Ultimo estratto dal mega-numero del Corriere Vinicolo specificamente fatta per il Vinitaly 2011.
Si approfondisce il mercato USA. Ha superato come dice il Wine Institute la Francia? Non e’ certo, ma e’ altrettanto certo che se non l’ha fatto lo fara’ presto. Il prodotto italiano si addice bene a questo mercato: qualita’ giusta al prezzo giusto, radici italiane di molti bevitori locali e strutture distributive elevate.
Ecco il testo integrale dell’articolo.
Mercati e consumo
Approfondimento sul mercato inglese del vino – PDF dal Corriere Vinicolo
nessun commentoIl Corriere Vinicolo pubblicato in occasione del Vinitaly e’ ricchissimo e include diversi approfondimenti.
Quello che vi propongo oggi e’ un’analisi approfondita del mercato inglese del vino, disponibile integralmente e con un complemento di Carlo Flamini sui dati 2010 di importazione di vino. Come mai e’ tanto interessante? Gli inglesi bevono abbastanza, hanno la mente aperta a ogni prodotto, non hanno (per ora) un prodotto locale competitivo. Tutti ingredienti che funzionano bene con il prodotto italiano, che pero’ ha da affrontare nuove sfide…
Vendite di vino al dettaglio Italia – aggiornamento 2010
nessun commentoFonte: ISMEA
ISMEA ha pubblicato i dati congiunturali sul vino dove ha tracciato il primo bilancio sulle vendite al dettaglio di vino, che compila in collaborazione con Nielsen. I dati mostrano un quadro meno grigio di quello di fine settembre, anche se i dati restano con davanti il segno meno. Da notare che ISMEA non ha fornito alcuna indicazione sugli spumanti, il cui andamento nell’ultimo trimestre e’ critico per determinare la performance annuale: tenete conto che i dati che includiamo sono quelli stimati per fine 2010 a settembre e non il dato (sempre stimato ma piu’ preciso) degli ultimi giorni. I dati mostrano che nel 2010 si e’ gradualmente realizzata una “ripresa qualitativa” del mercato, con i vini DOC-DOCG che hanno finito il 2010 con un -0.6% contro il -5% dei vini da tavola, ribaltando la situazione del 2009. I volumi sono calati del 3% circa, piu’ che negli anni scorsi, a causa del calo degli spumanti.
Cause e conseguenze dell’incremento di alcol nel vino americano – studio AARES conference
3 commentiIl documento da cui questo post e’ tratto e’ caricato qui.
Vi segnalo e vi allego questo rapporto sulla tendenza all’aumento del contenuto di alcol nei vini americani negli ultimi 30 anni. E’ un rapporto interessante perche’ dimostra un significativo incremento del contenuto di alcol nel vino e lo rapporta sia alla tendenza del mercato (che negli anni ha richiesto vini piu’ morbidi e maturi) ma anche all’aumento delle temperature dell’area californiana negli ultimi anni. Non si raggiungono considerazioni eclatanti ma si prova una tendenza molto consolidata e che probabilmente, nei prossimi 10-15 anni, potrebbe diventare una specie di handicap per il prodotto vino, a fronte di una tendenza “salutistica” che ovviamente classifica l’alcol tra le cose negative e da evitare. Con una considerazione molto interessante: viste le differenze nell’incremento di alcol tra vini premium (di piu’) e vini base (di meno) o tra vini bianchi (di piu’) e rossi (di meno), sembra di poter dire che il contenuto di alcol sia totalmente gestito dal produttore, che quindi potrebbe anche reagire e compensare il cambiamento climatico con tecniche produttive adeguate.
Indagine Wine Market Council sui consumatori americani di vino
nessun commentoIl Wine Market Council propone come ogni anno una slideshow sul consumatore americano. Quest’anno lo studio approfondisce due aspetti: il passaggio dal consumatore saltuario a quello abituale e l’utilizzo dei nuovi media (internet e sue applicazioni) nella fase di reperimento delle informazioni ma anche di acquisto. Quali sono le conclusioni del rapporto: (1) che il consumo di vino in USA continua a crescere per il passaggio di consumatori da una frequenza saltuaria al consumo abituale di vino; (2) che questa tendenza e’ visibile in tutte le fasce dei consumatori, anche se il progresso piu’ significativo e’ quello della fascia di eta’ tra i 30 e i 45 anni (Generation X); (3) che i giovani si stanno orientando su nuovi vitigni, come il Malbec e lo Syrah/Shiraz, mentre il gradimento di alcuni prodotti come il Pinot Grigio non sembra crescere tra i giovani rispetto agli anziani; (4) che i nuovi media hanno un’influenza crescente (ci avreste scommesso), anche se dobbiamo considerare la particolarita’ del mercato americano; (5) che i prodotti del nuovo mondo incontrano sempre di piu’ le preferenze dei consumatori, a differenza di quelli del vecchio mondo, soprattutto francesi, tedeschi e portoghesi.







