È in un post di mezza estate che ritroviamo una ulteriore conferma di quello che segnaliamo da diverso tempo: il mondo degli spirits, e in questo caso dei brown spirits, ha in questi anni una marcia in più rispetto al vino (e, forse, una marcia in meno rispetto ad altre categorie come la vodka). Va da sè che i risultati di LVMH divisione vino e spirits mostrano ancora una volta il primato della sottodivisione Cognac e spirits su vini e Champagne. Nel semestre terminato a giugno, le vendite della divisione sono balzate a 1.75 miliardi di euro, +22%, con un incremento del 16% per Champagne e vino a 748 milioni e un +28% per la divisione spirits a 1 miliardo di euro.
Vranken Pommery ha generato nel 2011 un leggero miglioramento dei margini a fronte di un fatturato in calo del 7%, essenzialmente a causa del confronto con un 2010 gonfiato per alcune vendite straordinarie. Il quadro è chiaro: non si fanno più i soldi che si facevano prima della crisi. Nel caso di VP, si può fare un ulteriore passo: anche nel 2011 il ritorno sul capitale è stato inferiore al 5%, mettendo in luce la difficoltà a remunerare il capitale. È pur vero che l’azienda è cresciuta molto nel 2010 per linee esterne, cosa che normalmente determina piani di ottimizzazione delle attività: vedremo se nel 2012 i risultati migliorano. Per il momento il primo trimestre non sembra essere andato particolarmente bene (-9% con le vendite di Champagne a -15%), anche se l’azienda continua a stimare un incremento delle vendite.
Anche Lanson BCC non ha avuto un gran 2011, soprattutto nella seconda parte dell’anno. La crescita del fatturato è stata soltanto del 2%, probabilmente anche a causa della forte esposizione del gruppo ai mercati europei e a quello domestico, quando invece i concorrenti hanno una maggiore esposizione internazionale. I volumi sono scesi da 23 a meno di 21 milioni di bottiglie a vantaggio del mix. I margini, come per le altre aziende della Champagne, migliorano ma non tornano ai livelli pre crisi. Per quanto riguarda l’andamento futuro, il management ha un approccio molto cauto anche considerando che il mercato francese, dove il gruppo è sovra esposto, è nell’anno elettorale, quindi con una dinamica di consumo più moderata. Alla fine, non vengono date indicazioni!
Le esportazioni di vino francese sono cresciute nel 2011 del 13% a 7.2 miliardi di euro. Ciò ha consentito alla Francia di confermare il primato indiscusso nel mercato mondiale del vino, nonostante i volumi di esportazione siano ormai lontani dai livelli raggiunti da Italia e Spagna. Da dove deriva questo primato? Dai due grandi marchi francesi del vino: Champagne e Bordeaux. Soprattutto quest’ultimo, come vedremo dai numeri in dettaglio, è stato protagonista di un vero e proprio boom nel 2010 e 2011, che lo ha portato a ridosso dei 2 miliardi di euro di export, non lontani dallo Champagne. Sotto diversi punti di vista, l’andamento dell’export francese è stato esattamente sovrapponibile a quello italiano negli ultimi due anni: la grande differenza tra le due nazioni, come si vede molto bene nel grafico allegato all’interno è nel calo subito in occasione della crisi, molto più accentuato per il vino francese. Addentriamoci nei numeri.
Dunque, l’anno scorso mentre commentavo i dati sui consumi di vino “teorizzavo” che il 2011 sarebbe stato l’anno del sorpasso degli USA sulla Francia. Ora, questi dati chiaramente mi smentiscono, perché, e questo è il punto del post, sembra che in Francia si siano sforzati a bere di più per non essere sorpassati. Eppure, sembrava esserci una tendenza: 33 milioni di ettolitri nel 2006, poi 32, 31, 29 (crisi), 28… e bum! Di nuovo 30. Esiste una corrente di pensiero, gli “scettici”, che dicono che non si possono fare previsioni perché avendo a che fare con la natura umana le reazioni sono imprevedibili e quello che ti sembrava normale ieri potrebbe non esserlo oggi. Ma qui siamo di fronte a un vero e proprio “caso del tacchino nel giorno del ringraziamento”, il quale si abitua a mangiare tutti i giorni “gratis”, ma un certo giorno invece di nutrirlo il padrone lo trasforma in un pasto. Bando agli scherzi, la seconda conclusione più seria è che secondo OIV (toh, è basata a Parigi), i consumi di vino non si schiodano da 240 milioni di ettolitri e che i 10 milioni di ettolitri perduti durante la crisi non sono stati per ora recuperati… E poi guardate bene il grafico qui di sopra con i consumi pro-capite contro la dimensione del mercato: se i francesi non sono passati dietro agli americani quest’anno lo fanno il prossimo anno (sarò smentito di nuovo)?
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