Cosi’ come Boizel, anche Vranken Pommery ha concluso il 2009 in modo tutto sommato dignitoso e, soprattutto, ha dato una indicazione di ripresa delle vendite di circa il 20% per il medio termine, con una cifra buttata li’ per il mercato: 320 milioni di bottiglie contro 293 milionbi del 2009. Non solo, Vranken Pommery ha anche comperato un altro produttore (Domaines Listel), attivo con 2000 ettari nella zona della Camargue e della Provenza. Vranken sembra quindi aver approfittato del momento di crisi del mercato per portare a casa un’acquisizione: vedremo nel 2010 se avra’ ragione, visto il peso dell’operazione sulla struttura finanziara del gruppo. Per ora, le indicazioni sui primi 3 mesi dell’anno (+11% a perimetro costante e +38% con dentro l’acquisizione sembrano dargli ragione). Questa acquisizione dovrebbe portare un fatturato di 55-60 milioni e un utile netto di 3 milioni circa (prima delle sinergie), che dovrebbe all’incirca compensare l’aumento degli oneri finanziari per finanziare l’acquisizione.
Francia
Le esportazioni 2009 dei principali paesi produttori di vino
2 commentiOggi provo a fare un breve riassunto dell’andamento dell’export 2009 dei principali paesi del mondo, a valle dei dati sull’export americano. Come sottolinea anche OIV il 2009 e’ stato il primo anno in cui il commercio mondiale di vino e’ sceso. In questo campione che include Francia, Italia, Spagna, Australia, Cile, USA, Sud Africa e Argentina, il calo e’ stato del 2% per i volumi e dell’11% per i valori, espressi in euro. In questo contesto discendente, l’Italia diventa il leader indiscusso nei volumi esportati con 19.5m/hl, mentre rafforza la sua posizione di n.2 del mercato mondiale del vino dietro la Francia. Una posizione, questa, che difficilmente sara’ migliorata (i francesi fanno il 60% piu’ di noi con il 23% di volume in meno) o minacciata (dietro di noi vengono spagnoli e australiani che hanno ben pochi motivi per sorridere). Quindi tutto sommato le esportazioni italiane sono andate bene relativamente al resto, un pochino aiutate anche dal rafforzamento del dollaro. Il problema dell’Italia e’ che un vero n.2 dovrebbe essere anche un solido n.2 nella qualita’, cioe’ nel prezzo mix: in realta’ n.2 nel 2009 ci siamo diventati grazie al crollo piuttosto eclatante degli australiani e nonostante le nostre stesse esportazioni siano calate come prezzo mix; siamo pero’ sotto la minaccia di americani e argentini, che mostrano un trend ascendente.
JeanJean – risultati 2009 e progetto di fusione con Laroche
nessun commentoOggi parliamo di Jean-Jean, anzi no, di Advini, perche’ questo e’ il nuovo nome dell’azienda francese dopo aver approvato la fusione con Laroche, altra azienda francese questa volta della Borgogna. Ne parliamo soprattutto per raccontare questa fusione, un’operazione che tanto sarebbe auspicabile anche nel nostro mercato. Come avevamo gia’ detto nei post precedenti, Jean Jean si caratterizzava per la strategia di crescita particolarmente aggressiva, con obiettivi di fatturato a medio termine molto ambiziosi. Ma questa volta e’ andata oltre: ha deciso di sommare i suoi 170 milioni di vendite con i 27 di Laroche per fare un gruppo da 200 milioni di fatturato. Per fare questo ha comperato il 10% di Laroche e poi ha dato ai suoi azionisti il 20% della nuova azienda. La famiglia Jeanjean si e’ diluita dal 73% al 49% del capitale, ma con una serie di vantaggi piuttosto significativa.
Cottin Freres – risultati 2009
nessun commentoI risultati 2009 di Cottin Freres sono stati martoriati sia dalla crisi che dalle decisioni dell’azienda di svalutare sia il valore del magazzino che quella degli avviamenti in bilancio. Di conseguenza, il 2009 (chiusura a settembre) ha mostrato una perdita netta di oltre 5 milioni, che ha eroso del 20% il capitale proprio dell’azienda. Peraltro, va detto che Cottin Freres non sarebbe stata profittevole (a partire dal margine operativo lordo in giu’) nemmeno senza i 4.7 milioni di euro di componenti stroardinarie incluse nel bilancio. Non tutte le cose sono state pero’ negative: come hanno fatto molte altre aziende, e’ stata l’occasione per far scendere il magazzino e ridurre il capitale circolante. Si e’ realizzata cosi’ una riduzione molto significativa dell’indebitamento, che sicuramente giovera’ ai conti 2010. Ma cosa dice l’azienda della Borgogna sul 2010? Che le cose vanno un po’ meglio e che ci si puo’ aspettare un ritorno al pareggio; per ora, nulla di piu’.
Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2009
nessun commentoLe esportazioni di Champagne hanno subito un forte calo nel corso del 2009, esclusivamente dovuto alle minori esportazioni. I dati finali pubblicati da CIVC infatti confermano che le vendite a volume (non sappiamo come e’ andato il prezzo-mix) sono rimaste stabili a 181 milioni di bottiglie, quando invece le esportazioni sono calate da 141 milioni di bottiglie a 112 milioni, cioe’ un calo del 20% secco. A dire la verita’, c’e’ una seconda serie di dati, che e’ quella della dogana francese, che ci fornisce dei numeri leggermente discordanti (i volumi sono in calo del 22% su questa statistica), ma ci fornisce anche una indicazione sul prezzo mix, che scende dell’8%, portando il calo totale delle esportazioni al 28% (confronto: circa -15% spumanti italiani). Se ipotizziamo che lo stesso calo si e’ verificato in Francia (in termini di prezzo-mix), potremmo concludere che il mercato in Francia e’ calato dell’8% circa e che il mercato totale e’ calato in valore di circa il 15-16%. Si tratta di numeri molto pesanti che mettono in luce il “trading-down” applicato dai consumatori, (1) sia a livello di categoria (c’e’ stato un travaso tra gli Champagne e i prodotti alternativi, come gli spumanti italiani che a volume sono addirittura in rialzo), che (2) all’interno della categoria medesima.












