Veneto


Zonin – risultati 2011 e vendite 2012

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Con la crescita ottenuta nel 2011 (+17%) e l’ulteriore progresso con il quale si appresta a chiudere il 2012 (circa +9%), Zonin si conferma decisamente come l’azienda vinicola italiana con la crescita più marcata negli ultimi anni. Nel giro di 5-6 anni, l’azienda ha letteralmente raddoppiato le vendite, riuscendo così a riportare il bilancio in utile e a rendere sostenibile l’indebitamento, che da ormai qualche anno veleggia intorno a i 30-35 milioni di euro. Quando si raddoppiano le vendite è difficile che ci siano mercati nei quali si va male, ma certamente il progresso messo a segno nei mercati anglosassoni (USA/UK ma anche Canada) con le società di distribuzione locali ha dato un forte contributo, per quanto anche le vendite del resto del gruppo siano cresciute del 10% circa nel corso degli ultimi 2 anni. Cosa manca? Lo abbiamo già detto gli anni scorsi, a tanta (cercata) crescita si associa ancora un livello di utili piuttosto limitato, anche derivante dal posizionamento dell’azienda nel segmento dell’alta qualita’-prezzo. Il margine operativo lordo resta sotto il 5% del fatturato. Dall’altra parte, grazie a una buona gestione finanziaria e a una riduzione dell’aliquota fiscale, l’utile netto finalmente rivede un numero significativamente positivo.

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Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – aggiornamento agosto 2012

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Nel 2010 ISTAT ha cambiato le classificazioni sulle esportazioni, in concomitanza di una revisione dei codici. Oggi diamo un’occhiata a questi dati, che cominciano ad avere una storia “dignitosa” alle spalle, che sono relativi alle esportazioni a valore del vino imbottigliato, suddiviso nel modo più capillare possibile. In particolare, sono rilevate e separate le DOC dalle IGT, e a livello regionale ci sono 3 regioni, Toscana, Veneto e Trentino Alto Adige per le quali viene fornito un dettaglio delle esportazioni di vino DOC. Vediamo insieme qualche dato.

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Sartori – risultati e analisi di bilancio 2011

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Sartori ha chiuso il 2011 con il suo fatturato record a oltre 40 milioni di euro, beneficiando sia del buon andamento delle esportazioni ma anche di una delle migliori prestazioni sul mercato italiano tra le aziende di cui abbiamo recensito i bilanci fino ad ora. L’attenzione ai costi operativi ha consentito di migliorare leggermente i margini nonostante l’impatto degli aumenti dei costi delle materie prime vino e uva, e quindi alla fine del bilancio viene archiviato un utile materialmente migliore del 2010 (+60%). La crescita costa però dal punto di vista finanziario, dato che il capitale circolante si espande, terminando un leggero quanto non preoccupante aumento dell’indebitamento finanziario. Le prospettive per il 2012 sono piuttosto buone, dato che l’azienda prevede di mantenere i più alti volumi raggiunti e di aumentare le vendite del 5% circa, tutto sull’estero, dato che per l’Italia viene anticipato un andamento al meglio stabile. L’andamento dei margini è invece critico, dato che Sartori deve far fronte a un incremento della domanda su alcuni varietali chiave (Pinot Grigio e i vini della Valpolicella) che si contrappone a volumi produttivi che nella recente vendemmia non sono cresciuti. Andiamo nel dettaglio dei risultati 2011…

 

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Veneto – produzione di vino DOC/DOCG – aggiornamento Federdoc 2010

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Per poter fare questo post sulle DOC Venete, ho diciamo così integrato i dati Federdoc con altre fonti (AGEA) in modo da poter colmare un gigantesco buco di 1 milione di ettolitri. Il quadro che ne esce è di una produzione DOC nel 2010 di 3.3 milioni di ettolitri, che magicamente è la medesima (50mila ettolitri più o meno) di quella rilasciata da ISTAT. Quindi, ho deciso di pubblicare. Il tema è semplice, anche perché ho appena scritto (non pubblicato) il medesimo post sull’Emilia Romagna. Se in Emilia Romagna le grandi DOC diventano piccole, in Veneto le grandi DOC diventano sempre più grandi. Con grande beneficio per il valore del marchio. E di marchio ormai affermato qui qualcuno ce n’è: Prosecco, Conegliano Valdobbiadene, Soave, Bardolino, Valpolicella. Vini che possono piacere o meno, ma chiaramente un approccio al “business” corretto. Fare scala su pochi grandi nomi per fare breccia nei mercati esteri. Bene, adesso che vi siete beccati il pippone, andiamo con i numeri.

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