2018


Cava – produzione e vendite, aggiornamento 2018

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Parliamo oggi dei numeri del Cava, il più famoso spumante spagnolo, che poggia su una struttura produttiva di 6647 produttori e 37924 ettari iscritti alla denominazione, leggermente superiore a quella dello Champagne (34300 ma con 1600 vignerons) per un valore economico della produzione di circa 1.1 miliardi di euro (contro i 4.9 miliardi sviluppati dallo Champagne). Secondo il rapporto del consorzio locale, nel 2018 il valore delle spedizioni è rimasto stabile, mentre sono calati i volumi di circa 8 milioni di bottiglie, da 252 a 244 milioni, essenzialmente a causa della riduzione del mercato domestico, che sembra imputabile più a un fenomeno di “destocking” (cioè di riduzione di scorte di prodotto nella distribuzione). Fatto sta che il mercato spagnolo ha assorbito meno di 80 milioni di bottiglie, mai così poche da quando guardiamo a questa classifica, non compensato dal timido incremento delle esportazioni (+2%). Di questi 244 milioni di bottiglie circa 20 sono di vino rosato e va notato che non stanno crescendo nel tempo. Invece sono 10 i milioni di bottiglie “bio” (o come le chiamano loro “ecologico”), in rapida crescita dai 4 milioni del 2016 e dai 6 milioni del 2017. Anche per il Cava si prospetta dunque uno scenario di crescita di “mix” più che di volume, come per lo Champagne, il che lascia spazio per ulteriori prese di quota di mercato del prodotto italiano, che resta comunque ancora molto focalizzato sul mercato domestico. Passiamo ai dati.

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Sud Africa – esportazioni di vino 2018

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Le esportazioni di vino del Sud Africa toccano il loro massimo storico sia in valuta locale che in Euro nel 2018, mentre dal punto di vista dei volumi, il record del 2013 è ancora lontano. I dati di UN Comtrade riportano un valore di 662 milioni di euro, in crescita del 4% sul 2017 e leggermente sopra al precedente record storico. Sorprendentemente quando guarderete questi numeri vi troverete con un dato molto forte del Regno Unito, che è il principale mercato per il vino sudafricano, ma anche del mercato tedesco, secondo mercato per importanza. La crescita di questi due mercati (oltre che le ottime performance in Francia e Medio Oriente) ha consentito di compensare la debolezza del prodotto africano in Nord America e in Olanda, altro mercato importante. Resta la sensazione di un andamento particolarmente erratico per area geografica e di un paese che con il 30% di esportazioni in forma sfusa non riesce a imporsi come dovrebbe nel panorama vinicolo mondiale. Passiamo ai dati.

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USA – vendite al dettaglio di vino – aggiornamento 2018

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Da più parti ormai si parla del rallentamento del mercato americano del vino nella fascia media dei prezzi. I dati che presentiamo oggi pubblicati dal Wine Institute (e come sempre rivisti e aggiornati per le serie del passato) portano a considerazioni simili: i consumi in volume nel mercato americano stanno rallentando, ma non sta rallentando il “dollar value” quindi la spesa in vino. Nel 2018 i dati parlano di una crescita dello 0.8% e del 4.3% rispettivamente, molto simile al ritmo degli ultimi 5 anni (un incremento annuo dell’1.6% a volume e del 5.0% a valore). Il più grande mercato del mondo continua quindi a bere sempre meglio: con questi dati si calcola facilmente un prezzo medio al litro di 18.6 dollari, che significano 14 dollari alla bottiglia, 12.3 euro al cambio attuale. Un prezzo elevatissimo se immaginiamo alle abitudini italiche. Il mercato resta saldamente ancorato al prodotto locale, che rappresenta il 60% del totale e come nel resto del mondo si sta spostando gradualmente verso i vini spumanti, che crescono anche nel 2018 del 4% a volume, e verso i vini rosati che nel giro di pochi anni si sono ritagliati una fetta del 2.7% del mercato americano da 68 miliardi di dollari di retail value. Passiamo all’analisi dei dati.

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Sartori – risultati e analisi di bilancio 2018

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Nel 2018 Sartori ha raggiunto il suo record storico di vendite a 52 milioni di euro, con una crescita molto bilanciata tra Italia ed estero, dove si sono registrati forti progressi in diversi mercati. Tale successo commerciale non si è però tradotto in maggiori utili, principalmente a causa dell’incremento del costo delle materie prime e della difficoltà di trasferirne l’impatto nei prezzi di vendita, soprattutto con i clienti della grande distribuzione. I dati relativi agli utili sono dunque meno positivi, segnando un calo del 15% circa che poi corrisponde al progresso realizzato nel 2017. Maggiori volumi di vendita hanno anche portato all’incremento del magazzino e del capitale circolante. Ciò, insieme agli investimenti per il rinnovo delle strutture (fruttaio e impianto di depurazione) ha appesantito la struttura finanziaria, che vede un debito di 12.6 milioni. Le prospettive per il 2019 non sembrano essere improntate all’ottimismo: la pressione della grande distribuzione sui prezzi continua e la concorrenza nelle denominazioni chiave in cui Sartori opera è in crescita. A ciò si aggiungono alcuni possibili cambi di distributore (Russia, forse USA) che potrebbero creare dei temporanei “buchi” nelle vendite; a fronte di queste sfide sul fronte delle vendite, la normalizzazione dei prezzi delle materie prime potrebbe aiutare i margini a recuperare dal livello depresso del 2018. Passiamo all’analisi dei dati.

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Frescobaldi – risultati e dati di bilancio 2018

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Il calo degli utili di Frescobaldi registrato nel 2017 è stato più che recuperato nel 2018: tutti gli indicatori, a partire dalla crescita delle vendite dell’11%, sono fortemente positivi: l’utile operativo cresce del 30% e l’utile netto del 36% a 18 milioni, il livello più elevato di sempre per il gruppo. Di pari passo con il recupero dei margini procedono gli investimenti, 37 milioni in tutto tra incrementi di attivi e acquisizioni (20 milioni), tra i quali spicca l’acquisto di una quota di minoranza di oltre il 3% nella cantina di Masseto e Ornellaia, arrotondata al 73%. Per questo motivo, il bilancio 2018 vede un leggero incremento dell’indebitamento finanziario netto (da 10 a 22 milioni), che resta comunque molto limitato visto il grado di patrimonializzazione (236 milioni di patrimonio netto a valore di libro… ma molto di più se si rivalutassero i vigneti e i marchi a valore di mercato) e la generazione di cassa dell’azienda (39 milioni di margine operativo lordo e poco meno di cash flow, visto l’esiguo ammontare pagato in tasse e oneri finanziari). Il 2019 sembra procedere positivamente: nella relazione si parla di nuove opportunità commerciali nell’area Asia/Pacifico in seguito a un nuovo accordo commerciale. Passiamo a commentare qualche numero in dettaglio.

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