
Il 2013 è stato un anno inaspettatamente difficile per Sartori. La forte esposizione ad alcuni mercati difficili, come il Regno Unito, ha determinato un calo del fatturato estero, che non è stato del tutto compensato dall’andamento in forte crescita (ma presumibilmente partendo da valori molto limitati) in nuovi mercati. Il risultato è un calo delle vendite del 6% dopo 3 anni consecutivi di crescita ma soprattutto un deterioramento dei margini (presumibilmente anche legato allo spostamento del mix di vendite in Italia, dove immagino si facciano meno soldi…) che tornano al livello minimo toccato nel 2009, l’anno della crisi globale. Il modello di business di Sartori, fatto di un capitale investito molto leggero, quindi senza proprietà di vigneti e pesanti attività di trasformazione, sembra non essere così performante in uno scenario di incremento della competizione sui prezzi. Il 2014, a fronte delle riduzioni dei prezzi delle materie prime che si sono materializzate negli ultimi mesi potrebbe essere migliore, a quanto dice la relazione degli amministratori, ma i mercati di sbocco dell’azienda restano piuttosto difficili. Andiamo ad analizzare i numeri insieme.





