Italia


Banfi – risultati 2014

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Banfi ha portato a casa nel 2014 un deciso miglioramento dei margini, come si era prefissa lo scorso anno, su un fatturato che per la parte commerciale è cresciuto del 3% circa. L’azienda lavora con una parte agricola e una parte commerciale, ora separate (quindi non redige il bilancio consolidato). Pubblico i numeri delle due entità in modo che vi possiate comunque rendere conto della dimensione dei numeri. Gli investimenti sono cresciuti nel 2014, a oltre il 10% del fatturato, a fronte dell’acquisto di 80 ettari di vigneto a Campiglia Marittima per la produzione di vini di fascia media, che insieme all’annata 2010 del Brunello di grande successo, promettono di supportare anche i risultati 2015.

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Frescobaldi – risultati 2014

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Frescobaldi ha mantenuto nel 2014 un livello di utili molto simile al 2013, portando a casa un ulteriore calo dell’indebitamento finanziario, ormai ben sotto 1 volta il MOL. L’azienda ha continuato gli investimenti produttivi (14 milioni nel 2014), ma ha anche investito circa 2 milioni di euro in una joint venture per gestire ristoranti, con l’obiettivo presumibilmente di sostenere e promouovere il marchio nelle grandi città europee. A differenza di altre realtà sinora analizzate, Frescobaldi continua a faticare sul mercato italiano, dove le vendite non sono cresciute nel 2014, mentre i mercati esteri continuano a crescere: hanno ormai raggiunto il 63% delle vendite. Poco si dice sull’andamento del business nel 2015, salvo che la sua evoluzione è allineata al budget. Vista la svalutazione dell’Euro, il miglioramento delle prospettive del mercato e i nuovi investimenti, ci sarebbe da aspettarsi un budget di crescita, e quindi un buon anno… vedremo.

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Guido Berlucchi – risultati 2014

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Oggi riprendo in mano i numeri di una famosa azienda spumantistica italiana, Guido Berlucchi. Ci riesco grazie a un buon samaritano che mi ha procurato i bilanci, che invece non ho ricevuto dall’azienda. Siccome sono diversi anni che non la guardiamo, vale la pena una “re-introduzione con commento”. Azienda di dimensioni molto significative della Franciacorta (oltre 40 milioni di fatturato contro 28 milioni di Ca del Bosco, per intenderci), piccola esposizioni ai vini fermi (soprattutto toscani), margini elevati (circa il 20%, una volta, molto elevati, oltre il 30%), fatturato in leggero recupero di recente ma chiaramente impattato dalla crisi italiana (-17% tra il 2010 e il 2012), cui l’azienda è esposta per la quasi totalità del business (o almeno lo immagino, non essendoci una suddivisione del fatturato). Negli ultimi anni la strategia si è focalizzata sulla dismissione di attività non caratteristiche (ospitalità), e sul contentimento del capitale circolante, che hanno prodotto un prodigioso milgioramento della struttura finanziaria. Con 8 milioni di euro in cassa a fine 2014 è solidissima, ma la crisi italiana gli ha tarpato le ali dello sviluppo del business… sarebbe ora di mettere tutta questa potenza di fuoco al lavoro…

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Santa Margherita – risultati 2014

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Nel 2014 Santa Margherita ha raggiunto la soglia di 110 milioni di fatturato (+8%), ha aumentato gli investimenti (in particolare nella controllata Ca del Bosco, posseduta al 60%) e di oltre il 15% la distribuzione di dividendo agli azionisti. Un anno soddisfacente, che mette nelle condizioni il management di promuovere un nuovo ambizioso piano, anche considerando possibili acquisizioni per arricchire il portafoglio . Intanto, restiamo sui numeri 2014, che beneficiano della ripresa nel mercato italiano, forse il miglior anno degli ultimi dieci, mentre all’estero il gruppo mantiene un ritmo di crescita vicino alla doppia cifra. Andiamo insieme ad analizzare i numeri più importanti.

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I canali di vendita del vino nel mondo – report Wine Intelligence

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Qualche mese fa Wine Intelligence ha presentato a ProWein una carrellata dei canali di vendita del vino nei principali mercati mondiali. Il post di oggi cerca di riassumere la presentazione, con un contributo numerico relativo alla suddivisione a valore più recente nei 6 maggiori mercati, esclusa l’Italia che analizziamo già in modo molto dettagliato e per la quale i dati non sono così a valore aggiunto. Il quadro è variegato. Le enoteche e il canale online dominano e guadagnano nei mercati anglosassoni, mentre in Europa continentale è la grande distribuzione a farla da padrona, in Germania soprattutto il canale hard discount (che la dice tutta sull’approccio qualità/prezzo del consumatore tedesco… e vi posso dire che diverse aziende italiane lo hanno dolorosamente toccato con mano). Il primo grafico cerca di fare il punto della situazione “cross country”. Sorprendentemente la grande distribuzione non ha una forza così rilevante in USA e Giappone…

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