Veneto


Veneto e Friuli Venezia Giulia – produzione di vino DOC/DOCG – aggiornamento Federdoc 2011

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Mentre i nostri politici a Roma si trastullano da qualche anno su come semplificare le province italiane, I Numeri del Vino va oltre e propone oggi la fusione tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Gia’ una volta sono stato redarguito per aver nominato il “Friuli”, dimenticandomi il pezzo “Venezia Giulia”. Adesso che fondo le due regioni credo di perdere tra il 10% e il 15% dei lettori. Nessuno me ne voglia male ma il problema qui e’ semplice: il Prosecco e’ una denominazione ormai gigantesca (1.3milioni di ettolitri, la prima in Italia) prodotta in entrambe le regioni. Diventa cosi’ difficile fare un vero proprio distinguo tra le due, soprattutto quando si tratta di commentare i dati totali. Detto questo, la DOC Prosecco ha determinato una forte crescita della produzione, che andiamo a commentare.

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Santa Margherita – risultati e analisi di bilancio 2012

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Santa Margherita si avvicina anche in un anno difficile come il 2012 al traguardo dei 100 milioni di fatturato e lo fa mantenendo inalterato il livello (elevato) degli utili in un anno in cui la pressione dei costi delle materie prime si è fatta sentire. L’attività continua a essere trainata dal marchio Santa Margherita, mentre la forte esposizione di Ca del Bosco sul mercato italiano (oltre l’80% dei volumi) ne ha rallentato la crescita nonostante il +30% dell’export, a causa della forte crisi del mercato italiano. Gli altri “higlights” di questa annata del gruppo sono senz’altro il primo significativo progresso negli utili della controllata toscana di Pile e Lamole (pur restando una piccola parte del totale) e il passo verso una struttura più pesante in USA con la costituzione di una controllata locale. Infine, Santa Margherita si conferma un’azienda molto generosa con i propri azionisti, avendo distribuito 11 milioni di euro in dividendi, praticamente quasi tutto l’utile (stabile) di 12 milioni di euro. Nonostante questo, l’indebitamento è leggermente calato sia in valore assoluto sia in proporzione alla cassa generata e al patrimonio netto. Infine, una parola sull’evoluzione della gestione che nei primi mesi del 2013 sembra suggerire un ulteriore passo avanti nelle vendite, soprattutto per quanto riguarda  Santa Margherita. Passiamo ai numeri.

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Zonin – risultati e analisi di bilancio 2012

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La performance ecoomico-finanziaria di Zonin nel 2012 è andata ben oltre le aspettative che avevamo condiviso con il management dell’azienda  a gennaio di quest’anno. Non solo. Zonin, con un recupero di margini prodigioso va chiaramente controcorrente all’interno del settore e lo fa nonostante sia strutturata come un’azienda di sola produzione e trasformazione (e quindi teoricamente esposta all’incremento dei prezzi delle materie prime, che tanto hanno danneggiato i bilanci delle aziende vinicole, come ci capita di commentare di questi tempi). Invece, con vendite in crescita ininterrotta dal 2006 a questa parte (lo scorso anno raggiunta grazie all’estero), finalmente nel 2012 i margini si riportano su livelli consoni (8-9% MOL/vendite) e l’azienda torna a remunerare in modo consono il capitale (13% sul capitale investito, 7% post tasse per gli azionisti). Il 2013, a leggere la relazione sembra essere un anno più riflessivo, a leggere la relazione, dove l’obiettivo è mantenere un buon livello di vendite grazie all’estero e ripetere i risultati di quest’anno.

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Sartori – risultati e analisi di bilancio 2012

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Come aveva anticipato nella relazione al bilancio 2011, il 2012 e’ stato un anno di forte sviluppo commerciale per Sartori. Scorrendo i numeri, pero’, se e’ evidente l’incremento delle vendite e’ altrettanto evidente che la tendenza al rialzo dei prezzi delle uve si e’ portata via una bella fetta dei margini aziendali. Cio’ e’ tanto piu’ vero per Sartori, che ha una struttura aziendale incentrata soltanto sulla trasformazione del prodotto e non e’ integrato nella fase agricola. Le vendite raggiungono, come dice la relazione, il massimo storico di 45 milioni di euro, mentre il MOL scende del 25% a 2.5 milioni. La struttura finanziaria peraltro migliora leggermente, con un calo del debito di 1 milione di euro a 7 milioni, facilitato dalla riduzione del capitale circolante. Il messaggio per il 2013 e’ molto prudente: dato lo scenario difficile, la strategia commerciale di Sartori e’ improntata alla prudenza e gli incrementi dei prezzi forzati dal maggior costo delle materie prime probabilmente si faranno sentire; è quindi immaginabile una ulteriore discesa dei margini. Inoltre all’estero, che per Sartori e’ particolarmente importante, non ci si aspetta di crescere come negli anni precedenti, anzi: avendo abbandonato alcuni contratti a basso margine, i volumi sono destinati a scendere del 15/20%. Guardiamo i numeri.

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  • Le vendite chiudono a 44.8 milioni, di cui poco piu’ di 9 sono realizzati in Italia, in crescita del 3%, mentre all’estero il fatturato balza del 12% a 35 milioni. In Italia le vendite sono state supportate dalla grande distribuzione, mentre il canale tradizionale e’ rimasto stabile, mentre all’estero ci sono state due tendenze: un andamento molto positivo nei mercati anglosassoni (Regno Unito +21%, USA +20%,  Irlanda +26%) e del Giappone, parzialmente compensato dalla negativita’ di alcuni mercati probabilmente europei dove la pressione sui margini ha convinto Sartori a ridurre l’export.
  • Come dicevamo i margini sono stati sotto pressione. Il costo degli acquisti esterni e’ salito al 68.5% delle vendite, il livello piu’ elevato degli ultimi 5 anni e questa e’ stata la determinante della riduzione del MOL, che si e’ attestato a 2.5 milioni, contro i 3.3 dello scorso anno. Il margine e’ stato dunque del 5.5%, mai cosi’ basso dal 2009 a questa parte e molto lontano dai livelli pre crisi.
  • Con ammortamenti e oneri finanziari praticamente stabile e un po’ meno tasse il calo dell’utile netto e’ stato del 22% a 1.2 milioni di euro.
  • Dal punto di vista finanziario, Sartori è riuscita a rafforzare la struttura finanziaria pur distribuendo 0.8 milioni di euro in dividendi. Il debito, anche grazie al contenimento del capitale circolante ha toccato quota 7.1 milioni di euro, in calo di 1 milione rispetto al 2011. il rapporto tra debito e patrimonio scende cosi’ al livello minimo degli ultimi anni di 0.7, mentre il rapporto tra debito e MOL sale a 2.9x a causa del calo di quest’ultimo.
  • Nonostante l’annata cattiva, Sartori ha mantenuto un ritorno sul capitale nell’intorno della doppia-cifra, intorno al 10%, uno dei piu’ elevati nell’ambito del settore in Italia.
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Cantina di Castelnuovo del Garda – risultati 2011/12

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La Cantina di Castelnuovo del Garda (CCG da ora in avanti) è riuscita a crescere in fatturato anche nel 2012, nonostante un sostanziale calo della produzione, che si è peraltro concentrata nel segmento dei vini di qualità. Da notare, le vendite in Italia non sono andate così male come per altri operatori del settore, mentre hanno sofferto le vendite nell’unione europea per via delle minori spedizioni di vino sfuso (compensate da quelle nel resto del mondo). L’aumento delle quotazioni dei vini si è riflettuto in un incremento della remunerazione delle uve apportate dai soci, che però sono state in volume molto inferiori a quelle dello scorso anno. La stessa cosa succederà nel 2013, dato che i conferimenti sono stati soltanto il 2% superiori a quelli del 2011. Dopo la fine dell’esercizio la cooperativa ha aperto un nuovo punto vendita a Verona, che si aggiunge a quello aziendale. Andiamo nel dettaglio dei risultati. Continua a leggere »