Il Wine Institute americano ha pubblicato i dati sull’andamento del mercato americano del vino nel 2009, dove e’ evidente la tendenza a scegliere vini meno costosi (trading down). Principali conclusioni: (1) i consumi di vino a volume in USA sono ancora in crescita, anche se piu’ moderata; (2) il valore del vino consumato al dettaglio e’ in calo per un forte fenomeno di trading down; (3) i vini californiani, in questo contesto, si comportano meglio nel mercato locale, dove vengono venduti a un prezzo medio inferiore alla media, mentre subiscono un calo significativo delle esportazioni a volume (gia’ visto in un post precedente); (4) gli americani si stanno sempre piu’ orientando sui vini rossi a discapito dei vini rosati e, a guardare i numeri del 2009, anche a discapito dei vini bianchi.
USA
Le esportazioni 2009 dei principali paesi produttori di vino
2 commentiOggi provo a fare un breve riassunto dell’andamento dell’export 2009 dei principali paesi del mondo, a valle dei dati sull’export americano. Come sottolinea anche OIV il 2009 e’ stato il primo anno in cui il commercio mondiale di vino e’ sceso. In questo campione che include Francia, Italia, Spagna, Australia, Cile, USA, Sud Africa e Argentina, il calo e’ stato del 2% per i volumi e dell’11% per i valori, espressi in euro. In questo contesto discendente, l’Italia diventa il leader indiscusso nei volumi esportati con 19.5m/hl, mentre rafforza la sua posizione di n.2 del mercato mondiale del vino dietro la Francia. Una posizione, questa, che difficilmente sara’ migliorata (i francesi fanno il 60% piu’ di noi con il 23% di volume in meno) o minacciata (dietro di noi vengono spagnoli e australiani che hanno ben pochi motivi per sorridere). Quindi tutto sommato le esportazioni italiane sono andate bene relativamente al resto, un pochino aiutate anche dal rafforzamento del dollaro. Il problema dell’Italia e’ che un vero n.2 dovrebbe essere anche un solido n.2 nella qualita’, cioe’ nel prezzo mix: in realta’ n.2 nel 2009 ci siamo diventati grazie al crollo piuttosto eclatante degli australiani e nonostante le nostre stesse esportazioni siano calate come prezzo mix; siamo pero’ sotto la minaccia di americani e argentini, che mostrano un trend ascendente.
Esportazioni di vino americano – aggiornamento 2009
nessun commentoSono stati appena pubblicati i dati 2009 relativi alle esportazioni americane di vino. Gli USA hanno avuto un andamento a meta’ tra i crolli di Francia e Spagna e la buona tenuta dell’Italia: le esportazioni a valore sono in calo del 10%, mentre a volume scendono del 15%. Ci sono due cose da dire: (1) nel corso dell’anno, il cambio non ha piu’ aiutato gli esportatori americani (anzi, il dollaro si e’ rivalutato del 5% circa, e nel 2010 potremo attenderci che possa sfavorirli ancora di piu’ (anche se questo movimento favorira’ il prezzo mix rispetto ai volumi); (2) i dati visti in prospettiva storica si leggono come una correzione a un trend di crescita che era stato eccezionale, tanto che sui 5 anni le esportazioni sono ancora in crescita del 2.4% annuo e sui 10 anni di circa il 3.7% annuo; (3) l’andamento delle esportazioni per mercato mettono in luce un forte dinamismo dell’industria vinicola americana, in particolare nei mercati dell’estremo oriente. Cina e Hong Kong stanno rapidamente diventando dei mercati di riferimento.
California – produzione uva e vino – aggiornamento 2009
nessun commentoFONTE: USDA
Come gia’ da piu’ parti sottolineato, la produzione di vino in California nel 2009 e’ stata particolarmente elevata. Il resoconto finale e’ stato appena pubblicato e, come sempre, fa riferimento non tanto alla produzione di vino ma al tonnellaggio di uva da vino prodotto. E questi numeri parlano molto chiaro: (1) la produzione 2009 e’ salita a 3.7m/tons, +23%, sostanzialmente equivalente per le uve bianche e rosse; (2) i prezzi delle uve si sono mantenuti stabili, e quindi il +23% dei volumi si e’ prontamente trasferito in un +23% del valore commerciale della produzione di uva da vino; (3) i protagonisti della crescita sono stati il Cabernet Sauvignon, il Merlot e lo Chardonnay. Per i primi due si tratta di un “recupero” di un livello produttivo comparabile con il passato (potremmo quasi dire che e’ stata la vendemmia 2008 a essere cattiva, piuttosto che quella 2009 ad essere cosi’ buona), mentre per lo Chardonnay si tratta di un livello mai raggiunto sinora. (4) Per quanto riguarda i vitigni italiani (o cosi’ crediamo noi), un nome merita attenzione: il Pinot Grigio, che supera il Sauvignon Blanc e diventa il n.3 nel mondo dei vitigni bianchi americani.
I costi di impianto e di produzione della vigna – studio Un. California 2009
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Il testo completo dello studio e’ reperibile sul sito della UCDavis a questo link.
Il post di oggi va in una categoria molto seguita dai lettori del blog, che e’ quella dei costi di produzione del vino. Su questo argomento ho la sensazione che la suddetta universita’ americana sia una specie di oracolo in materia. Troverete sul sito una ampiezza di studi sia per localizzazione dell’azienda agricola potenziale che per periodo (il primo studio risale al 1938!!!, foglio scritto a macchina tradotto in PDF). Inoltre affrontano l’argomento costo di produzione sia considerando quanto costa mettere in piedi l’azienda (in questo caso di 35 acri, di cui 30 di vigneto ripiantato) quanto costa produrre uva dopo 3 anni, come cambia il costo in base alla resa produttiva e quanto puo’ essere il ritorno economico di tutta l’operazione. Cosa si conclude? Beh, di novita’ non ce ne sono. Lo studio ci dice quanto segue: (1) che i costi di mettere in piedi un’azienda vinicola, piantare il terreno e via dicendo sono molto rilevanti, circa ; (2) che il ritorno sull’investimento si vede dopo piu’ di 3 anni, quando la vigna comincia a produrre; (3) che il ritorno non e’ comunque molto elevato, perche’ il costo della terra impatta in modo molto significativo.










