Emilia Romagna


Caviro – risultati 2013

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Il 2013 per Caviro e’ stato un anno di forte accelerazione, sotto tutti i punti di vista. Le vendite estere hanno preso piede, il progetto “superPremium” e’ stato lanciato e ha tra l’altro visto nel 2014 una nuova acquisizione (Cesari a Verona), la remunerazione dei soci e’ cresciuta sia in valore assoluto (dopo anni di declineo) che in termini unitari. Infine, la struttura finanziaria e’ migliorata, in virtu’ dei migliori risultati cui si e’ accompagnato il contenimento del capitale circolante e un minor livello di investimenti. La strategia di Caviro dunque procede e procede nel senso del vino, come avevamo accennato gia’ lo scorso anno, dopo diversi esercizi in cui distillerie e energia avevano assorbito le risorse da dedicare allo sviluppo. Bene, passiamo ai numeri.

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Emilia Romagna – principali vitigni – aggiornamento ISTAT 2010

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Il viaggio nei vitigni italiani continua con il focus sull’Emilia Romagna, che ha 55mila ettari piantati secondo ISTAT, con una leggera prevalenza delle superfici DOC, 30mila, rispetto a quelle non DOC, circa 25mila. Le caratteristiche peculiari della regione è che la viticoltura è diffusa in tutte le provincie, salvo Parma e Ferrara e che ci sono due tiplogie di province: quelle focalizzate sui lambruschi, quelle sull’accoppiata sangiovese/trebbiano. Accanto a queste ci sono poi Piacenza, diversa da tutte le altre e Bologna, dove la base ampelografica è particolarmente variegata. La superficie vitata è fortemente orientata alle varietà autoctone.

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Emilia Romagna – produzione vino – dati Federdoc 2011 e ISTAT 2012

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La produzione di vino in Emilia Romagna nel 2012 scende del 3%, con uno strano declino dei vini DOC del 10% cui fa da contraltare la stabilità dei vini IGT e comuni. Il trend è strano, ma probabilmente legato alla forte esposizione del prodotto locale al mercato domestico, che si è mosso verso vini meno pregiati. E’ invece allineata all’andamento nazionale la tendenza all’incremento dei vini bianchi a discapito dei vini rossi. I dati Federdoc 2011 invece sono interessanti sotto due aspetti: (1) il forte incremento della produzione dei Lambruschi di qualità e (2) la fusione delle DOC Trebbiano e Sangiovese di Romagna dentro una DOC generale Romagna, almeno secondo i dati che leggo sul rapporto. Se così fosse, decisamente una buona notizia…

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Caviro – risultati 2012

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Il forte incremento dei prezzi all’origine del vino, combinata con una minore disponibilità di prodotto presso i soci ha avuto un impatto perverso sul bilancio Caviro del 2012. Da un lato, infatti, le vendite sono cresciute del 15%, dall’altro i margini sono stati sotto pressione. La cooperativa ha comunque fatto dei passi avanti nella strategia di diversificazione geografica, con un export in crescita del 25% a livello consolidato e di oltre il 30% per il vino in particolare, ma anche di prodotto, con l’acquisizione di Dallevigne (80% del capitale), che porterà il suo contributo principalmente nel corso del 2013 (soltanto 2 dei 16 milioni di vendite sono rientrati nel bilancio 2012). Proprio questa acquisizione è il concetto chiave di quest’anno: se fino a oggi Caviro ha pesantemente investito nella distillazione e nella generazione di energia per cercare di sfruttare il prodotto dei soci in tutte le sue possibili declinazioni, con questa operazione si cambia marcia e si entra nel mondo dei vini premium, dato che Dallevigne opera nelle denominazioni del Chianti e del Brunello di Montalcino. Si può quindi immaginare che con i progressi fatti all’estero e pur considerando lo scenario molto difficile del mercato domestico, Caviro possa nel 2013 avvicinarsi alla soglia dei 300 milioni di fatturato, che mai sono stati toccati. Passiamo a commentare i dati del 2012.

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Emilia Romagna – produzione di vino e superfici vitate – aggiornamento 2011

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La rassegna dei dati ISTAT passa oggi per l’Emilia Romagna, dove il quadro produttivo è sostanzialmente stabile (-2%) contro un calo della produzione italiana del 9% circa nel 2011. Il quadro qualitativo è però in peggioramento, con una riduzione della produzione di vino a fronte di un balzo della produzione di mosto (+44%). Un dato particolarmente interessante è quello relativo alle superfici vitate, che sembrano essere rilevate da ISTAT in modo corretto (nel senso che i dati del censimento corrispondono con quelli di agriISTAT): la regione è passata da 60mila a 55mila ettari di vigneto in 10 anni, nel 2010, per perderne quasi altri 4mila soltanto nel 2011. Se così è si dovranno vedere degli effetti sulla produzione dei prossimi anni. Vediamo i numeri.

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