Spumanti


Lanson BCC – risultati 2015

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Dopo aver commentato dati molto negativi di Vranken Pommery, i risultati di Lanson BCC non sono più una sorpresa. Il 2015 è stato un anno difficile, con un forte calo dei risultati soprattutto nel primo semestre e un finale d’anno colpito dal rallentamento del mercato francese, che vi ricordo rappresenta il 60% delle vendite di Lanson. Con vendite in calo del 3%, l’utile operativo scende del 18% e l’utile netto cala del 23%. Il tono del comunicato di Lanson non è però negativo. Si lamenta la forte competizione sul mercato francese (ma non gli attentati) e si mette in luce che una delle ragioni dei risultati negativi è anche il processo di riorganizzazione della rete internazionale di distribuzione e gli investimenti nelle differenti filiali produttive in Francia.In effetti, il fatturato del primo trimestre 2016, +5%, lascerebbe intendere che i numeri possano migliorare quest’anno, anche se nei primi 3 mesi dell’anno viene realizzato soltanto il 15% del fatturato annuale. Analizziamo insieme i dati.

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Russia – importazioni di vino 2015

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RUSSIA 2015 1

Anche nel 2015 l’Italia ha mantenuto la leadership assoluta tra gli esportatori di vino in Russia. Purtroppo però i valori non sono più quelli degli anni precedenti, essenzialmente a causa del peggioramento del rapporto di cambio con il Rublo. Infatti, la Russia ha importato “solo” 622 milioni di euro di vino nel 2015, il 28% in meno del 2014 e il 33% in meno del record del 2014 (924 milioni), ma i cali sono tali soltanto nella nostra valuta. Le importazioni in valuta locale sono cresciute del 15% nel 2015, allo stesso ritmo degli ultimi 5 anni. In termini di volume, stiamo parlando di circa 4 milioni di ettolitri, il 20% in meno del livello del 2012-2013 (5 milioni di ettolitri) e circa il 15% in meno dei 4.7 milioni del 2014. SI riprenderà? La Russia è una economia fortemente legata al prezzo delle materie prime. Dove andrà il petrolio non lo sa nessuno: quando scende tutti dicono che scenderà di più e quando stava a 120 dollari al barile tutti si sperticavano in stime da 200 dollari. Certamente, in questo momento ci sono due fattori contrastanti: da un lato, il cambio ha continuato a peggiorare, tale per cui la Russia nei primi 4 mesi dell’anno ha un rapporto di cambio di 71 rubli per un dollaro rispetto a 61 dello scorso anno. Dall’altra c’è il tema petrolio: a guardare il grafico sembrerebbe di scorgere una inversione di tendenza.

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I risultati 2014 delle aziende produttrici di spumante – rapporto Mediobanca

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SPUMANTI 2014 MEDIO 19a

Chiudiamo la tornata del rapporto Mediobanca con uno sguardo all’andamento economico delle aziende spumantistiche, relative all’anno 2014, pubblicato da Mediobanca nel suo rapporto di metà aprile. Nel 2014 si comincia a vedere l’impatto del boom delle esportazioni, che ha consentito alle aziende spumantistiche di avere un andamento delle vendite nettamente superiore al resto dell’industria, riducendo anche il divario in termini di margini di profitto con il resto dell’industria. Secondo le anticipazioni del rapporto il divario si amplierà considerevolmente anche nel 2015, quando le aziende spumantistiche sono accreditate di un +10% di vendite contro un buono ma più contenuto +5% del fatturato del campione totale. Ma dato che di numeri parliamo, snoccioliamoli nel resto del post.

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Vranken Pommery – risultati 2015

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Per capire bene i conti di Vranken Pommery il riferimento a cosa è successo allo Champagne nel 2015 è importante. Abbiamo pubblicato questo rapporto qualche giorno fa: il mercato francese è andato molto male, soprattutto nella parte finale dell’anno, quando ricorderete ci furono i terribili attentati a Parigi. Quindi, a fronte di un mercato che a valore ha raggiundo 4.8 miliardi di euro, +5%, sono le esportazioni a determinare praticamente tutta la crescita (+12%). Tornando a Vranken Pommery quindi possiamo ben immaginarci un anno difficile. Oltre al problema Champagne-Francia, VP ha anche provveduto a “deconsolidare” parte dell’attività dei vin de sable, che ha determinato un impatto negativo del 6% sul fatturato. Mettendo dentro tutto, il 2015 è da dimenticare: le vendite calano dell’8%, l’utile operativo dell’11%, il debito sale nella stessa misura del magazzino. Tutto questo richiede un cambio di strategia, che è stato appena annunciato: focalizzazione sui margini di profitto e riduzione del livello delle scorte, che sono particolarmente rilevanti (oltre 2 anni di vendite) per ridurre il livello del debito che ha ormai raggiunto la soglia record di 16 volte il margine operativo lordo. Passiamo ai numeri.

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Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2015

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La forza delle esportazioni ha consentito allo Champagne di chiudere un buon 2015, con un progresso sia dal punto di vista dei volumi (312 milioni di bottiglie, +2%) che del valore (4.74 miliardi di euro, +5%). Ancora una volta la Francia non ha aiutato, chiudendo stabile, e lo stesso vale per quasi tutti gli altri mercati europei salvo, udite udite, l’Italia e la Spagna. Proprio nel nostro paese si è verificato un incremento del 10% delle spedizioni, dopo il progresso già registrato nel 2014. Con 6.4 milioni di bottiglie siamo sempre lontani dalle oltre 9 milioni di bottiglie importate prima della crisi 2009, ma qualche progresso si vede. A sostenere il famoso vino spumante francese sono i extra Euro. Il Regno Unito, gli USA, il Giappone e l’Australia. In questo contesto sono chiaramente gli esportatori “forti” a guadagnarci, quindi di nuovo le maisons, a spese dei vigneron e delle cooperative: la loro quota di mercato ha ormai raggiunto il 72% del totale. Come vedremo tra qualche giorno, non in tutti i casi l’andamento positivo delle vendite si traduce in migliori margini, perlomeno per alcuni operatori come Vranken Pommery e Lanson, molto esposti ai mercati meno performanti, rispetto a una  grande casa come LVMH. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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