Nosio ha chiuso il bilancio 2015 (agosto) con un buon andamento, soprattutto per quanto riguarda i margini e la generazione di cassa. Il braccio commerciale e produttivo di Mezzacorona ha ormai un debito di meno di 50 milioni di euro, che si confronta con un valore di carico delle partecipazioni nelle commerciali estere e nella tenuta siciliana di egual valore. In altre parole, l’attività non ha debiti. Le vendite veleggiano poco sopra i 100 milioni di euro (con un calo in Europa, compensato dagli altri mercati, e con la graduale uscita dal segmento dei vini sfusi) e il valore delle azioni scambiate tra i soci non è cresciuto in modo significativo rispetto all’anno scorso. Moltiplicato per il numero delle azioni determina un valore di 97 milioni di euro per il capitale azionario di Nosio, quasi medesimo del 2014, anche se gli azionisti hanno potuto incassare un dividendo di 2.3 milioni di euro, pari al 2.5% del valore delle azioni secondo gli scambi effettuati tra gli azionisti nel corso dell’anno. Andiamo a leggere qualche numero insieme.
L’andamento della produzione di vino in Umbria nel 2014 è stato non dissimile da quello del resto dell’Italia, con una produzione in calo sia rispetto al 2013 che agli anni precedenti. L’entità di questo calo è meno marcata, -5% contro -12% per l’Italia, anche se i dati visti in prospettiva storica sono peggiori (-17% contro -12%). Due sono le cose da notare in questi numeri: 1) la produzione di vini di qualità continua a crescere in proporzione al totale, segno positivo; 2) finalmente siamo in grado fornire una serie di dati completa sulla produzione di vini DOC in regione (riferita al 2013), per quanto i dati contengano evidenti errori e siano incompatibili con le evidenze ISTAT. Passiamo ai numeri.
Commento oggi con un po’ di ritardo i dati sulle vendite italiane di vino fino a ottobre 2015, che purtroppo ISMEA non ha più riportato nella sua usuale pubblicazione trimestrale, per includerli invece nella presentazione del nascente “Osservatorio del Vino Italiano” del 10 dicembre. L’ho per caso trovato qualche giorno fa. Tornando sull’osservatorio, come ha avuto modo di dire il presidente Domenico Zonin (presidente di UIV): “il primo e unico punto di riferimento istituzionale per la raccolta, l’analisi, il commento e la diffusione dei dati statistici del settore vitivinicolo, sia sul fronte produttivo che su quello dei mercati interno e internazionale. Si tratta di un’iniziativa inedita per il nostro Paese e di fondamentale importanza per un comparto produttivo che oggi rappresenta l’eccellenza dell’intero “sistema Italia”, ma che soffre la mancanza di un fonte di rilevazione, commento e diffusione di dati statistici del settore fondati e garantiti istituzionalmente”.
Passiamo alle vendite al dettaglio che rispetto al solito aggiornamento trimestrale questa volta sono su 10 e 4 mesi, cioè gennaio ottobre e luglio-ottobre (nostra elaborazione). Che l’estate non sia andata bene lo si scorge subito: a giugno le vendite crescevano quasi del 2%, a ottobre (sempre partenza gennaio) erano a +1%. Questo “implica” un quadrimestre luglio-ottobre a -0.6% circa per le vendite di vino nella GDO che sono raccolte da IRI. Di più, questa negatività è accentuata dal fatto che le vendite al dettaglio italiane stanno accelerando: secondo ISTAT, sono passate da +0.4% a +1% tra il primo semestre e i primi 10 mesi. In altri termini, le vendite nei 4 mesi hanno fatto circa +2.5%. Volete che aggiunga benzina al fuoco, visto che non sono di buon umore? Bene, vi ricordo che le vendite di vino sono quelle della GDO mentre che le vendite al dettaglio ISTAT includono sia la GDO che il segmento tradizionale. La GDO va “strutturalmente” meglio del commercio tradizionale. Il +1% di sopra è +2% per le grandi superfici e +0% per il tradizionale. Se volessimo quindi essere più corretti nell’analisi, aggiungeremmo anche questo fattore: le vendite di vino sono state negative nella forma di commercio che funziona meglio… allora andiamo a leggere i dati.
Anche nel 2014 il Prosecco Superiore di Conegliano ha registrato una crescita sia nel mercato italiano che all’export. La sorgente della crescita si sposta da un segmento all’altro ma i numeri parlano di una produzione in crescita del 9% nel 2014 a sfiorare le 80 milioni di bottiglie, delle quali il 93% sono “Spumante DOCG”, come viene abbreviato nell’annuale rapporto disponibile sul sito appena rinnovato il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
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Come ogni anno ci occupiamo della parte più “commerciale” relativa alle vendite, ma non bisogna tacere il fatto che il fenomeno del Prosecco, in questo caso Superiore, ha un impatto importante sull’economia della zona. I numeri parlano da soli: 3243 viticoltori, 445 vinificatori e 183 case spumantistiche danno lavoro a 5401 addetti. Ma torniamo a noi. Le vendite crescono come dicevamo sia in Italia che all’estero a ritmi vicini al 10%. In Italia il Prosecco Superiore riguadagna posizioni nell’ambito della ristorazione (HoReCa) anche se continua a crescere anche nella grande distribuzione, particolarmente a valore. All’estero si indebolisce il mercato Nord Americano, ma recupera il terreno perso lo scorso anno in Germania, primo mercato estero per il prodotto. Andiamo a leggere qualche dato insieme.
Oggi ci occupiamo della produzione di vino in Sardegna del 2014 e dei dati sui vini DOC regionali, riferiti invece al 2013, come prodotti da Federdoc. La Sardegna ha avuto una produzione vinicola nel 2014 in netta controtendenza rispetto al resto del paese, a dire il vero dopo anni di netti cali e grazie a un boom nella produzione di vini rossi. La produzione di vino cresce del 17% rispetto al 2013 ed è del 40% sopra la media storica. Non solo, i dati ISTAT parlano di un balzo della produzione di vini DOC in regione, che come al solito non si parlano con i numeri prodotti invece da Federdoc (2013: 388mila ettolitri di vini di qualità contro un dato di 177mila rilasciato da ISTAT). Andiamo a leggere qualche numero in dettaglio.
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