Valore della produzione vitivinicola e di vino – aggiornamento ISTAT 2010

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Affrontiamo oggi l’argomento del valore aggiunto dell’agricoltura italiana e della viticoltura/vino in particolare. L’argomento l’avevamo iniziato ad affrontare gia’ lo scorso anno e lo riprendiamo oggi con i dati 2010 pubblicati da ISTAT. Quali le conclusioni principali dello studio: (1) nel 2010 il valore aggiunto della produzione viticola italiana e’ rimbalzato dell’1.9% rispetto allo scorso anno. Si tratta di poca cosa considerata l’ecatombe del 2009 (dato rivisto -12%); (2) questo dato e’ in realta’ molto disomogeneo, in quanto si compone di una crescita del 10-11% nel Sud, di un ulteriore calo del 7% nel centro Italia e di una sostanziale stabilita’ al Nord (-1%); (3) nel complesso la produzione viticola italiana resta circa il 25% sotto il picco precedente (4 miliardi di euro toccato nel 2004, mentre ora secondo Istat stiamo a 3 miliardi, sempre a prezzi correnti). Di nuovo questo dato si compone di un Nord Italia che e’ il 17% sotto il picco, il sud il 30% sotto e il centro Italia il 36% piu’ in basso.



Se passiamo dalla viticoltura al valore aggiunto della produzione di vino ai prezzi di base, le conclusioni sono ancora meno piacevoli, dato che la produzione di vino a valore scende del 4% rispetto al 2009 a 1.8 miliardi di euro. Se guardiamo le sottozone, e’ stabile al nord, scende del 6% al sud e del 9% al centro Italia. Insomma, si ripetono le stesse gerarchie della produzione viticola “in peggio”. Certamente nel 2010 la produzione di vino ha subito l’impatto dell’aumento delle materie prime vinicole, soprattutto nella seconda parte dell’anno. I dati che presenta ISTAT e che vedete, peraltro, mostrano una situazione non molto edificante. Fin quando si tratta di parlare di ettolitri le cose forse vanno anche bene, quando poi ci confrontiamo sugli euro la situazione cambia.

E i trendi di lungo termine? Nel lungo termine le cose non sono migliori, soprattutto negli ultimi 10 anni. Se prendiamo i dati 1980-2010 le cose non sono poi cosi’ male (anche se depurando per l’inflazione il quadro cambia): l’industria viticola cresce del 3% annuo, il valore aggiunto del vino del 2.9% annuo su 30 anni. Dove le cose cambiano e’ dal 2000 in avanti, e considerate che il 2000 e’ stato un anno cattivo (rispetto al 1999 e al 2001), quindi abbiamo preso come partenza un “avvallamento” della serie. Ebbene in questi 10 anni il dato e -1.9% per la viticoltura, e -1.1% per il settore vino. Il messaggio e’ chiaro: se il giochetto funzionava fino al 2000 da quel momento in avanti qualcosa e’ cambiato. E quel qualcosa e’ la stessa “malattia” che affligge l’economia del paese. Manca la crescita della produttivita’.

I dati regionali. I modelli vincenti a livello regionale mi sembrano sostanzialmente due: Lombardia e Veneto. In quelle regioni le aziende vinicole sembrano avere un valore aggiunto molto vicino al picco. Dall’altro lato, regioni come il Lazio, le Marche o anche l’Abruzzo secondo questi dati sono regioni dove il modello di sviluppo della viticoltura sembra non funzionare, dato che il valore aggiunto attuale e’ sceso a meno della meta’ di quanto fosse qualche anno fa, e non sembrano esserci accenni di ripresa… Buona lettura.





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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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