Analisi di bilancio


Majestic Wine (risultati 2018/19) vende i negozi e si concentra su Naked Wines

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I più attenti di voi forse lo sanno già, visto l’annuncio è ormai di qualche mese fa. Majestic Wine, la catena di enoteche inglese che qualche anno fa ha acquisito Naked Wines (un online molto particolare), ha deciso dopo anni di ristrutturazioni, rilanci, cambi di management di vendere la catena fisica dei negozi per concentrare tutti gli investimenti nell’ecommerce, e in Naked Wines in particolare. Difficile tirare conclusioni. Certamente oltre 200 negozi nel Regno Unito possono diventare un fardello e probabilmente la decisione di uscire ha le sue buone ragioni. Dall’altra parte, sta diventando sempre più vero che non si può stare soltanto online, ma qualche bandierina nel mondo fisico bisogna metterla. Ce lo insegna Warby Parker, catena online di ottica che si è messa ad aprire negozi nelle principali città americane, ce lo insegna anche Amazon, e chi sennò, che ha comperato la catena WholeFood e sta sperimentando dei format di negozi. Tornando a Majestic e Naked Wines, i dati che presentiamo oggi relativi al 2018-19 non sono certamente buoni: se le vendite salgono del 6%, gli utili sono di nuovo in calo dopo i segnali di risveglio dell’anno scorso. Una serie di oneri di ristrutturazione e svalutazioni (oltre 100 dei 200 negozi non è ritenuto in grado di generare sufficienti profitti per giustificare il valore a cui è iscritto nel bilancio) hanno portato le perdite a 9 milioni di sterline e a un incremento del debito.

Senza i negozi (sempre che riescano a venderli), Majestic si chiamerà Naked Wines e avrà presumibilmente sufficienti risorse finanziarie per far crescere l’attività. Come potete vedere dai grafici presi dalla loro presentazione all’interno, si tratta di investire nell’acquisizione dei clienti, che poi forniranno un valore negli anni a venire, sempre più basso ma comunque “cumulato” sugli altri anni. Un po’ la stessa logica del blog: io continuo a scrivere, voi continuate a leggere, soprattutto i nuovi articoli ma anche un po’ di quelli vecchi, che anche se sempre meno sono uno zoccolo di lettura che si costruisce. Vedremo che cosa succede, intanto ho un amico che purtroppo per questa decisione purtroppo perderà il lavoro… passiamo ai numeri…

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Sartori – risultati e analisi di bilancio 2018

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Nel 2018 Sartori ha raggiunto il suo record storico di vendite a 52 milioni di euro, con una crescita molto bilanciata tra Italia ed estero, dove si sono registrati forti progressi in diversi mercati. Tale successo commerciale non si è però tradotto in maggiori utili, principalmente a causa dell’incremento del costo delle materie prime e della difficoltà di trasferirne l’impatto nei prezzi di vendita, soprattutto con i clienti della grande distribuzione. I dati relativi agli utili sono dunque meno positivi, segnando un calo del 15% circa che poi corrisponde al progresso realizzato nel 2017. Maggiori volumi di vendita hanno anche portato all’incremento del magazzino e del capitale circolante. Ciò, insieme agli investimenti per il rinnovo delle strutture (fruttaio e impianto di depurazione) ha appesantito la struttura finanziaria, che vede un debito di 12.6 milioni. Le prospettive per il 2019 non sembrano essere improntate all’ottimismo: la pressione della grande distribuzione sui prezzi continua e la concorrenza nelle denominazioni chiave in cui Sartori opera è in crescita. A ciò si aggiungono alcuni possibili cambi di distributore (Russia, forse USA) che potrebbero creare dei temporanei “buchi” nelle vendite; a fronte di queste sfide sul fronte delle vendite, la normalizzazione dei prezzi delle materie prime potrebbe aiutare i margini a recuperare dal livello depresso del 2018. Passiamo all’analisi dei dati.

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Frescobaldi – risultati e dati di bilancio 2018

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Il calo degli utili di Frescobaldi registrato nel 2017 è stato più che recuperato nel 2018: tutti gli indicatori, a partire dalla crescita delle vendite dell’11%, sono fortemente positivi: l’utile operativo cresce del 30% e l’utile netto del 36% a 18 milioni, il livello più elevato di sempre per il gruppo. Di pari passo con il recupero dei margini procedono gli investimenti, 37 milioni in tutto tra incrementi di attivi e acquisizioni (20 milioni), tra i quali spicca l’acquisto di una quota di minoranza di oltre il 3% nella cantina di Masseto e Ornellaia, arrotondata al 73%. Per questo motivo, il bilancio 2018 vede un leggero incremento dell’indebitamento finanziario netto (da 10 a 22 milioni), che resta comunque molto limitato visto il grado di patrimonializzazione (236 milioni di patrimonio netto a valore di libro… ma molto di più se si rivalutassero i vigneti e i marchi a valore di mercato) e la generazione di cassa dell’azienda (39 milioni di margine operativo lordo e poco meno di cash flow, visto l’esiguo ammontare pagato in tasse e oneri finanziari). Il 2019 sembra procedere positivamente: nella relazione si parla di nuove opportunità commerciali nell’area Asia/Pacifico in seguito a un nuovo accordo commerciale. Passiamo a commentare qualche numero in dettaglio.

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Constellation Brands – risultati primo trimestre 2019

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I numeri del vino di Constellation Brands non sono particolarmente incoraggianti, ma il titolo ha ripreso parte del terreno perduto nei mesi scorsi grazie all’andamento sempre eccellente del segmento della birra e degli spirits, che ormai se messi insieme rappresentano la parte preponderante (penso il 75-80%) degli utili di questo colosso. In secondo luogo, CB ha alzato leggermente (+2%) le sue stime di utile per l’esercizio fiscale che chiuderà a febbraio 2020. Ultima annotazione, i dati sono molto difficili da leggere in quanto molto influenzati dalle oscillazioni di valore della nuova avventura nel segmento della cannabis, che hanno nel primo trimestre portato a una perdita piuttosto corposa (245 milioni di dollari, contro i 744 milioni di utile dello scorso anno). Fatte queste premesse e tornando al vino, si fa sentire l’impatto della vendita di parte dell’attività a Gallo, ma anche aggiustando i dati per questo impatto le vendite del gruppo sono in calo (0.7%) pur in presenza di una base di comparazione piuttosto comoda (-3.6% nel primo trimestre 2018). A maggior riprova, l’azienda ha di nuovo cambiato la sua definizione di “focus brands”, cioè dei marchi su cui si sta concentrando… quando le aziende cambiano questi raggruppamenti per far venir fuori un dato positivo nonostante tutto non è mai un buon segno… passiamo all’analisi dei dati.

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Caviro – risultati e analisi di bilancio 2018

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Il forte incremento delle vendite in Italia ha consentito a Caviro di chiudere il 2018 con i ricavi più alti della sua storia, 330 milioni di euro. Il 2018 si è però caratterizzato per la riorganizzazione di tutte le attività “non vino” sotto il cappello di “Caviro Extra”, dove la cooperativa continua a investire pesantemente (nel 2018 al fine di produrre biometano) e dove si realizza circa il 29% del fatturato (80 milioni dei 330). Venendo alla parte vino, che a noi più interessa, nel 2018 si registra un calo delle esportazioni piuttosto marcato (-11%) che deriva dalla temporanea interruzione di un contratto di private label in Inghilterra, mentre le vendite negli altri principali mercati (Germania, USA) sono all’incirca stabili. Il tutto è stato più che compensato dall’attività italiana, che ha beneficiato di un forte incremento dei prezzi di vendita per compensare l’aumento dei costi delle materie prime. Dal punto di vista finanziario, il bilancio torna alla normalità dopo le perdite del 2017 per la transazione con il fisco italiano, mentre l’indebitamento cresce a 72 milioni di euro (+12) in relazione ai maggiori investimenti. Infine, i soci della cooperativa hanno aumentato i conferimenti del 12% rispetto la 2017 in volume, con un prezzo del 3% più basso del 2017 ma allineato alla media degli ultimi 5 anni. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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