produzione di vino


Classifica delle DOC/DOCG italiane 2011 – dati Federdoc

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Devo dire che il rapporto Federdoc 2011 sulla produzione dei vini di qualità è migliorato in modo significativo ed è molto più completo del 2010. Non ci siamo ancora però i passi avanti sono tangibili. Con un po’ di pazienza, data input e trucchetti excel posso oggi presentarvi la classifica aggiornata al 2011 delle denominazioni ad origine italiane. Che cosa se ne deduce? Al di là degli andamenti di singole denominazioni, mi pare che si possa concludere che le denominazioni in chiara crescita sono quelle relative ai vini spumanti: sono grandi (quindi notorietà del marchio ed efficacia delle campagne promozionali) e il prodotto “funziona” con i nuovi stili di consumo. Il Prosecco e l’Asti sono nel 2011 la prima e la seconda DOC/DOCG Italiana. La seconda conclusione è che il consolidamento del settore su meno denominazioni non si sta verificando, anzi. Aumentano le denominazioni geografiche, “non storiche” tipo Sicilia o Piemonte, che a casa mia sarebbero delle IGT.  Buona fortuna. Terza conclusione, mi sembra che nel 2011 sia andata meglio la produzione delle DOC rosse che non di quelle bianche e geografiche, almeno a guardare i dati delle prime 10 denominazioni. Detto questo, affondiamo nei numeri come al solito.

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Produzione di vino nel mondo – aggiornamento OIV 2012

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Presentiamo oggi i dati di produzione mondiali appena rilasciati da OIV. Si tratta del secondo set di dati relativo al 2012, dopo la prima stima formulata a fine 2012. La nuova stima è leggermente superiore alla precedente con 251 milioni di ettolitri (erano 248 milioni nella prima stima). Si tratta sempre di un netto calo rispetto ai 267 milioni di ettolitri del 2011 (anch’essi rivisti da 264 milioni del precedente report). In un post nei prossimi giorni vedremo come si confronta con i consumi mondiali, che OIV prevede siano stabili intorno ai 245 milioni di ettolitri (prima di considerare gli usi industriali). Le stime sono state cambiate in modo molto significativo per i paesi europei e per il Cile (strano ma vero, dato che i numeri dei produttori “sud” dovrebbero essere già stabilizzati). La conclusione è piuttosto semplice: la vendemmia 2012 sembra essere migliore delle prime stime in Francia e Cile, peggiore in Italia (sul piede dei 40 milioni di ettolitri, come già sappiamo bene) e non così catastrofica in Francia. Analizziamo brevemente i numeri.

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Le giacenze di vino nell’Unione Europea – aggiornamento 2012

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Il tema delle scorte di vino, diventato scottante qualche anno fa, sembra oggi essere in ombra in virtù del forte incremento dei volumi di export e del calo produttivo delle ultime vendemmie. Tali fenomeni, peraltro, sembrano essere più riferibili al caso spagnolo e a quello italiano, dove la combinazione di espianti e di due vendemmie quantitativamente scarse (2011 e 2012) ha riportato in alto le quotazioni delle materie prime. Ma passiamo oltre. Questi dati, rilasciati dall’Unione europea, ci dicono che ci sono in Europa 160 milioni di ettolitri di vino a inizio campagna 2012/13 (quindi giugno 2012), prima della recente vendemmia. Siamo circa 15 milioni di ettolitri sotto il picco degli ultimi anni (170m/hl), ma questo numero si confronta con una produzione in rapida discesa: le scorte di 170-175m/hl si riferivano a un periodo in cui la produzione superava i 180m/hl. Negli ultimi due anni siamo scesi a 155m/hl circa e per il 2012 (quindi successivo alla campagna) OIV stima 140-145m/hl. Il che ci porta a dire che se è vero che le scorte calano, è altrettanto vero che la produzione cala più velocemente.

Se nel 2011 con 155 milioni di ettolitri di produzione le scorte sono scese di 5 millioni, nel 2012 con 140 milioni di prodotto, anche considerando 6-7 milioni di ettolitri di calo di consumi e export, ci dovrebbe essere ulteriore progresso.

Nel confronto nazionale, vi accorgerete che le scorte sono più ingenti in Francia, sia in termini assoluti che relativi alla produzione, mentre in Italia ci si mantiene intorno a un anno di produzione (calante) e in Spagna si segnano i maggiori progressi “relativi”. Passiamo ai numeri.

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Francia – produzione vino e superfici 2011, stima 2012

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Aggiornamento sulla Francia per il weekend de I numeri del vino, con i dati di Agreste sulla produzione 2011 (ufficiali e finali) e le stime aggiornate a Novembre sulla produzione totale. Le superfici vitate francesi continuano a calare (-3% nel 2011), soprattutto nella parte dei vini mentre crescono leggermente sul segmento adibito ai vini da distillare. La produzione nel 2011 è stata eccellente, ma è il 2012 si prospetta, come vedete dai grafici, come un’annata molto povera. Interpolando le rese per ettaro e la superficie vitata possiamo dire che nei prossimi anni la Francia in annate normali dovrebbe produrre circa 45 milioni di ettolitri di vino, circa il 20% in meno di quanto non facesse 10 anni fa. Addentriamoci nei numeri.

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Nuova Zelanda – produzione, superfici e settore vino – aggiornamento 2012

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Fonte: New Zealand Wine

Il post annuale sulla Nuova Zelanda ci porta quest’anno alcune novità e parecchie conferme. Tra queste ultime, giova ricordare la stabilizzazione della produzione (intorno a 2 milioni di ettolitri) e delle superfici vitate (33-34mila ettari), che restano fortemente focalizzate su alcune varietà di vino, primo tra tutti il Sauvignon. Tra le novità, è molto interessante la stabilizzazione dei prezzi delle uve all’origine, pur su un livello ben più basso dei picchi di qualche anno fa. Ciò dovrebbe consentire una stabilizzazione dei margini di profitto delle aziende locali, che non crescono più come un tempo. Di certo, l’industria del vino neozelandese appare, mai quanto oggi, dipendente dai mercati esteri: il 90% e più della produzione del 2012 è destinato all’esportazione. Siccome si stima che il mercato locale assorba circa il 30% della produzione, in una annata come il 2012 “da 1.9-2m di ettolitri” la Nuova Zelanda non produrrebbe abbastanza vino da soddisfare la domanda (a quel prezzo). Giova infine ricordare che la strategia della nazione è tutta improntata sul vino di qualità e sulla valorizzazione del prodotto nei principali mercati esteri che sono Australia, Regno Unito e Nord America (quasi un miliardo degli 1.2 miliardi di export totale).

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