Oggi parliamo di Jean-Jean, anzi no, di Advini, perche’ questo e’ il nuovo nome dell’azienda francese dopo aver approvato la fusione con Laroche, altra azienda francese questa volta della Borgogna. Ne parliamo soprattutto per raccontare questa fusione, un’operazione che tanto sarebbe auspicabile anche nel nostro mercato. Come avevamo gia’ detto nei post precedenti, Jean Jean si caratterizzava per la strategia di crescita particolarmente aggressiva, con obiettivi di fatturato a medio termine molto ambiziosi. Ma questa volta e’ andata oltre: ha deciso di sommare i suoi 170 milioni di vendite con i 27 di Laroche per fare un gruppo da 200 milioni di fatturato. Per fare questo ha comperato il 10% di Laroche e poi ha dato ai suoi azionisti il 20% della nuova azienda. La famiglia Jeanjean si e’ diluita dal 73% al 49% del capitale, ma con una serie di vantaggi piuttosto significativa.
Francia
Cottin Freres – risultati 2009
nessun commentoI risultati 2009 di Cottin Freres sono stati martoriati sia dalla crisi che dalle decisioni dell’azienda di svalutare sia il valore del magazzino che quella degli avviamenti in bilancio. Di conseguenza, il 2009 (chiusura a settembre) ha mostrato una perdita netta di oltre 5 milioni, che ha eroso del 20% il capitale proprio dell’azienda. Peraltro, va detto che Cottin Freres non sarebbe stata profittevole (a partire dal margine operativo lordo in giu’) nemmeno senza i 4.7 milioni di euro di componenti stroardinarie incluse nel bilancio. Non tutte le cose sono state pero’ negative: come hanno fatto molte altre aziende, e’ stata l’occasione per far scendere il magazzino e ridurre il capitale circolante. Si e’ realizzata cosi’ una riduzione molto significativa dell’indebitamento, che sicuramente giovera’ ai conti 2010. Ma cosa dice l’azienda della Borgogna sul 2010? Che le cose vanno un po’ meglio e che ci si puo’ aspettare un ritorno al pareggio; per ora, nulla di piu’.
Norvegia – mercato del vino e importazioni 2009
nessun commentoOggi scrivo un post che mettera’ il buon umore ai nostri esportatori di vino. Si tratta dell’analisi condotta da OEMV sulle importazioni di vino in Norvegia. Come voi sapete la Norvegia e’ un mercato piuttosto importante per il mondo del vino, in quanto combina una serie di interessanti caratteristiche, e cioe’: i norvegesi sono molto ricchi (petrolio) e quindi tendono a bere bene; i norvegesi hanno una cucina molto elaborata e di elevato livello (ne sono testimone); ai norvegesi piace il vino, che da loro non si produce (“poverini”, sono solo pieni di petrolio). Quindi, la Norvegia e’ un mercato significativo, che cuba circa 250 milioni di euro e quasi 800mila ettolitri. Ma soprattutto, e’ un mercato che ha subito in modo molto limitato la crisi del 2009 e, all’interno di questo mercato, il vino italiano e’ andato particolarmente bene. Da qui, ci apprestiamo a commentare una serie di grafici e tabelle celebrativi del buon andamento del nostro prodotto.
Canada – mercato del vino e importazioni 2009
nessun commentoFonte: OEMV
Le importazioni di vino in Canada hanno subito un leggero calo nel corso del 2009 (-1%), interamente legato a un peggioramento del prezzo mix. Nonostante la grave crisi finanziaria, il Canada si ripropone quindi come un mercato particolarmente interessante, anche e soprattutto per i prodotti italiani, che in questo contesto hanno mostrato un andamento piu’ che rassicurante. Probabilmente, parte di questo vantaggio deriva dalle caratteristiche molto peculiari dell’import canadese: (1) i canadesi importano soprattutto vino imbottigliato (e poco spumante); (2) i canadesi bevono vino di ottima qualita’, rispetto ad altri mercati. Il prezzo-mix medio dell’import canadese e’ di EUR3.2 al litro, un livello particolarmente elevato se consideriamo il minor peso degli spumanti.
Champagne – dati di mercato ed esportazioni 2009
nessun commentoLe esportazioni di Champagne hanno subito un forte calo nel corso del 2009, esclusivamente dovuto alle minori esportazioni. I dati finali pubblicati da CIVC infatti confermano che le vendite a volume (non sappiamo come e’ andato il prezzo-mix) sono rimaste stabili a 181 milioni di bottiglie, quando invece le esportazioni sono calate da 141 milioni di bottiglie a 112 milioni, cioe’ un calo del 20% secco. A dire la verita’, c’e’ una seconda serie di dati, che e’ quella della dogana francese, che ci fornisce dei numeri leggermente discordanti (i volumi sono in calo del 22% su questa statistica), ma ci fornisce anche una indicazione sul prezzo mix, che scende dell’8%, portando il calo totale delle esportazioni al 28% (confronto: circa -15% spumanti italiani). Se ipotizziamo che lo stesso calo si e’ verificato in Francia (in termini di prezzo-mix), potremmo concludere che il mercato in Francia e’ calato dell’8% circa e che il mercato totale e’ calato in valore di circa il 15-16%. Si tratta di numeri molto pesanti che mettono in luce il “trading-down” applicato dai consumatori, (1) sia a livello di categoria (c’e’ stato un travaso tra gli Champagne e i prodotti alternativi, come gli spumanti italiani che a volume sono addirittura in rialzo), che (2) all’interno della categoria medesima.












