Spumanti


Esportazioni di vino italiano – aggiornamento primo semestre 2015

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Nel primo semestre le esportazioni italiane di vino chiudono a +6.5%, con un colpo di coda nel mese di giugno che le porta praticamente alla medesima velocità di quelle francesi (+6.2% come abbiamo commentato qualche giorno fa), e un filo davanti a quelle spagnole, che come vedremo a fine mese sono cresciute del 5.9%. Giugno è stato un mese eccellente (+13%) in un semestre molto ondivago, caratterizzato da una cattiva partenza (gennaio -6%) cui hanno fatto seguito dati molto positivi in Marzo, Aprile e giugno appunto. Nonostante una decisa ripresa delle importazioni (che discuteremo tra qualche giorno), anche la bilancia commerciale continua a progredire. Siamo a 4.92 miliardi di euro, abbiamo guadagnato 180 milioni di euro negli ultimi 12 mesi, soprattutto negli ultimi 6 mesi (130 milioni). Neanche a dirlo, le esportazioni sono trainate dagli spumanti, quelli DOP, che continuano a viaggiare a un ritmo superiore al 20%. Ma andiamo ad analizzare i numeri in dettaglio.

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Laurent Perrier – risultati 2014

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Laurent Perrier ha chiuso il 2014/15 con buoni risultati (vendite in moderata crescita e margini stabili), soprattutto se confrontati con quelli delle altre due piccolo quotate, in particolare nel mercato domestico. Non solo. Sta investendo pesantemente: nella struttura industriale, con il nuovo sito produttivo di Tours-sur-Marne (previsto iniziare l’attività durante il 2017), nella struttura commerciale, con l’apertura di Laurent Perrier Italia, nell’integrazione a monte, con l’acquisizione del négociant François Daumale che aumenterà la visibilità sugli acquisti del gruppo. Infine, ha anche cambiato il top management con la nomina di un nuovo amministratore delegato. Come vi dicevo, i numeri che tra breve scorriamo nel particolare sono buoni: le vendite crescono del 5%, con un piccolo aiuto dei cambi (+2%) ma soprattutto con un incremento del 2.6% del prezzo mix (il modo migliore per crescere in un segmento come lo Champagne dove i volumi sono sostanzialmente cappati); i margini sono stabili, come l’indebitamento, nel quadro di una politica di dividendi costante. Sebbene siamo lontani dai risultati di picco del 2007-08, LP è certamente la meglio posizionata tra le quotate, con un incremento del 3% dell’utile operativo contro un calo del 16% per Lanson e del 7% per Vranken (-5% per la divisione vini/champagne di LVMH).

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Vranken Pommery – risultati 2014

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Anche per Vranken Pommery il 2014 non è stato un anno generoso. Il business, più diversificato di quello di Lanson, ha subito una minore pressione sui margini ma il tema della debolezza della Francia ricorre anche in questo caso. Vranken ha ristrutturato la sua attività nei vini fermi, apportandola a una JV, con un’operazione neutra sul fatturato ma leggermente negativa sui margini. Senza quella, i numeri sarebbero stati stabili. Il 2014 è stato dunque un anno di “riordino” dell’attività e di leggero calo del debito, che resta una priorità anche per il 2015, quando i numeri saranno diversi (meno fatturato e meno margini) per via del trasferimento di parte dell’attività alla joint venture. Nei primi 3 mesi dle 2015 le vendite infatti calano da 54 a 46 milioni, ma sarebbero cresciute del 3% a perimetro comparabile, mentre le vendite dei vini della società Listel, apportata nella joint venture, sono cresciute del 9%. Andiamo ad analizzare qualche numero insieme.

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Guido Berlucchi – risultati 2014

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Oggi riprendo in mano i numeri di una famosa azienda spumantistica italiana, Guido Berlucchi. Ci riesco grazie a un buon samaritano che mi ha procurato i bilanci, che invece non ho ricevuto dall’azienda. Siccome sono diversi anni che non la guardiamo, vale la pena una “re-introduzione con commento”. Azienda di dimensioni molto significative della Franciacorta (oltre 40 milioni di fatturato contro 28 milioni di Ca del Bosco, per intenderci), piccola esposizioni ai vini fermi (soprattutto toscani), margini elevati (circa il 20%, una volta, molto elevati, oltre il 30%), fatturato in leggero recupero di recente ma chiaramente impattato dalla crisi italiana (-17% tra il 2010 e il 2012), cui l’azienda è esposta per la quasi totalità del business (o almeno lo immagino, non essendoci una suddivisione del fatturato). Negli ultimi anni la strategia si è focalizzata sulla dismissione di attività non caratteristiche (ospitalità), e sul contentimento del capitale circolante, che hanno prodotto un prodigioso milgioramento della struttura finanziaria. Con 8 milioni di euro in cassa a fine 2014 è solidissima, ma la crisi italiana gli ha tarpato le ali dello sviluppo del business… sarebbe ora di mettere tutta questa potenza di fuoco al lavoro…

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Santa Margherita – risultati 2014

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Nel 2014 Santa Margherita ha raggiunto la soglia di 110 milioni di fatturato (+8%), ha aumentato gli investimenti (in particolare nella controllata Ca del Bosco, posseduta al 60%) e di oltre il 15% la distribuzione di dividendo agli azionisti. Un anno soddisfacente, che mette nelle condizioni il management di promuovere un nuovo ambizioso piano, anche considerando possibili acquisizioni per arricchire il portafoglio . Intanto, restiamo sui numeri 2014, che beneficiano della ripresa nel mercato italiano, forse il miglior anno degli ultimi dieci, mentre all’estero il gruppo mantiene un ritmo di crescita vicino alla doppia cifra. Andiamo insieme ad analizzare i numeri più importanti.

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