
Dopo un paio di anni di assenza dal blog, torno a commentare il bilancio Antinori, che ho da qualche giorno ricevuto. A costo probabilmente di ripetermi sull’argomento, Antinori è nell’ambito del vino italiano una punta di diamante che combina integrazione verticale (leggi margini elevati), solidità patrimoniale (leggi debito basso) e azionisti che reinvestono nell’attività (leggi non prendono dividendi). I risultati 2010 e 2011, per cercare di ricongiungermi all’ultimo commento hanno visto un cambio significativo nei marchi distribuiti dal gruppo (ora Antinori è distributore di Perrier Jouet, mentre prima distribuiva Krug, con un fatturato che ancora non si compensa pienamente), ma non solo: la crisi ha soltanto temporaneamente colpito i margini, mentre dopo anni di pesanti investimenti dal 2009 in avanti l’impegno si è ridotto, consentendo una continua e rapida discesa del debito, ormai sceso a meno di due volte il MOL e a un quarto del patrimonio netto. La conclusione è che Antinori è uscita dalla crisi più forte di prima e forse con qualche punto di domanda in più, dato che la sua struttura finanziaria potrebbe consentire di fare dei passi in avanti nel consolidamento dell’industria vinicola italiana. Mi fermo qui e passo ad analizzare i risultati 2011.





