 e una buona esposizione alle vendite dirette (circa il 38% del fatturato). Il fatturato è rimasto costante nel periodo 2022-2024, sulla base di 400 mila casse vendute, ma sta crollando nei primi 9 mesi del 2025 (-11%), anche a causa dei problemi commerciali con il Canada. Nei commenti del management, il segmento dei vini meno pregiati (sotto i 15 dollari, ma sempre di più anche quelli fino a 25 dollari) è quello che sta soffrendo di più. Il grafico che allego dice tutto: al 12 novembre, il titolo ha perso il 21% da inizio anno e il 26% rispetto al 12 novembre 2024. Grafico allegato.

Passiamo a un breve commento dei dati principali.

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Utili, margini e ritorno sul capitale delle principali aziende vinicole – dati Mediobanca – aggiornamento 2024

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Dopo aver affrontato il tema del fatturato e del valore aggiunto, passiamo all’analisi degli utili e del ritorno del capitale delle aziende vinicole con oltre 100 milioni di fatturato. Ne abbiamo parlato diverse volte: sebbene siano gli utili che il ritorno siano indicatori della qualità delle operazioni, forniscono indicazioni diverse. Il margine è quanto resta delle vendite, e il ritorno sul capitale è quanto rende l’investimento (contabile) nell’azienda. E proprio su quest’ultimo punto è necessario fare una puntualizzazione: acquisizioni, cambi di metodi contabili e rivalutazioni di attivi tendono a distorcere nel tempo queste misure e a renderle meno significative. In altre parole, ci si allontana dal concetto di base del rendimento del capitale investito, in quanto il capitale (ma anche l’utile) sono influenzati da fattori contabili più che operativi.

 

Fatta questa lunga premessa, se guardiamo ai dati assoluti, Antinori con quasi 100 milioni di utile operativo (su un capitale investito di 2 miliardi, gonfiato dalle operazioni americane) svetta, mentre in termini relativi è Frescobaldi a avere il margine operativo più elevato, al 30%.

Se invece guardiamo al ritorno sul capitale, il discorso è più complesso. Isolando il campione di chi ha almeno 100 milioni di capitale investito (quindi le aziende con strutture produttive importanti rispetto a quelle esclusivamente commerciali), Herita (ex Santa Margherita) è l’azienda con il ritorno più elevato, il 13% nel 2024, seguita da Argea e Frescobaldi con circa il 10%. Ci sono però Mionetto e Martini, con un capitale investito non distante da 100 milioni, che mostrano nel 2024 un ritorno sul capitale superiore al 20%.

Bene, passiamo a un’analisi più dettagliata di numeri con tutte le tabelle allegate.

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Classifica fatturato e valore aggiunto delle aziende vinicole italiane 2024 – fonte: Area Studi Mediobanca

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Presentiamo oggi la classifica delle 25 maggiori aziende vinicole italiane. Sono 25 perché sono quelle che “emergono” dal rapporto “Le Principali Aziende Italiane” pubblicato la scorsa settimana da Area Studi Mediobanca. Sono anche quelle che superano il taglio del rapporto, che è a 100 milioni di euro di fatturato.

I dati che vedete nel grafico sopra danno una percezione migliore, a mio avviso, di quello che è stato il 2024. Prima di tutto, per un fatto tecnico: nelle “prime” aziende ci sono quelle che crescono e non quelle che calano uscendo dalla lista, quindi la classifica presenta quello che in inglese si chiama “survivorship bias”. In secondo luogo, perché il dato cumulato, soprattutto per il fatturato, è il risultato di pochi risultati eccellenti, parzialmente guidati dalle acquisizioni (soprattutto Antinori), e di diverse aziende che invece hanno mostrato dati in controtendenza.

In altre parole, la matematica dice che il fatturato è cresciuto del 3% (dopo il +5%) nel 2023, ma solo la metà delle aziende ha avuto una crescita nel 2025. Invece, è andata meglio quando si guarda ai dati finanziari, visto che il valore aggiunto è migliorato del 9% sul 2023.

Dal punto di vista delle vendite, Cantine Riunite/CIV/GIV domina incontrastata (seguita da Argea e Italian Wine Brands), mentre dal punto di vista del valore aggiunto, che è la vera classifica secondo il mio punto di vista, a dominare è Antinori, seguita comunque da Cantine Riunite/CIV/GIV.

Bene, nel resto del post trovate tutte le tabelle e ulteriori grafici (compreso quello animato). Tutti i dati in formato “copia-incollabile” sono nella sezione Solonumeri.

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Delegat Group – risultati 2025

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Delegat Group ha avuto un altro anno negativo, sia dal punto di vista dell’andamento economico, che oggi analizziamo con i dati fino a giugno, che anche borsistico, con le azioni che da inizio 2025 hanno perso il 9% (-58% negli ultimi 3 anni).

Dopo l’introduzione dei dazi in USA, alcuni problemi logistici, il riallineamento delle scorte nella distribuzione e via dicendo, l’azienda ha chiuso l’anno a giugno 2025 con un calo dei volumi del 12% a 3.2 milioni di casse (ne aveva promessi 3.6 milioni, stabili), le vendite sono calate del 7% e l’utile netto aggiustato è sceso del 14%.

Soprattutto, l’ambizione di medio termine è stata fortemente ridimensionata: se fino allo scorso anno si puntava a vendere 3.9 milioni di casse a tre anni di distanza, oggi si punta a 3.6 milioni, mentre per il prossimo anno fiscale l’obiettivo è vendere 3.3 milioni di casse (quindi un leggero recupero) e di realizzare un utile netto tra 50 e 55 milioni di dollari neozelandesi, che si confronta con i 51 realizzati nell’ultimo anno a giugno 2025… quindi “mantenere le posizioni” nel contesto di un’azienda che anche in un anno difficile come quello che presentiamo ha continuato a far crescere il prezzo medio di vendita e a investire pesantemente in marketing.

Bene, passiamo a un’analisi più dettagliata dei numeri, con tabella e grafici.

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