Australia


Australia – esportazioni di vino 2015

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Nei dati sulle esportazioni di vino australiano cominciano a esserci più luci che ombre, dopo un quinquennio abbondante di sofferenza. I dati che commentiamo oggi sono strutturalmente diversi da quelli degli scorsi anni, perchè siamo passati dai dati di Wine Australia, sempre più poveri e sempre più a pagamento (!) a quelli di UN Comtrade, che sono perfettamente sovrapponibili nei grandi numeri ma molto più dettagliati e, soprattutto, gratuiti (due punti esclamativi qui, !!). Tornando ai nostri dati, con 2.17 miliardi di dollari locali, l’export è balzato del 16%. Un aiuto molto importante è stato fornito dalla svalutazione del cambio, che ha subito un calo del 17% rispetto al dollaro americano (uguale a quello successo all’euro), ma certamente ci sono molti aspetti positivi, quali il fatto che: 1) i volumi esportati continuano a crescere in modo graduale dal 2013 a questa parte; 2) la pressione competitiva su alcuni storici mercati come il Regno Unito o gli USA sono stati ora rimpiazzati da un grande successo in Cina e Hong Kong. Qualche ombra resta, peraltro. La più importante è che la crescita dei volumi continua a essere spinta dai vini sfusi, che ormai sono esportati in quantitativi importanti (oltre 4 milioni di ettolitri). Ma andiamo ad analizzare i dati di dettaglio.

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Treasury Wine Estates – risultati primo semestre 2015/16

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I risultati del primo semestre 2015-16 mostrano il ritorno di TWE alla crescita sia delle vendite che dei margini. Come abbiamo già commentato nei post precedenti, l’azienda viene da un lungo percorso di rilancio, cominciato con la svalutazione degli eccessi di scorte, la ridefinizione delle priorità del portafoglio, fino appunto al rilancio commerciale. Certamente non è stato solo questo: la svalutazione del dollaro australiano è continuata nel semestre, -11% in media per l’azienda, aiutandola a sfondare nel mercato asiatico e a migliorare i margini in tutte le aree di attività. Non solo, come sapete TWE ha annunciato l’acquisizione di Diageo Wines per 600 milioni di dollari americani, che viene consolidata da gennaio (quindi non compresa in questi numeri che vanno da luglio a dicembre 2015) e che non determina un significativo cambio della struttura finanziaria, che non mostrava debito a fine anno. Tornando ai numeri del semestre, le vendite di 1.08 miliardi di dollari locali crescono del 22% e l’utile operativo prima dei costi generali raggiung 146 milioni di dollari, +72%. In entrambi i casi la metà di questa crescita viene dai cambi, l’altra metà dal processo di rilancio. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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La produzione di vino nel mondo 2015 – prima stima OIV

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OIV dice 275 milioni di ettolitri, +2% rispetto al 2014. Poi dice che l’Italia ha prodotto più della Francia e questo è stato il motivo di tante discussioni e celebrazioni recenti. In verità, se guardiamo i dati prodotti da OIV negli ultimi dieci anni, l’Italia ha prodotto più della Francia in sette. Difatti, la media decennale di produzione di vino e mosti per l’Italia è di 47.6 milioni di ettolitri, mentre per la Francia soltanto di 46.0 milioni di ettolitri. Che altro si evince dal rapporto? Beh, certamente che la produzione europea ha definitivamente finito di calare, poi che il Cile e il Sud Africa sono le due nazioni che sono riuscite strutturalmente ad aumentare la produzione nel decennio e, come abbiamo anticipato sopra che il 2015 è stata una buona annata, a livello mondiale circa l’1-2% sopra la media storica e l’anno scorso rispettivamente.

Nota: a proposito, grazie all’indagine di Michele Sartori, possiamo oggi avere un’idea del motivo per cui i dati OIV differiscono da quelli ISTAT (sono più elevati): la ragione è che includono fecce, mosti e succhi (queste ultime due categorie dovrebbero di fatto essere escluse ma in realtà non lo sono).

Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Australia – produzione di vino 2015

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Nel 2015 l’Australia ha registrato una vendemmia costante a 12 milioni di ettolitri circa e un recupero piuttosto significativo dei prezzi delle uve (+15%), frutto della combinazione di un miglior clima macroeconomico e del recupero del prodotto australiano in alcuni mercati esteri, anche supportato dalla svalutazione del dollaro australiano. L’associazione locale continua comunque a mostrarsi preoccupata, dato che con 845 milioni di dollari di valore della produzione ai prezzi di base l’industria resta largamente in perdita. Vista la serie storica c’è da immaginare che le cose possano andare meglio sopra il miliardo di valore: nel 2015 si stima che soltanto il 10% della produzione sia profittevole (11% nel 2014), con una quota del 5% in pareggio e dell’85% in perdita (84% lo scorso anno). Andiamo a leggere i numeri insieme.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento primo semestre 2015

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Fonte: dati delle dogane, ISTAT, Corriere Vinicolo

Le dinamiche valutarie stanno fortemente influenzando le posizioni nel commercio globale di vino. La rivalutazione del dollaro americano è particolarmente evidente nel primo semestre, in cui si confronta il periodo più debole del recente passato (1.37 nei primi 6 mesi 2014) con il momento in cui la valuta americana ha raggiunto il suo picco (per una media sul semestre di 1.116): quindi, +23%. Non devono dunque stupire i balzi del 20% dell’export americano, quando tradotto in Euro, e del 16% delle esportazioni cilene. Non deve nemmeno stupire che la “posizione” dell’Italia si sia leggermente deteriorata per questo motivo, dopo anni in cui abbiamo costantemente guadagnato qualche fettina nella torta del commercio mondiale a valore (perdendola peraltro in termini di volumi). Il quadro generale vede un incremento dell’8% del valore dei vini esportati dai 9 principali paesi produttori, da 9.6 a 10.4 miliardi di euro, dopo un calo del 2-3% registrato nel primo semestre 2014. Questo dato, come dicevamo, sconta un effetto cambio molto difficile da scorporare, ma siccome il vino viene principalmente prodotto in Euro e sempre più bevuto in dollari, probabilmente togliere l’effetto cambio significa anche ignorare una parte importante della storia. Andiamo ai dati.

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