Mercato e consumi


La classifica dei grandi marchi di vino nel mondo Liv-Ex – aggiornamento 2015

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L’annuale aggiornamento delle classifica Liv-Ex dei 100 grandi marchi del vino non porta buone notizie per noi italiani. Il problema non sta però né nei prezzi e nemmeno nell’andamento delle contrattazioni, due aspetti che vengono presi in considerazione con grande attenzione. Il problema è che hanno cambiato le regole con cui la classifica viene stilata, togliendo il criterio dei giudizi dei critici. Altrimenti detto, il prodotto non viene più considerato nelle sue caratteristiche organolettiche ma soltanto per la sua capacità di far fare soldi a chi lo compra e lo vende e a chi lo detiene come investimento. Discutibile? Certamente. E’ altrettanto vero che Liv-Ex è una piattaforma di trading non una associazione di sommelier, tale per cui hanno deciso che i vini migliori sono quelli che gli fanno fare più soldi, a loro e a chi li ha.

Quindi, quest’anno i vini italiani in classifica sono soltanto sette, mentre erano dieci lo scorso anno. Tutti quelli ancora preenti salvo uno (Tignanello) peggiorano in classifica, mentre escono Giacomo Conterno e Bruno Giacosa (che essendo tra i più buoni secondo i critici hanno perduto un componente importante del loro punteggio), oltre a Guado al Tasso (già ai margini della classifica nel 2014) e Macchiole. Il top secondo Liv-Ex è Mouton Rothschild, che prende lo scettro da Pavie. I prezzi continuano invece a cresce per i vini borgognoni e italiani, mentre sia il Rodano che la Champagne calano leggermente, dopo il grande balzo del 2013. Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Hong Kong – importazioni di vino, aggiornamento 2014

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Hong Kong sta diventando un “osservato speciale” nel mondo dei beni di lusso. Come dice un simpatico manager di Tod’s: “Hong Kong si è trasformata da un mercato a una città”. In altre parole, se prima le aziende consideravano Hong Kong allo stesso livello di una nazione, come la Francia o la Danimarca, oggi ha perso questo status a causa del forte calo del flusso di “turisti per shopping” dalla Cina. Questa dinamica ha cominciato ad impattare anche il settore del vino, come possiamo vedere dai dati publicati recentemente da Calwine e da noi rielaborati. Le elaborazioni che analizziamo oggi sono leggermente diverse da quelle precendenti sul blog (qui), perchè questi sono dati riferiti al vino totale e non soltanto al vino in bottiglia. Quindi se li confrontate trovate numeri, a parità di anno, leggermente superiori in questa serie di dati rispetto all’altra. Detto questo, cosa dicono i dati? Beh, che nel segmento del vino il boom fu nel 2011 e non nel 2013, ma che il 2014 le cose sono comunque peggiorate, con un calo delle importazioni di vino (nette delle riesportazioni in Cina) del 7% in dollari americani e del 3% in volume. In questo contesto, fa la sua prima apparizione il vino cinese (oppure estero ma importato dalla Cina), che diventa immediatamente la seconda forza nel mercato locale. L’Italia resta marginale, con un peso del 7% dei volumi e del 4% del valore, anche se va detto che l’andamento della “quota di mercato apparente” è stato costantemente positivo negli ultimi anni. Andiamo a leggere i numeri insieme.

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Francia – abitudini di consumo di vino 2015 e confronto con l’Italia

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France Agrimer ha pubblicato l’aggiornamento quinquennale (al 2015) del rapporto sulle abitudini di consumo di bevande alcoliche in Francia. Si tratta di un’indagine del tutto sovrapponibile nelle linee guida a quella dell’ISTAT sul consumo di bevande alcoliche che commentiamo sul blog in estate (l’ultimo è questo). A differenza del nostro è fatto da un ente specializzato, quindi più approfondito e centrato sul mondo del vino. Nel post guardiamo ai dati principali ma soprattutto li confrontiamo con i dati italiani (gli anni non sono sempre sovrapponibili perfettamente, ma fa niente). Quali conclusioni? 1) la Francia è riuscita a far invertire la tendenza di aumento dei non bevitori di vino tra il 2010 e il 2015 (l’Italia no); 2) in Francia, il consumo giornaliero di vino è soltanto al 16% della popolazione, contro il 20% in Italia; 3) la politica di promozione del consumo moderato di vino in Francia ha avuto successo nel segmento dei giovani fino a 24 anni: 10 anni fa il 64% non consumava mai vino (il 66% in Italia). Oggi i giovani francesi che non toccano vino sono il 55%, gli italiani il 71%… Quindi? Lasciatemi essere un filo polemico. Buone notizie: la tendenza si può invertire, dato  che qualcuno non tanto lontano da noi è riuscito a farlo. Leggiamo i dati insieme.

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Esportazioni di spumante / Italia – aggiornamento settembre 2015

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Come dicevamo la scorsa settimana, settembre 2015 è il primo mese da molto tempo che le esportazioni di spumante non segnano un segno positivo… sono andato a controllare e sono dovuto arrivare a aprile 2010 per vedere un segno meno… qualcuno direbbe che prima o poi doveva capitare ed è capitato, in un mese che per gli spumanti comincia a essere importante (insieme ai prossimi due). A settembre abbiamo esportato 85 milioni di spumanti rispetto a 88 dello scorso anno. I prossimi due mesi, ottobre e novembre sono mesi da 100 milioni ciascuno, cioè critici per fare quel 940-950 milioni a cui si potrebbe ambire per il 2015. Che sta succedendo? Beh, le cose negative che non cambiano sono relative all’Asti spumante, che sta vivendo un vero e proprio calo strutturale, mentre per gli spumanti DOP i dati restano positivi ma, obiettivamente, non è possibile crescere all’infinito del 20%… settembre segna un +12%, anche in questo caso la crescita più bassa da almeno un anno a questa parte. A livello generale, potremmo dire che sta riprendendo il calo della Russia, che si era stabilizzata, e che non sta più crescendo il mercato americano, mentre il Regno Unito continua a “tirare”. Vediamo qualche numero insieme.

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Francia – acquisti di vino fermo – aggiornamento 2014

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France Agrimer fa una bella indagine, che da qualche anno ho colpevolmente abbandonato, per analizzare quali tipologie di vino vengono acquistate, con quale frequenza e a quale prezzo. Non guarda ai dati della GDO, dunque “prendendo” una sola branca, ma fa una indagine sui consumatori. Oggi lavoriamo sui dati 2014, che offrono alcuni spunti interessanti di analisi: i francesi si stanno aprendo ai vini esteri, nell’ambito di un consumo totale calante in volume ma non in valore. Sembra che nel 2014 il calo strutturale della penetrazione degli acquisti di vino si sia fermato… vediamo se la tendenza continuerà nei prossimi anni. Infine, vale la pena di notare l’incremento dei vini IGP rispetto agli AOC nella spese delle famiglie del 2014 rispetto a qualche anno fa…

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