Lombardia


Santa Margherita – risultati e analisi di bilancio 2012

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Santa Margherita si avvicina anche in un anno difficile come il 2012 al traguardo dei 100 milioni di fatturato e lo fa mantenendo inalterato il livello (elevato) degli utili in un anno in cui la pressione dei costi delle materie prime si è fatta sentire. L’attività continua a essere trainata dal marchio Santa Margherita, mentre la forte esposizione di Ca del Bosco sul mercato italiano (oltre l’80% dei volumi) ne ha rallentato la crescita nonostante il +30% dell’export, a causa della forte crisi del mercato italiano. Gli altri “higlights” di questa annata del gruppo sono senz’altro il primo significativo progresso negli utili della controllata toscana di Pile e Lamole (pur restando una piccola parte del totale) e il passo verso una struttura più pesante in USA con la costituzione di una controllata locale. Infine, Santa Margherita si conferma un’azienda molto generosa con i propri azionisti, avendo distribuito 11 milioni di euro in dividendi, praticamente quasi tutto l’utile (stabile) di 12 milioni di euro. Nonostante questo, l’indebitamento è leggermente calato sia in valore assoluto sia in proporzione alla cassa generata e al patrimonio netto. Infine, una parola sull’evoluzione della gestione che nei primi mesi del 2013 sembra suggerire un ulteriore passo avanti nelle vendite, soprattutto per quanto riguarda  Santa Margherita. Passiamo ai numeri.

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Lombardia – produzione di vino e superfici vitate – aggiornamento 2011

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Principali punti:

  • La produzione totale è stata stabile a 1.3 milioni di ettolitri nel 2011. Nessuna provincia ha mostrato variazioni superiori al 5% rispetto allo scorso anno.
  • Continua a migliorare la qualità media del prodotto, con 1.1 milioni di ettolitri nel segmento DOC e IGT (rispettivamente stabile e in calo del 3%). I vini da tavola sono scesi nel 2011 a 200mila ettolitri (-13%): ormai rappresentano soltanto il 13% della produzione.
  • Nel corso del decennio, la produzione di vino in Lombardia sembra essere intonata verso una crescita: dal 2000 al 2011 i volumi sono cresciuti dell’1.6% annui con un incremento del 2.4% annuo in provincia di Pavia e dell’1.8% annuo in provincia di Brescia.
  • Nel più recente periodo 2008-2011 si vede più chiaramente l’accelerazione nello sviluppo della provincia di Brescia (Franciacorta), dove la crescita produttiva è stata del 4-5% annuo contro il livello dell’1-2% per Pavia.
  • Secondo i censimenti ISTAT, le superfici vitate sono rimaste stabili nel decennio 2000-2010 a circa 22300 ettari. I dati provinciali sembrano difficili da interpretare, in quanto mettono in luce un calo delle superfici vitate nel decennio nelle due province chiave (Brescia e Pavia), quando proprio queste province sono quelle che hanno fatto crescere la produzione regionale da 1.1. a 1.3 milioni di ettolitri annui.

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I risultati finanziari delle aziende suddivisi per regione – fonte: Mediobanca

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Il rapporto Mediobanca è talvolta ripetitivo però ha il merito di essere molto costante e di aggiungere ogni anno un pezzetto nuovo. Quest’anno (quindi con i dati 2010) c’è il primo tentativo di dare qualche dato aziendale cumulativo per regione, per far capire in quale modo la struttura produttiva del vino si è evoluta. I dati che sono qui allegati sono molto interessanti, e ci consentono di identificare la forte impronta delle cooperative in regioni come il Trentino Alto Adige e Emilia Romagna (margini e ritorni sul capitale bassi), l’attenzione all’impiego al capitale delle aziende venete e la forte integrazione verticale delle aziende toscane (margini largamente più elevati di tutti gli altri nel campione, presumibilmente grazie a Antinori e Frescobaldi). I dati si spingono anche a misurare il costo medio per dipendente, da cui si evince che i meglio pagati sono i siciliani, seguiti dai dipendenti delle aziende venete, dove però si realizzano anche i livelli più elevati di valore aggiunto per dipendente. Invece di proporvi le solite sbarre, oggi vi introduco a questo grafico che cerca di misurare come la regione si pone su un certo parametro (a destra quelli dove bisogna stare alti, a sinistra quelli dove bisognerebbe stare bassi, tipo il debito) rispetto alla media del campione Mediobanca.

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Lombardia – produzione di vino DOC/DOCG – aggiornamento Federdoc 2010

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La produzione di vini DOC in Lombardia ha toccato quota 860mila ettolitri nel 2010, secondo I dati pubblicati da Federdoc. Si tratta della produzione più elevata realizzata nella regione da quando guardiamo questi dati. Anche se il numero è leggermente diverso per ISTAT (circa 810mila ettolitri), sul record del 2010 anche l’istituto è d’accordo. Il panorama delle DOC lombarde sta cambiando a fronte di una frammentazione ulteriore di una delle DOC più significative a livello nazionale: Oltrepo’ Pavese. Dopo aver perduto lo spumante, andato sotto una denominazione a parte, sono stati separati alcuni vitigni dalla DOC base, confluiti in una DOC speciale. La più importante è la Bonarda dell’Oltrepo’ Pavese che ha quasi portato via il 50% dei volumi della DOC base. Molto difficile comprendere i motivi di tale decisione, ma tant’è.

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Lombardia – produzione di vini DOC e DOCG – aggiornamento 2009

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Fonte: Federdoc

In Lombardia secondo Federdoc si sono prodotti quasi 800mila ettolitri di vini a denominazione, un livello molto simile al record del 2007. Secondo ISTAT, invece, la produzione era leggermente piu’ bassa, circa 750mila ettolitri. Le cose da notare sono le seguenti:
• la crescita ininterrotta del Franciacorta che raggiunge 135mila ettolitri;
• la ripresa nella produzione di Oltrepo’ Pavese a 427mila ettolitri;
• il livello record della produzione di Lugana (da quando copriamo questi dati), a 56mila ettolitri, ormai terza forza del vino DOC lombardo.

Le tabelle sono allegate di seguito
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