Italia


Esportazioni italiane di vino per regione e tipologia – primo semestre 2018

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Parliamo oggi di come si spacca il +4% fatto registrare dalle esportazioni per regione e per tipologia di vino, come sempre aiutandoci con due basi di dati, entrambi reperibili sui siti ISTAT (coeweb.istat.it, visto che qualcuno ogni tanto me lo chiede): i dati per regione di origine delle aziende (che lavorano sui dati totali delle esportazioni) e i dati per tipologia di vino, questa volta soltanto relativi ai vini in bottiglia. Beh, i protagonisti in positivo degli ultimi mesi sono certamente i vini bianchi DOP, che sono cresciuti di quasi il 30% a discapito dei bianchi IGP, diciamo quasi in maniera speculare. Con la regione Veneto come principale fattore di crescita. Quando invece guardiamo i dati “totali” delle regioni (e quindi riferendoci all’origine delle aziende e non dei vini) è in certo modo rassicurante vedere dei dati positivi ormai costanti da regioni come la Sicilia, la Puglia, l’Abruzzo, tutte regioni sotto i 100 milioni di export nel semestre (quindi pochi in confronto al miliardo e più del Veneto), ma che rappresentano un tessuto aziendale probabilmente meno caratterizzato dalle grandi aziende che si sono instaurate al nord. Detto questo passiamo a qualche numero in dettaglio.

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Importazioni di vino in Italia – aggiornamento primo semestre 2018

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I partner commerciali dell’Italia quando si parla di importazione di vino sono la Francia e la Spagna, talvolta gli Stati Uniti quando ci sono condizioni molto particolari sui cambi. Nel primo semestre 2018 non ci siamo discostati da questo cliché, anche se si tratta di un periodo particolare in cui la scarsità della vendemmia ha imposto all’Italia di importare volumi di vino del 30% circa superiori all’anno precedente, con un “costo” del 18% superiore al 2017 nel primo semestre e, considerando l’ultimo anno del 10% circa. Non si tratta solo di scarsità di vino sfuso per i prodotti di bassa gamma, comunque. Stiamo anche assistendo a un forte recupero delle importazioni di spumante (+21% nel semestre, +16% negli ultimi 12 mesi), che per noi sono “Francia” con un po’ di Spagna (quintuplicata). La conseguenza la vedete nel grafico che apre la prosecuzione del post, relativo alla bilancia commerciale del vino italiano: sebbene sia in costante miglioramento, nel corso degli ultimi mesi il progresso è certamente meno marcato: da un progresso annuo di circa 250-300 milioni dal 2015 a questa parte siamo scesi a circa 100 milioni. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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Italian Wine Brands – risultati primo semestre 2018

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Il primo semestre 2018 di Italian Wine Brands è stato fortemente influenzato dall’aumento dei costi delle materie prime, cui l’azienda è molto esposta dato il modello di business interamente concentrato sull’acquisto di prodotti semilavorati (vino sfuso) che vengono poi imbottigliati e venduti con i marchi propri. Le vendite continuano a migrare dall’attività originale di Giordano Vini “B2C” quindi diretta ai clienti finali a quella di fornitura “B2B”. Anzi, nel primo semestre l’azienda ha ulteriormente accelerato questa transizione con una pulizia del database di clienti che ha comportato un forte calo delle vendite del segmento (-10%), con una corrispondente riduzione dei costi per servizi. Ne emerge un semestre con vendite consolidate stabili, un EBITDA aggiustato che cala del 3% e un utile netto a -3% se aggiustato e a -23% se non si considerano oneri non ricorrenti (sempre presenti negli ultimi 3 anni in cui l’azienda si è ristrutturata). Data la stagionalità del business, fortemente spostata nel secondo semestre, l’impatto sulle attese dell’anno dovrebbe essere limitato. Il management dell’azienda, con cui sono entrato in contatto, ha confermato che riuscire a mantenere risultati di questo genere nel contesto attuale (con clienti nella grande distribuzione poco inclini ad accettare aumenti di prezzo e forniture di vino con costi unitari in forte ascesa) è un segnale di grande forza. Nel 2019, se le attuali tendenze alla riduzione dei picchi dei prezzi si confermeranno, la profittabilità dell’azienda potrebbe beneficiare di un forte progresso. Le azioni di Italian Wine Brands nel corso del 2018 sono state stabili intorno ai 13 euro per azione per un valore di mercato di 74 milioni di euro. Rispetto alla quotazione dell’azienda nel 2015 hanno beneficiato di un progresso del 30% circa. Passiamo all’analisi dei dati.

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Esportazioni di spumante Italia – aggiornamento primo semestre 2018

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Nei primi sei mesi del 2018 gli spumanti sono stati l’unico driver di crescita delle esportazioni italiane, come abbiamo letto a inizio settimana. Le esportazioni del Prosecco vanno a gonfie vele, +15%. Ma non si tratta solo di questo. Pur in un periodo di bassa stagionalità va rilevata la ripresa dell’Asti e degli altri spumanti non a denominazione, entrambi in crescita di oltre il 20% sul 2017. L’unica sottocategoria in calo è quella degli spumanti DOP escluso Asti e Prosecco, che invece subisce un calo del 7%. I numeri che presentiamo sono incoraggianti: nonostante un graduale indebolimento nella crescita dei volumi, +5% nel semestre, gli spumanti italiani riescono a crescere in mix e in prezzo di quasi 9 punti percentuali, una osservazione che riguarda tutte le categorie salvo l’Asti, la cui ripresa è invece guidata quasi interamente dai volumi esportati. Gli spumanti stanno diventando molto importanti: nei primi 6 mesi del 2014 erano il 14% delle esportazioni italiane, ora sono il 22%. Nei prossimi mesi sarà importante capire quali saranno le reali implicazioni di Brexit, visto che il Regno Unito rimane il principale mercato per la categoria. Passiamo ai dati.

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Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2017

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La Spagna conferma con forza il suo dominio del mercato mondiale di vino sfuso nel 2017, mettendo a segno un incremento del 20% delle vendite in un mercato intonato positivamente, che ha mostrato un aumento del 10% del commercio mondiale per un valore di 3.2 miliardi di euro. Si tratta, come già osservato negli anni scorsi di un andamento fortemente legato al prezzo medio e al mix di prodotto, dato che i volumi trattati sono fermi leggermente sopra il livello di 40 milioni di ettolitri. L’Italia resta il secondo player mondiale in questo segmento, ma sta gradualmente perdendo terreno. I nostri 400 milioni di export per 5 milioni di ettolitri sono ormai sotto tiro dei cileni, che nel corso degli ultimi anni hanno costruito un business di rilievo, affiancando di fatto la storica terza forza, l’Australlia. Passiamo dunque all’analisi dei dati.

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