Mercato e consumi


Svizzera – importazioni di vino – aggiornamento 2019

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La Svizzera si conferma anche nel 2019 un mercato molto interessante per il settore del vino, caratterizzato da uno dei più elevati valori per litro importato (6 euro). Nel 2019 le importazioni sono cresciute del 5% a 1.08 miliardi di euro, principalmente grazie alla rivalutazione del franco svizzero, +4% in media nel 2019. Potremmo quindi dire che in valuta locale gli svizzeri hanno speso largo circa quanto nel 2018 per importare un quantitativo di vino molto simile, circa 1.8 milioni di ettolitri. Dopo qualche anno di supremazia, il vino italiano cede il passo a quello francese, almeno in termini di valore, nonostante anche nel 2019 la dinamica dei volumi del vino italiano sia stata migliore: come in molte altre situazioni il vino italiano non riesce a far leva sul mix per migliorare la sua posizione. In termini di quote di mercato l’Italia rappresenta comunque il 42% del vino importato (volume, 35% del valore). Con la Francia resta ovviamente l’esportatore di riferimento in questo mercato. Come già per il Giappone, potete trovare i dati in formato Google Sheets nella sezione Solonumeri. Passiamo ai dati.

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Il valore della produzione di vino in Italia – dati ISTAT 2018 per regione

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La produzione italiana di vino 2018 ha prodotto in valore di 4.2 miliardi di euro ai prezzi di base, il valore più alto mai raggiunto sinora e ovviamente in forte progresso rispetto al 2017 quando la produzione quantitativa fu purtroppo molto inferiore alla media. I dati che presentiamo oggi sono di derivazione ISTAT e rielaborati qui. Si tratta di dati grezzi e “a valori correnti”, quindi compresa l’inflazione. Come vedrete dai grafici e dalle tabelle, le aree a più forte sviluppo negli ultimi anni sono state il Sud Italia e il Nord Est, cresciute del 9% e 6% annuo rispettivamente dal 2008 a oggi, sopra la media italiana che comunque si è attestata al 5% annuo. Oltre alla produzione di vino, andrebbe anche aggiunto il valore dell’uva da vino venduta (e non vinificata nella regione), che è stato di 1.8 miliardi di euro (anch’esso con un ritmo di crescita del 5% circa), per un totale “italia” di 6 miliardi di euro. Passiamo a qualche dato in dettaglio.

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Il peso delle esportazioni di vino sul commercio estero – dati 2018

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Nel periodo di “bassa” del flusso informativo sul mondo del vino, cioè di questi tempi, bisogna inventarsi qualche analisi o prendere spunto dagli altri. Così ho fatto, approfondendo l’analisi lanciata da AAWE sulla penetrazione dell’export di vino sul commercio estero dei principali produttori. In altre parole, quanto è importante l’export di vino per l’Italia o per la Francia? Qual’è il paese più “dipendente”, se così si può dire, dal vino nell’ambito del suo commercio estero? Bene, questo post punta a darvi qualche risposta e a fornirvi un po’ di dati di contesto: le esportazioni dal 2000 al 2018 degli 11 principali produttori di vino del mondo, le loro esportazioni totali e dunque il rapporto tra i due. Dati che confrontiamo in lungo (tempo) e in largo (tra paesi). Passando alle risposte, il paese più dipendente dal vino è la Nuova Zelanda (naturalmente escludendo piccoli paesi produttori dell’Est Europa), seguita dal Cile e dalla Francia. La penetrazione delle esportazioni di vino invece non è al suo massimo storico in praticamente nessun paese del mondo. Anzi forse proprio la Francia e l’Italia sono i paesi in cui siamo più vicini al massimo storico, ma forse ciò è il risultato dell’andamento lento dell’esportazione degli altri prodotti che non per merito della crescita dell’export di vino. Nel sottolinearvi che si tratta di dati espressi in miliardi di dollari, vi auguro buona lettura del resto del post.

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I prezzi all’origine del vino – aggiornamento 2019 su dati ISMEA

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La normalizzazione delle vendemmie 2018 e 2019 ha portato come c’era da attendersi a un “rientro” della bolla dei prezzi all’origine dei vini in Italia. L’indice elaborato da ISMEA mercati da cui abbiamo preso questi dati indica un prezzo indice (base 2010=100) di circa 148 a fine ottobre 2019, in calo del 20% rispetto al picco toccato a maggio 2018 di 184 e del 17% rispetto al valore medio del 2018. Se guardiamo ai dati medi annui, il 2019 è tornato a essere un anno normale, in cui la bolla dei prezzi è pienamente rientrata. Un ettolitro di vino costa dunque circa il 45% in più (media 2019) di quanto costava nel 2010, il che indica un’inflazione del 4% circa all’anno sul prodotto. A beneficiare maggiormente dell’aumento dei prezzi sono ovviamente i vini di qualità, e in particolare i vini rossi DOC/DOCG, il cui indice è salito mediamente a 163 (quindi +6% annuo dal 2010) e dove la volatilità dei prezzi è stata meno marcata (-13% dal picco del 2018). L’area di maggior volatilità è certamente quella dei vini comuni, dove anche i livelli produttivi si sono rivelati molto variabili nel tempo e dove la “concorrenza” basata sul prezzo è più marcata: il calo rispetto al picco storico è del 39%, mentre in media il prezzo 2019 scende di oltre il 30%. Il dettaglio per denominazione (tabelle dettagliate allegate) mostra invece che il Brunello di Montalcino è diventato di gran lunga il vino con il prezzo più elevato in Italia (nota: non abbiamo dati disponibili per l’Amarone), distaccando nettamente il Barolo (il cui prezzo invece cala. Scendono poi le quotazioni del Conegliano Valdobbiadene e del Prosecco, dando presumibilmente fiato ai produttori-non viticoltori del prodotti che tanto hanno sofferto negli ultimi 2-3 anni. Passiamo ad analizzare brevemente i dati.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento novembre 2019

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Le esportazioni italiane di vino in Novembre non sono andate bene, non solo per la stabilizzazione del Prosecco nel segmento spumanti ma anche per la battuta d’arresto dei vini in bottiglia. Con il -5% del mese di Novembre arriviamo agli 11 mesi a una crescita del 2.9% e se dicembre finisce stabile (ma potremmo sperare in qualcosa di meglio visto la base di comparazione piuttosto facile) andiamo al +2.3%. Siamo insomma a cavallo dei 6.4 miliardi di euro, qualcosa più (se dicembre cresce), qualcosa meno (se dicembre è stabile o in calo). Non è un risultato particolarmente eccitante, vista la forte spinta dei volumi (+10% negli 11 mesi) e considerando che la Francia ha chiuso intorno a +4% (i dati finali dettagliati non sono ancora usciti) nonostante il colpo secco dei dazi americani sull’export dell’ultimo trimestre. Il nostro tallone d’Achille è il Regno Unito, unico tra i mercati importanti a mostrare un calo importante, soprattutto negli ultimi mesi.

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