2011


Advini – risultati e analisi di bilancio 2011

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Advini continua a comprare attivita’ e a crescere, anche se gli utili ancora non si vedono e il debito cresce. Va dato onore a questa azienda che e’ tra le poche nel mondo del vino che ha mire esplicitamente espansionistiche e che nel corso degli ultimi anni ha messo sul tavolo soldi (20 milioni soltanto nel 2010-11) e azioni (circa il 10% del capitale e’ andato alla famiglia Laroche in cambio del loro Domaine) per crescere. Il piano di crescita si chiama “Opus Vini 2015” e prevede: (1) la crescita e lo sviluppo dei marchi critici per il gruppo, che nel 2011 sono cresciuti del 4%; (2) il rafforzamento della struttura distributiva all’estero; (3) l’integrazione delle strutture centrali per risparmiare sui costi; (4) la continua acquisizione e integrazione di nuove aziende vinicole, soprattutto in Francia. A fronte di questo piano, Advini si attende una crescita delle vendite del 10% o piu’: per il momento i dati del primo semestre (che trovate in fondo al post) sulle vendite parlano di un +8%, ma con una chiara accelerazione nel secondo trimestre a +11.5%. Ma per ora vediamo i numeri del 2011, che come vi ho anticipato sono piuttosto “poveri” soprattutto a livello di utili e di incremento del debito…

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Lazio – produzione di vino e superfici vitate – aggiornamento 2011

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Siamo alla fine della discesa? La produzione di vino del Lazio sembra essersi stoppata nel 2011, dopo anni di costante e sostanziale calo e una superficie vitata che nel corso degli ultimi 10 anni si è dimezzata. Diminuisce anche la produzione di vini di qualità: fino al 2008 potevamo dire che il Lazio riduceva la produzione di vini da tavola per concentrarsi sui vini di qualità: dal 2009 a questa parte la produzione di questi ultimi è rimasta stabile mentre sono calate sia la produzione di vini DOC/DOCG che quella di vini IGT. Il Lazio produce il 2.8% del vino italiano, il 3% del vino DOC e  l’1.5% del vino IGT: nel 2006 produceva il 5% del vino e il 7% del vino DOC italiano.

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Baron de Ley – risultati 2011

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Baron de Ley non è stato nel 2011 immune dalla crisi spagnola: le vendite nel mercato domestico sono scese per il quarto anno consecutivo, e non di poco. Anche gli ultimi dati alla fine del primo semestre mostrano un ulteriore, seppur meno pronunciato decremento. I risultati che analizziamo oggi però ci parlano di altre cose, e cioè del grande sforzo dell’azienda di ridurre il capitale circolante e gli investimenti per migliorare il profilo di generazione di cassa. L’utile è stato molto più basso dell’anno scorso a causa degli eventi straordinari, mentre l’utile operativo è leggermente cresciuto. Nel primo semestre i margini hanno mostrato un ulteriore incremento. Vediamo i punti chiave:

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Campania – produzione di vino e superfici vitate – aggiornamento 2011

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La Campania continua a produrre buoni quantitativi di vino, o comunque non è una delle regioni “in declino” ma non riesce a spostare il suo potenziale produttivo verso la produzione di vini di qualità. Anche nel 2011, la produzione totale di 1.7 milioni di ettolitri è diretta principalmente verso i vini da tavola, che rappresentano i tre quarti della produzione totale: una situazione non dissimile da quella di 5 anni fa. L’economia del vino regionale cala del 4% circa rispetto al 2011: la Campania “produce” 72 milioni di euro in valore nel settore vinicolo, di cui 60 milioni nella trasformazione diretta in vino, con una quota del 2.4% sul totale italiano di 3.1 miliardi di euro.

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Toscana – produzione di vino e superfici vitate – aggiornamento 2011

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I dati prodotti da ISTAT per la regione Toscana sono molto particolari sotto diversi punti di vista. Per prima cosa, la produzione di vino è la più bassa degli ultimi anni, 2.5 milioni di ettolitri contro una forchetta storicamente compresa tra 2.8 e 3 milioni di ettolitri. Di più, l’annata è stata pessima per i volumi di vino rosso, che hanno toccato quota 1.9 milioni di ettolitri, contro il range di 2.2-2.4 milioni di ettolitri storico. I vini bianchi hanno invece superato quota 0.5 milioni di ettolitri, tornando sul livello del 2005-2006. Ciò che “aggrava” ancora di più il quadro è che il mix di produzione peggiora, e cioè che il calo si concentra soprattutto nei vini a denominazione di origine. Vediamo i numeri.

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