2017


Lanson BCC – risultati 2017

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Il secondo semestre di Lanson ha dato qualche soddisfazione in più ma non ha consentito al gruppo di pubblicare dei buoni dati annuali. Stiamo sempre parlando di un business molto solido, con il marchio Philipponat dentro (12 milioni di vendite e 2 milioni di utile operativo), ma certamente i margini sono poco soddisfacenti e inferiori a quelli dei concorrenti (non di poco) e l’attività è scarsamente diversificata geograficamente, con il 92% delle vendite in Europa. Le cose stanno lentamente cambiando, comunque: le vendite in Asia sono raddoppiate dopo qualche anno buio, il debito è stato rifinanziato (con un costo inferiore all’1%) approfittando di una ulteriore crescita del magazzino e come anticipavamo sopra il secondo semestre ha visto una inversione di tendenza con una crescita del 5% delle vendite e dell’utile operativo. Ma come al solito del 2018 e delle attese del management non si parla! Passiamo ai dati.

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Veneto – produzione di vino 2017 e dati per DOC/DOCG 2016

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Con 8.5 milioni di ettolitri, il 16% in meno del 2016 ma non troppo distanti dalle medie storiche, il Veneto nel 2017 ha perso la leadership produttiva tra le regioni italiane, a vantaggio della Puglia dove ISTAT ha riportato un dato molto discusso (e non a torto) in crescita a quasi 10 milioni di ettolitri. Ma restiamo sul Veneto perché i dati mostrano un interessante taglio per categoria qualitativa: la continua crescita del Prosecco e del Conegliano Valdobbiadene hanno determinato una concentrazione del calo produttivo nelle categorie di vino non DOC. Addirittura, come vedrete dalle tabelle, la produzione di vini di qualità cresce per i vini bianchi; ma anche nel segmento dei vini di qualità rossi il calo è stato inferiore al 10%. A farne le spese sono i vini IGT, quasi dimezzati, e i vini comuni quasi scomparsi.

Nota di margine: a differenza delle altre regioni non includo i dati sulle superfici vitate in quanto chiaramente inconsistenti con le evidenze del passato. Per quanto riguarda Federdoc, invece, ho deciso di pubblicare lo stesso la tabella con la produzione di vini DOC 2016, che però come noterete è fortemente incompleta, causa gli enormi buchi contenuto nel rapporto di Federdoc, da ormai diversi anni.

Passiamo ai dati…

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Vranken Pommery – risultati 2017

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Nel 2017 il gruppo Vranken Pommery sembra aver cambiato rotta. Finalmente i margini hanno dato segno di ripresa, pur in un contesto di vendite stabili. L’azienda ha poi messo ordine al portafoglio vendendo Listel al partner Castel lo scorso luglio, per un incasso di 43 milioni di euro che ha dato una bella sforbiciata al debito, ritornato sotto il valore del magazzino (che per un’azienda della Champagne non è poco). La strategia del gruppo resta l’internazionalizzazione, con un focus particolare sul mercato americano, mentre dal punto di vista dell’innovazione di prodotto vale la pena segnalare l’entrata di Vranken nel segmento degli Champagne Brut Nature e il lancio di un metodo classico della Camargue che cerca di aggredire il mercato dei vini spumanti di più basso prezzo, con un riferimento chiaro agli stranieri (noi ma soprattutto gli spagnoli). L’evoluzione delle vendite nei primi mesi dell’anno è leggermente positiva. Ma intanto guardiamo a questi dati.

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Cava – produzione e vendite, aggiornamento 2017

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L’analisi di 12 mesi fa sull’andamento del Cava viene riconfermata con i dati 2017, con qualche nota positiva aggiuntiva, sostanzialmente legata al rimbalzo delle vendite nel mercato domestico. Il Cava è il principale spumante spagnolo, prodotto su una superficie di quasi 38mila ettari, da cui escono circa 250 milioni di bottiglie per un valore dichiarato (per la prima volta) dal consorzio DoCava di 1149 milioni di euro. Proprio l’andamento di questo numero, +6.5%, da l’idea della positività dei dati 2017, che arriva dopo anni piuttosto difficili dove il prodotto di punta degli spumanti spagnoli ha subito l’aggressione dei prodotti italiani (presumibilmente), nei suoi due mercati chiave storici: la Germania e il Regno Unito. Sono ormai anni che la diversificazione geografica sostiene il Cava: dal 2007 a oggi le consegne fuori dall’Unione Europea sono cresciute al ritmo del 4-5% annuo (e così è successo anche nel 2017), a fronte di un mercato domestico stabile/calante –il dato di +5% del 2017 è il primo positivo da tre anni – e di una leggera crescita nell’ambito dell’UE. L’attività del consorzio sta puntando a valorizzare prodotti di maturazione media (Reserva, tra 15 e 30 mesi), mentre sono sempre più in calo i prodotti “Gran Reserva”, e le nuove categorie, come per esempio quella “Bio”, in forte crescita ma ancora poco rilevante (4 milioni di bottiglie su 252). Passiamo ad analizzare qualche dato.

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Sartori – risultati 2017

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Proprio in un anno disgraziato per la produzione di vino Sartori mette a segno dei risultati di tutto rispetto. Ciò è in parte legato alla caratteristica peculiare dell’azienda, che non è impegnata nella fase agricola. In questo senso è probabile che gli impatti della scarsità di prodotto si facciano sentire più avanti, attraverso gli acquisti delle materie prime, invece che direttamente sul minor volume di uva prodotto nell’anno. Fatta questa premessa, Sartori è riuscita a difendere le sue posizioni in mercati critici come il Regno Unito (+6%), ma soprattutto ha fatto un balzo vicino al 20% delle vendite italiane. Ne esce un bilancio con 49 milioni di fatturato, +8% e massimo storico per l’azienda, e un EBITDA di 3 milioni, +11% dopo i dati non buoni del 2016. Nonostante un aumento del capitale circolante, l’indebitamento rimane sotto controllo. In questa relazione 2017 appare molto spesso la parola marketing e in questa direzione vanno gli sforzi (e i rilievi al mondo italiano del vino, bravo a fare ma non a vendere): Sartori ha aperto un punto vendita in Valpolicella, come già hanno fatto e stanno programmando alcuni colleghi in zona.

Per quanto riguarda il 2018, nonostante il calo produttivo del 2017 implicherà aumenti importanti dei prezzi delle materie prime, Sartori è riuscita a rinnovare la maggior parte dei contratti di distribuzione con la GDO e ha ulteriormente incrementato la sua presenza con un nuovo imporante contratto nel Regno Unito, che insieme al resto potrebbe portare circa 4.5 milioni di euro di fatturato aggiuntivo. Non poco per un’azienda che fattura 49 milioni di euro.

Ma per ora passiamo all’analisi dei dati 2017.

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