Francia


La produzione di vino nel mondo 2015 – aggiornamento OIV

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OIV 2015 SECOND REV 1
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I dati aggiornati di OIV sulla produzione di vino 2015 non hanno portato sostanziali novità. Diciamo che la parola d’ordine sembra “stabilizzazione”. Stabilizzazione della superficie vitata mondiale, che sembra aver toccato il punto di minimo nel 2011-2012 a poco meno di 7.5 milioni di ettari vitati e ora veleggia a 7,534,000 ettari; stabilizzazione della produzione di vino che tra alti e bassi locali negli ultimi due anni è stata di 270 milioni di ettolitri circa, cinque più, cinque meno. Stabilizzazione anche dei consumi, che mai si sono ripresi dalla botta della crisi 2009, e stanno sempre intorno ai 240 milioni di ettolitri annui (magari ci facciamo un post più avanti quest’anno). Tornando all’argomento del giorno, la produzione 2015, l’ultima stima da 274.4 milioni di ettolitri, 6 in più del 2014, ma uno in meno rispetto a quello che era uscito a ottobre dell’anno scorso. L’Italia continua ad essere in cima alla lista, con 49.5 milioni di ettolitri (vi ricordo che ISTAT ha fornito una indicazione di 48.2 milioni di ettolitri per la produzione di vino, incluso mosti). Questa piccola discordanza mi serve per ricordarvi che i dati OIV che trovate in questo post differiscono in modo SOSTANZIALE con quelli che commentiamo dalle fonti dirette nazionali di produzione e che finchè non troverò il tempo (ma soprattutto il modo) di fare una “fonte Inumeridelvino”, continueremo a tenere i dati OIV sulla produzione mondiale “così come sono” anche se per alcune annate sembrano effettivamente fuori luogo. Passiamo a commentare i dati.

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Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento 2015

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export mondo 2015 0[wp_bannerize group=”ADSENSE”]

Come commentava qualche settimana il settimanale “il Corriere Vinicolo”, le esportazioni italiane potevano fare meglio. Il confronto con i grandi paesi produttori che proponiamo oggi lo mette chiaramente in luce, mostrando un andamento inferiore a quello della Francia, ma soprattutto un deterioramento nella seconda parte dell’anno, quando l’impatto del cambio ha raggiunto il suo massimo e le esportazioni italiane invece di accelerare hanno rallentato il passo. Tutto ciò è emerso nonostante il secondo semestre sia quello degli spumanti, il vero traino dell’export. Prima di addentrarci nei numeri, vi segnalo che i dati di questo aggiornamento sono migliorati rispetto ai precedenti grazie al contributo di UN Comtrade, che mi ha permesso di mettere a posto qualche serie un po’ zoppicante. Tornando ai dati, l’Italia resta saldamente al secondo posto “mondiale” nel commercio di vino, sia per quanto riguarda il valore (seconda alla Francia) che per quanto riguarda il volume (seconda alla Spagna). Nel grafico sopra noterete come se parametrati all’export di primi 11 paesi esportatori (ne ho aggiunti un paio…), siamo passati dal 22.1% al 21.6% dopo diversi anni di crescita quasi costante. Passiamo ai dati.

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Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2014

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sfuso mondo bis 2

Fonte: elaborazione inumeridelvino.it su dati UN Comtrade

Nelle infinite possibilità che vengono offerte dal database UN Comtrade, ho estratto oggi una serie di dati che riguardano i vini sfusi. Ma quanto rappresentano i vini sfusi sul trade mondiale di vino? Se guardiamo al 2014, l’ultimo anno che analizziamo oggi, i vini sfusi sono poco più del 10% del valore scambiato mondiale di vino, circa 2.8 miliardi di euro rispetto a circa 26 miliardi di euro totali. Ben più importanti sono invece se prendiamo in considerazioni il volume scambiato: i dati di UN Comtrade parlano di circa 40 milioni di ettolitri rispetto a un totale riportato dal centro studi di circa 77 milioni, quindi poco più del 50%.

E’ un mercato che ha avuto uno sviluppo piuttosto marcato nel corso degli ultimi anni, con una crescita da 2 a 3.1 miliardi di euro tra il 2009 e il 2013, per poi subire una brusca battuta d’arresto nel corso del 2014, quando a fronte di volumi mantenutisi stabili intorno ai 40 milioni di ettolitri, il valore delle esportazioni cumulato dei paesi che aderiscono al database è sceso dell’11% a 2.8 miliardi di euro. Cosa è successo? L’effetto prezzo spiega tutto e, anche se i dati si riferiscono al 2014, credo una buona parte della spiegazione sia da ricercare nel costante calo cominciato nel 2013 dei prezzi delle materie prime, sia energetiche che non. Il vino sfuso è una merceologia “di base”, una “materia prima”. Per questo potrebbe aver subito l’impatto della crisi mondiali dei prezzi delle materie di base.

Venendo ai dati che presentiamo oggi, la leadership del mercato è della Spagna e lo è sempre stata salvo nel 2010 anche se questo segmento è anche molto influenzato dai rapporti di cambio. L’Italia, che ha visto calare anche nel 2015 i suoi vini sfusi, è storicamente il numero due di questo mercato, con una quota del 14-15% a fronte del 17-18% degli spagnoli, mentre il numero tre è la Francia che ha avuto quote di mercato nell’intorno del 10-11%.

Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Francia – esportazioni di vino 2015

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francia export 2015 25

Le esportazioni francesi di vino hanno continuato a crescre con vigore nel secondo semestre 2015, come già avevamo notato ad agosto quando avevamo analizzato di dati semestrali. Il dato finale per il 2015 è di 8.3 miliardi di euro di export, in crescita del 7%, con una accelerazione rispetto al +6.2% riportato nel primo semestre. Come già notavamo, difficilmente l’Italia riuscirà a fare meglio. Sui 12 mesi terminanti a ottobre siamo sul piede del 4% (la Francia era a +6.3% in quel momento), a novembre siamo a +5% e il dato finale francese è +6.8%, con dicembre che di solito conta poco. Cosa guida la ripresa della Francia? Beh, è una ripresa tutta fatta sul prezzo e sul mix, visto che i volumi calano del 2%, seguendo una linea discendente che continua dal 2013. In secondo luogo, è una crescita guidata dallo Champagne, che ha chiuso il 2015 con esportazioni in crescita a doppia cifra, +12% a 2.7 miliardi. Il resto del vino francese, comunque lo si voglia tagliare, ha una crescita compresa tra il 3% e il 5%.

Visto lo strutturale indebolimento dell’euro del 2015 potremmo dire che la Francia ha saputo capitalizzare lo scenario valutario, avendo realizzato un vero e proprio boom di esportazioni sul mercato americano (+24% da 1.07 miliardi a 1.33 miliardi di euro). La spiegazione più plausibile credo sia da ricercare nel “pricing power” del prodotto francese, che ha marchi e organizzazioni commerciali più forti delle nostre. Mi viene in mente, tanto per dire, che 2 di questi 8 miliardi di esportazioni sono effettuate da una sola azienda, LVMH…

Ma andiamo a leggere qualche numero insieme.

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LVMH divisione vino – risultati 2015

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LVMH ha chiuso i conti 2015 sorprendendo gli investitori, generalmente scettici rispetto alle possibilità di recupero delle vendite del gruppo in Estremo Oriente, soprattutto nel segmento di prodotti Louis Vuitton. Invece, i numeri sono stati buoni, tanto da spingere le azioni al rialzo di oltre il 5% sull’annuncio dei risultati. In questo contesto, la divisione bevande ha chiuso un anno record in termini di vendite, 4.6 miliardi di euro (di cui 2.2 nel segmento vini e Champagne) e quasi record in termini di profitti (1.36 miliardi a livello operativo). Se per i vini e gli Champagne è stato un buon anno dopo una parziale correzione nel 2014, e quindi i risultati sono stati i migliori di sempre, nel caso del Cognac e degli spirits il recupero è stato parziale: il 2013 è ancora l’anno migliore. La politica di investimento continua immutata: LVMH può contare su 4.2 miliardi di euro di liquidi in fase di invecchiamento (quindi circa il 92% delle vendite annue) e gli investimenti stanno accelerando (233 milioni nel 2015, il 5% del fatturato, uno dei livelli più alti di sempre). Nel 2017 è prevista l’apertura di una nuova cantina per Moet & Chandon, mentre nel 2016 si intensificheranno gli sforzi per promuovere i marchi del gruppo, con un occhio sempre più attento alla “strategia digitale”. Andiamo a leggere i numeri.

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