
Dopo diversi anni di assenza (ultimo bilancio analizzato qui: 2008) ritorniamo ad analizzare Botter, che sta diventando uno degli operatori chiave del settore del vino italiano. Ci sono diversi elementi “straordinari” in questa azienda. Per prima cosa, il ritmo di crescita impressionante, con un fatturato quintuplicato negli ultimi 20 anni, il che corrisponde a crescere del 10% in media all’anno. Secondo, la trasformazione degli 3-4 anni, quando l’azienda ha cominciato a strutturarsi, muovendosi da una attività di commercio di vini sfusi (e succhi di uva) per spingere sempre di più i prodotti imbottigliati, integrandosi a monte nella produzione di una piccola parte dei prodotti e allargando la gamma a vini più pregiati. Tutto questo ha portato Botter a essere l’ottavo player italiano nel settore del vino per vendite (compresi i succhi d’uva), il terzo per esportazioni (con una quota di mercato salita in pochi anni dall’1.7% al 2.6%) e, a differenza di quanto si poteva dire qualche anno fa, tra i primi cinque per generazione di utili. Chiaramente un operatore da seguire, anche grazie alla disponibilità di Simonpietro Felice e Massimo Tonini. A fine 2015, Botter ha venduto la divisione succhi d’uva che ha fatturato 6.5 milioni di euro. Il 2016 anno è dunque partito con un leggero handicap di vendite, ma a questo punto l’azienda è totalmente concentrata sul vino. Focalizziamoci sul 2015.





