
Qualche giorno fa abbiamo analizzato i dati globali del rapporto Mediobanca, oggi invece ci concentriamo sulle 72 aziende vinicole che formano il campione (escluse quelle di proprietà estera). Sostanzialmente parliamo del “grosso” del settore escluse le cooperative che come sempre sporcano i dati a causa delle logiche gestionali differenti che le contraddistinguono. Diciamo che le conclusioni non sono differenti: i fatturati salgono, mentre gli utili no e, soprattutto, il 2012 è stato un anno di forti investimenti (penso alla grande cantina di Antinori, per esempio), il che ha messo ulteriore pressione ai ritorni sul capitale. Se è vero che il mercato italiano è una vera palla al piede, e lo si vede dal grafico dell’andamento relativo delle vendite storiche (le cooperative vanno molto meglio in Italia per la loro esposizione alla grande distribuzione e al range di prodotti tipicamente meno costoso), è altrettanto vero che il mondo del vino italiano continua a non attrarre grandi capitali (salvo qualche sporadica apparizione di imprenditori di paesi ricchi che non sanno cosa fare dei soldi oppure vogliono “sdoganarsi” nella società italiana).
Prima di addentrarci nei numeri, vale la pena sottolineare che Mediobanca sta dando delle indicazioni più prudenti sul 2014 in termini di potenziali di forte crescita delle vendite. Secondo il sondaggio, se quasi nessuno (8%) pensa di subire dei cali, soltanto una piccola parte (di nuovo 8%) pensa che le vendite possano crescere a doppia cifra. Erano il 27% lo scorso anno e il 40% due anni fa… Andiamo a vedere i numeri insieme.





