Mercati e consumo


Costi e margini del settore vinicolo – aggiornamento 2011-12

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ISMEA si è recentemente prodigata in un restyling del suo pezzo congiunturale sul settore vinicolo, con un deciso incremento delle informazioni relative al commercio estero. Purtroppo, sotto altri aspetti le interessanti informazioni trimestrali che ottenevamo sull’andamento delle vendite per esempio non sono più reperibili. Comunque, siamo riusciti anche con qualche stima “originale” de I numeri del vino, a ricostruire in modo dignitoso il quadro dei costi di produzione, dei prezzi di vendita e dei margini del settore. È fuori di dubbio che il settore “industriale” del vino è sotto pressione: i prezzi sia delle materie prime che dei mezzi di produzione sono in forte crescita, soprattutto nel segmento dei vini da tavola, mentre i prezzi di vendita non mostrano segnali altrettanto positivi. Secondo la nostra stima il margine “indice” del settore è sceso dal picco del 2009-10 di 135-140 circa a un livello di 110-115 nel 2011. Oltretutto, visto l’ulteriore balzo dei prezzi dei vini da tavola nel primo trimestre 2012, il margine potrebbe essersi ulteriormente contratto. Il tutto è frutto del calo produttivo, cui si associa un livello molto elevato dell’export. Essendo tale forbice non sostenibile, è presumibile che nel 2012 a fronte di un calo dei margini (vedi clima di fiducia in deterioramento) qualcosa dovrà succedere, presumibilmente attraverso una riduzione dei volumi di export. Passiamo in rassegna i numeri.

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I consumi di vino nel mondo – stima OIV 2011

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Dunque, l’anno scorso mentre commentavo i dati sui consumi di vino “teorizzavo” che il 2011 sarebbe stato l’anno del sorpasso degli USA sulla Francia. Ora, questi dati chiaramente mi smentiscono, perché, e questo è il punto del post, sembra che in Francia si siano sforzati a bere di più per non essere sorpassati. Eppure, sembrava esserci una tendenza: 33 milioni di ettolitri nel 2006, poi 32, 31, 29 (crisi), 28… e bum! Di nuovo 30. Esiste una corrente di pensiero, gli “scettici”, che dicono che non si possono fare previsioni perché avendo a che fare con la natura umana le reazioni sono imprevedibili e quello che ti sembrava normale ieri potrebbe non esserlo oggi. Ma qui siamo di fronte a un vero e proprio “caso del tacchino nel giorno del ringraziamento”, il quale si abitua a mangiare tutti i giorni “gratis”, ma un certo giorno invece di nutrirlo il padrone lo trasforma in un pasto. Bando agli scherzi, la seconda conclusione più seria è che secondo OIV (toh, è basata a Parigi), i consumi di vino non si schiodano da 240 milioni di ettolitri e che i 10 milioni di ettolitri perduti durante la crisi non sono stati per ora recuperati… E poi guardate bene il grafico qui di sopra con i consumi pro-capite contro la dimensione del mercato: se i francesi non sono passati dietro agli americani quest’anno lo fanno il prossimo anno (sarò smentito di nuovo)?

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Il mercato inglese del vino – aggiornamento 2011

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Con i dati forniti da Concha y Toro presi da Nielsen, analizziamo le vendite al dettaglio di vino nel mercato inglese. Diciamo subito che i dati sono “concatenati” per quando riguarda i valori assoluti del 2008 e del 2009, in modo da rispecchiare quelle che sono state le tendenze rilevate da Nielsen su periodi di 52 settimane che non combaciano perfettamente. Peraltro, credo che il risultato dell’analisi sia piuttosto veritiero, soprattutto per quanto riguarda il movimento relativo tra le varie provenienze dei vini. Quali le conclusioni? (1) il mercato ha chiaramente smesso di crescere a volume, mentre continua a crescere a valore nel 2011; (2) il prodotto italiano continua a guadagnare quote sia a volume che a valore, ed è saldamente  numero 2 dopo il prodotto australiano che continua il suo declino; (3) il prodotto italiano resta una scelta “low-cost” all’interno del panorama inglese, con un prezzo per cassa decisamente inferiore sia alla media che a parecchie delle altre nazioni. Addentriamoci nei numeri.

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Il consumo di bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2011

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La pubblicazione annuale dell’ISTAT sull’uso (e abuso) di alcol è quest’anno meno preoccupante di quello che avrei potuto immaginare e lascia spazio ad approfondimenti (che faremo) al riguardo degli stili di consumo del vino. Ma per oggi guardiamo i dati generali: (1) ISTAT dice che il 53.3% della popolazione italiana beve a qualche titolo vino. Lo stesso numero dell’anno scorso. (2) ISTAT ci dice poi che tra questi consumatori, i consumatori abituali di vino stanno leggermente calando a favore di un consumo più sporadico. (3) allargando il quadro alle bevande alcoliche in generale e al lungo termine, diminuisce il consumo di alcolici tra i giovani (meno di 24 anni), con una riduzione della penetrazione di 8-10 punti percentuali (buona notizia!), mentre si riduce soltanto marginalmente quello delle altre fasce di età. (4) si riduce la quota dei consumatori “non moderati”, quindi di quelli che bevono troppo, dall’8.3% della popolazione al 7.5%. Altra buona notizia.

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I canali di vendita del vino in Italia nel 2011 – indagine Mediobanca

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Mediobanca pubblica come al solito il suo sondaggio sui canali di vendita, che noi riprendiamo e analizziamo ogni anno. Nel 2011, ci sono alcuni aspetti interessanti da sottolineare, alcuni dei quali già facevano parte del commento dello scorso anno: (1) c’è un segnale di indebolimento della quota di mercato della GDO nelle vendite di vino; (2) come già negli anni scorsi il canale Horeca e il canale della vendita diretta perdono peso, lo stesso discorso vale per le enoteche; (3) si rafforzano i canali di vendita alternativi, quindi distribuzione e vendite online. Da ultimo, quando si mette il naso fuori dall’Italia, si consolida la tendenza delle aziende italiane di rinunciare alla distribuzione diretta a favore di distributori esteri. È vero per le aziende private ma anche per le cooperative. Un discorso un po’ diverso può essere fatto per il segmento dei grandi vini. In questo caso sembra riprendere quota il canale Horeca. Vediamo i dati.

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