Analisi di bilancio


Treasury Wine Estates – risultati 2011-12

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Treasury Wine Estates ha chiuso il suo primo anno come azienda “stand-alone”, dopo lo spin-off. I risultati sono stati incoraggianti, particolarmente grazie al miglioramento dei margini, mentre le vendite (sia a volume, che a valore, anche per colpa del dollaro australiano) sono continuate a scendere. La strategia di TWE è chiaramente incentrata su due punti: (1) migliorare il mix verso i vini di alta qualità, dato che si prevede che la domanda di vini oltre i 10$ sarà largamente superiore all’offerta (e a questo proposito, TWE sta cominciando “a mettere via delle annate” per venderle a distanza); (2) aumentare la presenza nell’area asiatica, che per ora nei numeri che pubblico qui è annegata nell’Australia. Le previsioni del management sul 2013 (Luglio2012-Giugno2013) sono improntate alla prudenza, soprattutto per il 2013, dato lo sforzo di aumentare la struttura operativa in Cina e, soprattutto, a causa dell’incremento dei costi delle materie prime (uva e vino sfuso), che metterà pressione ai margini. Passiamo ora ai numeri.

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Cottin Freres – risultati 2011

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A guardare I bilanci di Cottin Freres degli ultimi anni appare piuttosto chiaro che alcune aziende vinicole sono meglio analizzabili dal punto di vista della gestione del patrimonio immobiliare che non dei risultati economici. Nel caso di Cottin Freres, i profitti non rendono conto del grande beneficio che i suoi azionisti hanno incassato nel 2011 (10.4 milioni di euro) a fronte della vendita di alcune attività a Mersault per 12 milioni di euro. Proprio questa operazione ha consentito anche di chiudere il bilancio 2011 con un utile di 1.3 milioni di euro, che altrimenti sarebbe stato di poco in rosso. L’evoluzione dell’attività nel corso del 2012 non lascia spazio alla fantasia: le vendite del trimestre chiuso a dicembre erano in calo del 3% circa (anche se a causa della cessazione di vendite promozionali a basso margine). Ma per ora proviamo ad analizzare insieme i dati al 30 settembre 2011.

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Advini – risultati e analisi di bilancio 2011

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Advini continua a comprare attivita’ e a crescere, anche se gli utili ancora non si vedono e il debito cresce. Va dato onore a questa azienda che e’ tra le poche nel mondo del vino che ha mire esplicitamente espansionistiche e che nel corso degli ultimi anni ha messo sul tavolo soldi (20 milioni soltanto nel 2010-11) e azioni (circa il 10% del capitale e’ andato alla famiglia Laroche in cambio del loro Domaine) per crescere. Il piano di crescita si chiama “Opus Vini 2015” e prevede: (1) la crescita e lo sviluppo dei marchi critici per il gruppo, che nel 2011 sono cresciuti del 4%; (2) il rafforzamento della struttura distributiva all’estero; (3) l’integrazione delle strutture centrali per risparmiare sui costi; (4) la continua acquisizione e integrazione di nuove aziende vinicole, soprattutto in Francia. A fronte di questo piano, Advini si attende una crescita delle vendite del 10% o piu’: per il momento i dati del primo semestre (che trovate in fondo al post) sulle vendite parlano di un +8%, ma con una chiara accelerazione nel secondo trimestre a +11.5%. Ma per ora vediamo i numeri del 2011, che come vi ho anticipato sono piuttosto “poveri” soprattutto a livello di utili e di incremento del debito…

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Campari – risultati primo semestre 2012

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Campari ha riportato un primo semestre con margini ancora in calo nel segmento dei vini e una crescita organica negativa del 3% rispetto al +3% del resto del gruppo. La strategia di far crescere il portafoglio in distribuzione continua, con un impatto del 2% circa sul volume di fatturato della divisione (e dell’8% se restringiamo il confronto ai vini fermi). I punti deboli continuano a essere l’Italia e i vini fermi, mentre lo spumante Cinzano continua a crescere imperterrito. Vediamo i numeri più da vicino.

 

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LVMH – risultati primo semestre 2012

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È in un post di mezza estate che ritroviamo una ulteriore conferma di quello che segnaliamo da diverso tempo: il mondo degli spirits, e in questo caso dei brown spirits, ha in questi anni una marcia in più rispetto al vino (e, forse, una marcia in meno rispetto ad altre categorie come la vodka). Va da sè che i risultati di LVMH divisione vino e spirits mostrano ancora una volta il primato della sottodivisione Cognac e spirits su vini e Champagne. Nel semestre terminato a giugno, le vendite della divisione sono balzate a 1.75 miliardi di euro, +22%, con un incremento del 16% per Champagne e vino a 748 milioni e un +28% per la divisione spirits a 1 miliardo di euro.

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