Le vendite di Champagne nel 2010 sono risalite a 320 milioni di bottiglie, praticamente lo stesso livello del 2008. Si puo’ quindi dire che la crisi del 2009 e’ stata riassorbita, anche se il calo delle spedizioni era cominciato nel 2008 e quindi il record storico di 339 milioni di bottiglie del 2007 richiede un altro anno. Non tutti i mercati e non tutte le categorie di produttori viaggiano pero’ alla medesima velocita’: (1) la Francia si conferma uno zoccolo duro per lo Champagne. Crisi o non crisi i francesi continuano a bere Champagne, dato che durante la crisi le bottiglie vendute in madrepatria sono scese soltanto del 3%; (2) le esportazioni sono quelle che fanno quindi la differenza e la “volatilita’” del mercato. Come vedremo sono i mercati anglosassoni che tirano nel 2010, anche se in realta’ restano sotto i livelli del passato. L’unico tra i grandi mercati al suo massimo storico e’ la Germania; (3) tra le categorie di produttori, la maggiore propensione all’esportazione aiuta le maison, che esportano oltre la meta’ delle loro bottigilie, mentre i vigneron sono quelli che dalla crisi non hanno subito molto ma non hanno proprio recuperato nulla. Una categoria in declino? Si vedra’, di certo il segnale non e’ positivo.
Mercati e consumo
Valore della produzione vitivinicola e di vino – aggiornamento ISTAT 2010
nessun commentoAffrontiamo oggi l’argomento del valore aggiunto dell’agricoltura italiana e della viticoltura/vino in particolare. L’argomento l’avevamo iniziato ad affrontare gia’ lo scorso anno e lo riprendiamo oggi con i dati 2010 pubblicati da ISTAT. Quali le conclusioni principali dello studio: (1) nel 2010 il valore aggiunto della produzione viticola italiana e’ rimbalzato dell’1.9% rispetto allo scorso anno. Si tratta di poca cosa considerata l’ecatombe del 2009 (dato rivisto -12%); (2) questo dato e’ in realta’ molto disomogeneo, in quanto si compone di una crescita del 10-11% nel Sud, di un ulteriore calo del 7% nel centro Italia e di una sostanziale stabilita’ al Nord (-1%); (3) nel complesso la produzione viticola italiana resta circa il 25% sotto il picco precedente (4 miliardi di euro toccato nel 2004, mentre ora secondo Istat stiamo a 3 miliardi, sempre a prezzi correnti). Di nuovo questo dato si compone di un Nord Italia che e’ il 17% sotto il picco, il sud il 30% sotto e il centro Italia il 36% piu’ in basso.
Vendite di vino al dettaglio Italia – primo trimestre 2011
1 commentoISMEA/Nielsen ha pubblicato il rapporto sugli acquisti di vino al dettaglio in Italia, quello che chiamano “indice degli acquisti”. I numeri del primo trimestre 2011 sono molto brutti, anche se andrebbe quantificato l’impatto dello spostamento della Pasqua dalla fine di marzo (quindi nel 2010 nel primo trimestre) alla fine di aprile (quindi presumibilmente nel secondo trimestre). Che cosa c’e’ di negativo: (1) il calo delle vendite e’ stato del 6%, in accelerazione rispetto sia al calo dell’anno scorso che a quello del primo trimestre 2010. In altre parole, il mercato non soltanto non si stabilizza ma sembra scendere a una velocita’ maggiore. (2) Ci sono due tendenze contrarie e poco simpatiche: i vini DOC/DOCG stanno perdendo pesantemente sul prezzo mix (mix?) e recuperano in volume mentre i vini da tavola/IGT, viceversa, tengono i prezzi e perdono in quantita’. E’ come se le due categorie stessero avvicinandosi, con il piccolo problema che non e’ quella povera che si avvicina a quella ricca ma il contrario. (3) ISMEA Nielsen si e’ arresa e ha smesso di pubblicare i dati sugli spumanti. Peraltro, se il totale degli acquisti al dettaglio fa -5.9% e quelli del vino fermo fanno -6.3%… l’andamento delle vendite di spumanti lascia poco spazio all’immaginazione: un po’ meno peggio ma presumibilmente non con un segno positivo. Tornando al discorso della Pasqua, sara’ soltanto con i dati del primo semestre a fine luglio che potremo veramente comprendere se le vendite italiane di vino nel 2010 saranno una fotocopia del pessimo 2010 oppure no…
Le sfide dei produttori americani di vino – PDF Corriere Vinicolo
nessun commentoIl nuovo numero del Corriere Vinicolo contiene un’analisi dell’ultimo rapporto della Silicon Valley Bank sul mondo del vino americano, con riferimento all’andamento del mercato ma soprattutto delle aziende locali. La banca si attende che un anno di crescita nel 2011, forse anche migliore del 2010. Ma non sara’ cosi’ per tutti: alcuni segmenti del mercato cresceranno di meno e nei prossimi anni alcune aziende saranno in qualche modo obbligate a cambiare per poter sopravvivere.
Potete leggere l’articolo per intero nel PDF qui allegato
Produzione mondiale di vino 2010 – stima OIV Marzo 2011
2 commentiIl post “macroeconomico” della produzione mondiale di vino e’ sempre piuttosto interessante, come anche la lettura del rapporto redatto da OIV. Che cosa dice OIV? Che la produzione mondiale di vino e’ scesa nel 2010, forte di una annata non eccezionale ma anche delle azioni europee relative all’espianto della vite (superficie vitata mondiale -1.7% nel 2010 secondo OIV a 7.55 milioni di ettari) . In questo modo, secondo l’organizzazione, il mercato del vino resterebbe “in tensione” dato che la domanda nel 2010 non dovrebbe essere scesa in modo significativo (-0.1/-0.2% secondo OIV), attestandosi tra 230 e 240 milioni di ettolitri; mentre l’offerta dovrebbe essere scesa dallo stimato 271m/hl del 2009 a 256-263m/hl (ricordate sempre che OIV considera un certo quantitativo (30m/hl) come utilizzati per scopi industriali (distillazione) e non quindi strettamente consumati.









