Italia


Gruppo Italiano Vini (GIV) – risultati 2016

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I dati 2016 di GIV mostrano un incremento delle vendite del 2%, un EBITDA e un utile operarativo stabili e un significativo miglioramento dell’utile netto. A fronte della forte accelerazione delle vendite di Prosecco (+57%), GIV ha ottenuto dati meno positivi sugli altri suoi prodotti più rappresentativi (Pinot Grigio e Valpolicella, ma anche Chianti e Lambrusco). Dal punto di vista dei marchi, sono molto positivi i risultati di Rapitalà e Turà, che rappresentano insieme il 10% delle vendite, ma sono compensati dalle vendite generate da Folonari (-13%), Lamberti (-7%) e Cavicchioli (-2%). Ne risulta un quadro un po’ meno positivo di quello che ci si poteva attendere, con le vendite a +2% e l’EBITDA (dopo la svalutazione crediti) stabile e un indebitamento in leggera crescita parzialmente causato dall’aumento dei dividendi pagati alla capogruppo. Un nuovo piano 2017-19 è in fase di approvazione. Passiamo all’analisi dei numeri.

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Esportazioni di spumante Italia – aggiornamento settembre 2017

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In Settembre sono stati i vini spumanti a tenere a galla le esportazioni di vino italiane. Anche se non abbiamo ancora tutti i dettagli, il driver principale di crescita continua a essere il segmento degli spumanti DOP, +12% in settembre e +18% nei primi 9 mesi dell’anno. Che a sua volta è per oltre tre quarti rappresentato dalla nuova categoria “Prosecco”. I dati di settembre, se confermati nei prossimi mesi, stanno mostrando un andamento un po’ meno positivo nei paesi anglosassoni, che viene parzialmente compensato dalla forte crescita del nostro spumante in alcuni mercati europei come Francia e Belgio, oltre che da un forte recupero in Russia, che nei primi 9 mesi dell’anno cresce del 40%. I due prossimi mesi, ottobre e novembre, sono i più pesanti dell’anno per gli spumanti: nel 2016 in quei due mesi si è realizzato il 24% di tutto l’export annuo italiano, con un incremento rispettivamente del 32% e del 18%. Quindi mesi importanti con una base di comparazione difficile. Ma per ora concentriamoci sui dati a fine settembre!

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Esportazioni di vino Italia – aggiornamento settembre 2017

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Il rallentamento del vino italiano in USA preannunciato dai dati import americani si materializza nel report Istat di settembre 2017. Il calo dell’8% del dato sull’export nel paese a stelle e strisce (non molto dissimile dalla svaluazione della valuta) toglie 15-20 milioni rispetto alla crescita vista nei mesi precedenti e quindi circa il 3-4% al ritmo delle esportazioni del mese. In altre parole, il dato che commentiamo stasera di 512 milioni, +0.1%, sarebbe stato circa +2% se gli USA fossero stati stabili e +3/4% se invece fossero cresciuti come nei mesi precenti. In realtà il mese non è andato bene neanche in Germania e Regno Unito (-7% e -4% rispettivamente), ma è stato fortunatamente compensato da alcuni paesi importanti come Svizzera, Francia e Svezia che sono cresciuti più velocemente che in precedenza. Cosa ci aspetta negli ultimi 3 mesi dell’anno? Beh, la debolezza del dollaro si farà sentire ancora, mentre la base di comparazione diventa relativamente più facile, soprattutto a ottobre e dicembre. Vedremo. Per intanto vi allego qualche grafico di aggiornamento sugli USA e anche sulle esportazioni asiatiche, che cominciano ad accelerare. Passiamo ai dati di dettaglio.

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I consumi di vino totali e pro-capite 2016 – aggiornamento OIV

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I consumi mondiali di vino sono visti da OIV in costante e moderata crescita. Come abbiamo già sottolineato numerose volte, tali dati sono talvolta di difficile lettura per la loro volatilità, dato che OIV usa ogni tanto la formula del consumo apparente (cioè definisce consumo la differenza tra import e export più la produzione locale) che è un metodo intelligente ma che lavora bene su lunghi periodi (e non per valutare un periodo nello specifico). A ogni buon conto, i consumi di vino nel 2016 sono stimati a 241 milioni di ettolitri, 1 milione in più del 2015 (+0.4%) ma meno di quanto si ritiene fossero i consumi 5 o 10 anni fa, globalmente. Va detto che la riduzione strutturale della produzione ha rimesso il mercato in equilibrio, sempre considerando i circa 30 milioni di ettolitri di prodotto che sono trasformati in altri spiriti industrialmente. Va anche notato che la produzione 2017 (a 247 milioni di ettolitri) sarà probabilmente deficitaria, sempre considerando questi 30 milioni. I mercati in crescita li conoscete bene: Stati Uniti prima di tutto, Cina, Canada, Sud Africa, Giappone e Paesi Nordici. Andiamo a vedere qualche dato in dettaglio e le tabelle, dove ho anche incluso un valore stimato dei consumi pro-capite che qualcuno ogni tanto cerca.

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I risultati 2015 delle aziende produttrici di spumante – rapporto Mediobanca

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Sappiamo tutti quanto i produttori di spumanti stanno cercando di “de-festeggiare” il prodotto per aumentargli le opportunità di consumo. I dati che presentiamo oggi però sono “da brindisi”. Stiamo parlando dei dati finanziari aggregati delle 31 principali aziende produttrici di spumante, che sono isolate dal rapporto Mediobanca. I dati sono purtroppo relativi al 2015 (l’aggiornamento 2016 sarà disponibile solo ad aprile 2017), ma rendono l’idea della crescente divaricazione tra i risultati del settore in generale e quelli del segmento. Se fino al 2012-2013 i risultati erano in qualche modo sovrapponibili (vista la forte esposizione del segmento al mercato italiano fino a quel momento), dal 2014 le cose sono cambiate, grazie a un contributo ben più importante delle esportazioni. Due o tre dati. Nel 2015 il ritorno sul capitale delle aziende spumantistiche supera il 10% contro la media del 7% del settore (9% se escludiamo le cooperative); fatto 100 il fatturato 2008, nel 2016 (il fatturato è “avanti” di un anno rispetto agli altri dati) queste aziende sono a 162 contro il settore a 141. Un successo peraltro destinato a continuare, vista la forte crescita del 2016, e del 2017, delle esportazioni (ma anche i dati comunque buoni in Italia), anche se bisognerà valutare in che modo il forte incremento dei costi delle materie prime nel comparto del Prosecco impatterà i risultati finanziari. Ma per ora focalizziamoci sull’analisi di questi dati.

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