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Constellation Brands – risultati primo trimestre 2014/15

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Constellation Brands ha completato con il primo trimestre il “giro di boa” dell’acquisizione delle attività nel segmento della birra. Proprio queste, da qualche trimestre, stanno spingendo gli utili aziendali, anche oltre le aspettative del management (che infatti ha rivisto al rialzo gli obiettivi 2015). Invece, in un trimestre che comunque tipicamente conta poco, il business vino langue, con volumi in calo soprattutto nel mercato americano. Le vendite sono calate del 4% in volume in USA: la metà di questo calo è dovuto al “destocking” (cioè quando gli anelli intermedi della catena distributiva decidono di ridurre le scorte), ma l’altra metà è dovuta a un calo delle vendite finali, pari a circa il 2%. Per la prima volta da quando Cbrands “separa” i brand importanti dagli altri, anche i primi segnano un andamento di volumi negativo. Detto questo, la partita del 2015 si gioca sui prossimi trimestre e sopratutto sulla birra, che sta dando un forte contributo al calo del debito. Nel trimestre terminato a maggio, il debito netto di Constellation Brands è sceso a 6.4 miliardi di dollari, rispetto a 7 miliardi di fine febbraio e al picco di 7.2 miliardi toccato subito dopo l’acquisizione delle attività americane di Corona.
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Baron de Ley – risultati 2013

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Ritorniamo dopo un paio di anni su Baron de Ley, una delle aziende leader del vino in Spagna focalizzata sulla più grande e rinomata zona vinicola, la Rioja. Leggere il bilancio di Baron de Ley è piuttosto difficile, in primo luogo perchè i termini finanziari in spagnolo sono difficili, e in secondo luogo perchè l’azienda ha una logica talvolta un po’ speciale. Dal riacquisto delle azioni degli anni scorsi (continuato anche nel 2013 per 10 milioni di euro), al forte profilo di generazione di cassa che si combina con risultati non così eclatanti. Il 2013 è stato di nuovo un anno difficile, come molti di quelli recenti a causa della crisi del mercato interno. Le vendite non sono più scese come in passato mentre i margini sono scesi al livello più basso degli ultimi anni, complici un mix di fatturato meno positivo e, presumibilmente, lo spostamento di fatturato verso aree meno profittevoli. Il mercato per Baron de Ley sta un po’ cambiando, soprattutto in Spagna, dove la domanda si sta spostando verso i vini bianchi: per questo l’azienda ha piantato 48 ettari di vigneti a Chardonnay, Verdejo e Sauvignon Blanc, portando il totale a 887 ettari. Leggiamo insieme i dati del bilancio dunque.

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Treasury Wine Estates – risultati a dicembre 2013

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Potrei dilungarmi in innumerevoli analisi sui conti di TWE (giugno-dicembre 2013) annunciati il 20 febbraio, ma la realtà dei fatti è piuttosto semplice: se fino a qualche mese fa il business era tenuto in piedi dall’Australia e dalle esportazioni in Asia (con l’America in calo e l’Europa ormai irrilevante), ora anche questo pilastro sta venendo a mancare.Ormai piove sul bagnato, dato che non è di molto tempo fa la notizia della megasvalutazione in USA del magazzino di vini comuni. Riassumiamo: TWE è in estrema difficoltà, nonostante in questa fase sia aiutata dal cambio. Non genera più cassa: da una situazione di disponibilità è passata a 300 milioni di dollari australiani di debito, che sarebbero 400 se non avesse scontato i crediti con le banche. Sta attraversando una (ulteriore) dolorosa rifocalizzazione del business sui vini di alta qualità ma i numeri sono decisamente sotto le aspettative del mercato e del management, e le cattive notizie non sembrano essere terminate a Dicembre, ma continueranno anche nella prima parte del 2014…

…ma come abbiamo letto di recente sul Financial Times, gli avvoltoi cominciano a girare intorno all’animale in agonia…

Andiamo a leggere qualche numero.

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Lanson BCC – risultati 2014

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Se Vranken Pommery non ha dato numeri positivi, non si può dire che i concorrenti di Lanson BCC abbiano fatto meglio nel 2014. Manca ancora all’appello delle nostre review Laurent Perrier, ma già posso anticiparvi che il calo dell’utile operativo è stato superiore al 10%, a causa della pressione sui margini. Tornando a Lanson, il quadro del 2013 è di un incremento delle vendite del 4% ma di una riduzione del 4-5% degli utili. Il mancato incremento dei volumi e la forza dell’euro (qui tutti i costi sono in Euro!) hanno certamente avuto un ruolo nello spiegare il calo dei margini. I debiti restano leggermente superiori al magazzino, anche se la distanza diventa ormai esigua. L’azienda si rifiuta di dare indicazioni sul 2014. Conclusione: possiamo già dire che ancora una volta chi ha vinto nel settore degli Champagne è il leader di mercato LVMH, che con la sua potenza di fuoco (che include anche diversi grandi vini fermi di Bordeaux e, da qualche mese, Clos de Lambray in Borgogna) ha un vantaggio e dei margini che le piccole aziende del settore non possono nemmeno sognare…

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Concha y Toro – risultati 2013

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I risultati 2013 di Concha y Toro che commentiamo oggi sono piuttosto importanti, perchè dopo due anni di vera sofferenza dei margini il secondo semestre ha marcato un deciso cambio di direzione. Molte cose continuano a non funzionare, come per esempio le vendite domestiche di vino, ma altre sembrano aver preso una piega meno negativa che in passato, come per esempio l’andamento di Fetzer in USA. Inoltre, i recenti investimenti nelle strutture distributive in nuovi mercati stanno cominciando a pagare in termini di accelerazione delle vendite, per quanto continuino a farsi sentire sui margini. Il 2013 nel suo insieme non è stato eclatante, soprattutto visti gli sforzi profusi: le vendite crescono del 6%, il MOL solo del 3% e l’utile netto del 10%. Il secondo semestre però racconta una storia diversa: le vendite fanno +10%, il MOL +27% e l’utile netto cresce di oltre il 50%. Per questo motivo, possiamo attenderci un 2014 in ulteriore miglioramento… andiamo sui numeri.

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