produzione di vino


La produzione di vino nel mondo 2017 – prima stima OIV

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La pubblicazione della prima stima di produzione mondiale di vino da parte di OIV relativa al 2017 ha avuto quest’anno una risonanza particolarmente importante perché si tratta di un’annata anomala in diversi mercati, tale da portare la quantità di vino al livello più basso da decenni: 247 milioni di ettolitri. Si tratta di un calo rilevante (-7%) soprattutto considerando che si riferisce al totale globale e che viene dopo un 2015 già in calo (-3%). Quest’anno, al di là della dimensione, viene più sentito dalla nostra parte dell’Oceano perché siamo noi, italiani, francesi e spagnoli il centro delle cattive notizie. Ci sono però altri paesi che probabilmente subiranno delle conseguenze commerciali dalla cattiva annata; i cileni per esempio, che tornano sotto 10 milioni di ettolitri (non succedeva dal 2010) e mettono in fila il secondo anno negativo.

Tornando alle questioni più vicine a noi, il dato più negativo è quello della Francia, perché la loro vendemmia è del 18% sotto la media decennale, contro il -10% dell’Italia e il -8% della Spagna.

Allargando lo sguardo, è vero che la produzione è molto bassa ma è altrettanto vero che nei quattro anni precedenti la produzione era stata allineata (2014 e 2016) o superiore alla media (2013 e 2015) di 265 milioni di ettolitri, curiosamente per un eccesso cumulato sulla media storica di 24-25 milioni di ettolitri, che si confronta con i circa 18 che mancano rispetto alla media storica quest’anno. Quindi ci siamo mangiati in un anno una bella fetta dei 4 buoni anni passati, ma non sembra il caso di disperare, salvo dare delle letture strutturali (vedi clima) ai dati. Passiamo ai numeri.

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Nuova Zelanda – produzione e consumo di vino – aggiornamento 2017

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Fonte: New Zealand Winegrowers Incorporated

Il nome che vedete qui sopra, la fonte dei dati del post, è il risultato della fusione di tutti gli enti che in Nuova Zelanda si occupavano di vino. Ne hanno fatto uno solo, e giustamente si vantano di essere gli unici. Vero che il paese è piccolo e “nuovo” ma avere un unico organo di rappresentanza è un grande vantaggio: maggiore potere di influenzare le decisioni politiche locali sul settore, maggiori risorse per il supporto delle iniziative di promozione e via dicendo. Insomma, basta fare il vino buono. Bisognerebbe prenderne esempio.

Passando all’argomento all’ordine del giorno, i dati 2016/17 del vino neozelandese sono piuttosto positivi in un anno di leggero calo della produzione (-10% a 2.8 milioni di ettolitri, ma da livelli record del 2016.) Le superfici continuano a crescere con moderazione, ma soprattutto con focalizzazione su 4-5 vitigni chiave (e sul Sauvignon Blanc in particolare, ormai il 60% della superficie), le esportazioni continuano a crescere, purtroppo non seguite dal mercato locale che invece cala anche nel 2017. Mettendo insieme il valore delle uve salito del 4% nel 2015/16 e la produzione 2016/17 arriviamo a un leggero calo del valore prodotto (-5%), ma siamo su livelli comunque doppi rispetto cinque anni fa. Passiamo a guardare qualche dato insieme.

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La produzione di vino in Italia nel 2017 – stima ISMEA/UIV

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Fonte: ISMEA/UIV
Anche se normalmente non pubblico le stime di produzione fino a che non sono molto stabili, penso che la vendemmia 2017 sia talmente particolare da richiedere una maggiore visibilità. UIV e ISMEA hanno stilato la loro stima ufficiale con una produzione di vino e mosti attesa a solamente 40 milioni di ettolitri. Voltandoci indietro, ci troveremmo di fronte alla produzione più bassa di sempre. Le implicazioni sono ovvie: con un consumo interno stimato leggermente sopra il 20 milioni di ettolitri e un livello di esportazione all’incirca simile, la bilancia del vino è in deficit, considerando anche che una parte dei 40 milioni di ettolitri diventa mosto (probabilmente il 5%, e non necessariamente vino). Dire oggi cosa succederà è difficile però è chiaro che: 1) i prezzi del vino saliranno in modo significativo, mettendo pressione ai margini degli imbottigliatori; 2) non vince nessuno perché se i prezzi sono più alti c’è meno vino, quindi anche chi è molto integrato nella fase agricola avrà problemi a mantenere le vendite; 3) sarà una vendemmia e una produzione più costosa e nonostante questo è difficile che la qualità del vino sia paragonabile alle annate normali; 4) le esportazioni in volume caleranno, probabilmente parzialmente compensate dall’aumento dei prezzi, dato che l’annata è pessima anche in Spagna, Francia e, a leggere i dati di Concha y Toro, anche in Sudamerica. Quindi meno vino, più caro.

All’interno della vendemmia 2017, che ISMEA/Assoenologi ha battezzato con delle fasce di calo tra il 10-15% (estremo NordEst e Campania) e oltre il 30% (centro Italia e isole), vanno fatte alcune considerazioni relative al confronto storico. Ovvero, stiamo confrontando l’annata peggiore di sempre con l’annata migliore degli ultimi 10 anni. Quindi è chiaro che dire “vendemmia in calo del 26% rispetto al 2015” faccia un bel titolo del giornale che spinge il lettore a soffermarsi sull’articolo. Con un occhio un po’ più bilanciato, potremmo dire che si tratta di una pessima vendemmia, del 13% al di sotto della media storica 2006-2016 che è stata di 45.8 milioni di ettolitri. E all’interno di questa analisi più di lungo termine, il Nord Italia è soltanto l’8% sotto media grazie al Nord Est, mentre possiamo dire che la situazione è veramente difficile in centro Italia dove la produzione è del 30% inferiore alla media storica. Passiamo a un’analisi più dettagliata nel resto del post.

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Spagna – produzione di vino 2016

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La produzione di vino nel 2016 in Spagna si è mantenuta leggermente sopra le medie storiche a 38.8 milioni di ettolitri, che diventano 42.5 una volta aggiunti i mosti (in deciso calo). Se questo calo dei mosti è positivo per il mix di qualità della produzione è altrettanto vero che all’interno della voce “vino” sono i vini varietali e i vini da tavola a mettere a segno i maggiori progressi rispetto al 2015. Se per questi ultimi si tratta di un rimbalzo (+12%) all’interno di un trend calante, i vini varietali sono invece un vero e proprio fenomeno in crescita nella produzione di vino spagnola (con una connotazione spinta verso i vini bianchi) e rappresentano ormai il 18% della produzione, ben più dei vini IGT (11%). Da un punto di vista geografico, la produzione è sostenuta dal “serbatoio” della Castilla/Mancha, che cresce del 10% e rappresenta oltre il 50% della produzione nazionale. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Francia – produzione di vino 2016

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A differenza dell’Italia, la produzione di vino in Francia nel 2016 non è riuscita a riconfermare i buoni livelli raggiunti nel 2015. I dati che presentiamo oggi però vanno letti con attenzione, perché se è vero che la produzione è calata del 7% a 44.4 milioni di ettolitri, bisogna sottolineare alcuni dati “meno negativi” degli altri. Prima di tutto si registra un forte calo del prodotto destinato alla distillazione di Cognac e Armagnac, -14%, che impatta 1.2 dei 3.4 milioni di ettolitri del calo. Secondo, un altro mezzo milione di ettolitri di vino che manca fa parte della categoria “altri”, cioè dei vini non di qualità. Infine, esulando dai dati puramente produttivi, si assiste dopo diversi anni alla stabilizzazione del vigneto francese a 750mila ettari, dopo un calo strutturale durato diversi anni. Invece, da un punto di vista della produzione per area geografica, possiamo notare nel primo grafico come la produzione sia calata da tutte le parti meno che a Bordeaux, dove dopo diversi anni in calo si sono prodotti di nuovo 6 milioni di ettolitri di vino. Passiamo ad analizzare i numeri.

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