Sono stati appena pubblicati i dati 2009 relativi alle esportazioni americane di vino. Gli USA hanno avuto un andamento a meta’ tra i crolli di Francia e Spagna e la buona tenuta dell’Italia: le esportazioni a valore sono in calo del 10%, mentre a volume scendono del 15%. Ci sono due cose da dire: (1) nel corso dell’anno, il cambio non ha piu’ aiutato gli esportatori americani (anzi, il dollaro si e’ rivalutato del 5% circa, e nel 2010 potremo attenderci che possa sfavorirli ancora di piu’ (anche se questo movimento favorira’ il prezzo mix rispetto ai volumi); (2) i dati visti in prospettiva storica si leggono come una correzione a un trend di crescita che era stato eccezionale, tanto che sui 5 anni le esportazioni sono ancora in crescita del 2.4% annuo e sui 10 anni di circa il 3.7% annuo; (3) l’andamento delle esportazioni per mercato mettono in luce un forte dinamismo dell’industria vinicola americana, in particolare nei mercati dell’estremo oriente. Cina e Hong Kong stanno rapidamente diventando dei mercati di riferimento.
Dunque, nel 2009 gli USA hanno esportato vino per USD912 milioni, il 10% in meno del 2008. Le esportazioni a volume sono invece scese del 15% a 4.2 milioni di ettolitri, rispetto al massimo storico toccato nel 2008 di 4.9m/hl. Cio’ porta a un valore medio di circa 2.18 dollari al litro, in crescita di circa il 6% rispetto al 2008.

Guardando i dati in prospettiva storica si puo’ notare il graduale rallentamento dell’export, gia’ iniziato nel 2007 (dopo un +30% nel 2006). Il 2009 e’ stato pero’ diverso, e in qualche modo meno preoccupante degli anni precedenti: nel 2007 e 2008 a indebolire l’export (che peraltro continuo’ a crescere del 9% e 6% rispettivamente) furono il peggioramento del prezzo mix (-3% e -2% rispettivamente), compensato da un incremento dei volumi (+12% e +8% rispettivamente). Nel 2009 e’ successo esattamente il contrario, dato che come abbiamo visto il mix e’ in miglioramento.

L’andamento per area geografica ci fornisce ulteriori indicazioni. L’Europa rappresenta sempre il mercato chiave (42% dell’export), ma chiaramente sta diventando sempre meno critico (55% del totale nel 2006). In Europa, all’indebolimento dei volumi si associa anche un peggioramento del prezzo mix, che scende da 2$ a 1.70 (stabile nel 2009 rispetto al 2008): ne risulta un crollo del 22% delle esportazioni, cioe’ 106m$ in meno, essenzialmente tutto il calo delle esportazioni. Il Canada (secondo mercato con il 26% dell’export) mostra un andamento completamente differente: le esportazioni scendono del 7% soltanto e sono supportate da un costante incremento del prezzo mix che e’ arrivato a 2.9$ al litro.
Dopo questi due mercati abbiamo il Giappone, che rimbalza del 28% dopo l’andamento fortemente negativo degli ultimi anni (sostanzialmente le esportazioni sono quasi tornate al livello del 2005), e poi il vero fenomeno da tenere sotto controllo, cioe’ Hong Kong e Cina che stanno diventando sempre piu’ critici per gli americani. Questi due mercati sono passati dal 5% al 9% delle esportazioni americane nel giro di un anno, con una crescita superiore al 60%. Ma soprattutto, insieme a Singapore (nel 2009 -25%) sono tre mercati con un prezzo mix di oltre 3$ al litro, contro la media di 2.18$ di tutto l’export americano. Sarebbe ora che anche gli italiani cominciassero a investirci seriamente…




