Analisi di bilancio


Ferrari F.lli Lunelli – risultati 2014

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Grazie a un buon samaritano di piazza Gae Aulenti di Milano, commentiamo oggi i dati di Ferrari, primaria casa spumantistica italiana. A dire il vero, dal prossimo anno sarebbe meglio commentare quelli di “Lunelli SpA”, perchè una serie di operazioni hanno tolto a Ferrari una serie di controllate nei vini fermi e la recente acquisizione di Bisol (50%) è avvenuta al piano di sopra, proprio nella controllante, che tra l’altre redige bilancio consolidato (come invece non fa Ferrari). Detto questo, passiamo all’oggetto di analisi. Ferrari resta un’azienda molto profittevole, anche se non come qualche anno fa, e continua a generare moltissima cassa (oltre 7 milioni di euro anche nel 2014). Tanto che, nel 2014, gli azionisti hanno deciso di pagarsi un dividendo straordinario di ben 27 milioni, che ha riportato la posizione finanziaria netta in negativo per 10 milioni (contro 10 milioni di cassa del 2013). L’anno 2014 è andato discretamente bene (+6% vendite), considerando il contesto molto depresso del mercato italiano, al quale l’azienda resta fortemente esposta.

Resta il leader del metodo classico italiano, anche se dal confronto con Berlucchi e Ca del Bosco (ultimo grafico) emerge chiaramente come l’azienda gestita da Santa Margherita abbia nel corso degli ultimi anni “scavato” un fosso, sia in termini di crescita delle vendite (pur rimanendo più piccolina) che in termini di profittabilità.

Ma concentriamoci su Ferrari e andiamo ad analizzare i numeri.

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Masi – risultati primo semestre 2015

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Prima di addentrarci nei (buoni) numeri semestrali di Masi, vi passo il link al quale potete scaricare liberamente il mio rapporto di ricerca su Masi, azione della quale mi sto occupando nella mia attività professionale di analista finanziario. E’ stato pubblicato in data 10 agosto e dopo un paio di mesi viene divulgato da Borsa Italiana. Di nuovo, questo è il link. Nel rapporto potete trovare un’analisi dettagliata e, per chi si chiedesse che cosa faccio per campare, un “assaggio” del mio lavoro!

Il semestre di Masi è stato particolarmente positivo, aiutato dai cambi, che finalmente hanno contribuito in modo positivo, ma anche da un mix di prodotto/mercato molto favorevole, che ha consentito un recupero dei margini, in linea con quanto già successo nella seconda parte del 2014. Anche se nella seconda parte dell’anno un balzo simile non è più fattibile, le attese relative al 2015 che sono state la base della quotazione in borsa dell’azienda, sembrano essere pienamente supportate. Detto questo, l’azienda ha molti spazi di miglioramento: le vendite in Europa ancora latitano e anche il mercato italiano negli ultimi 6 mesi non ha dato le soddisfazioni dello scorso anno.

A proposito, le azioni, nonostante il forte calo delle borse durante il periodo estivo (Grecia, Cina e compagnia) si sono comportate in modo egregio, mantenendo un valore allineato a quello che gli investitori hanno pagato a fine giugno per entrare a far parte della compagine azionaria.

Passiamo ai numeri.

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Italian Wine Brands – risultati primo semestre 2015

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Italian Wine Brands ha riportato a metà settembre i risultati del primo semestre 2015. Purtroppo, come avevo già avuto modo di commentare qualche mese fa, la comunicazione finanziaria dell’azienda resta del tutto inadeguata, non offrendo alcun appiglio per poterne valutare l’andamento economico finanziario in confronto con lo scorso anno, anche se vengono forniti numerosi dettagli circa la suddivisione e l’andamento delle vendite (+4% circa). L’azienda insiste: “IWB è stata costituita il 27 novembre 2014, pertanto i risultati al 30 giugno 2015 non sono comparabili con alcun risultato consolidato di pari periodo nell’anno precedente”. Peccato che sia Giordano Vini che Provinco esistevano (come si evince dal fatturato fornito nella relazione semestrale) eccome e nessun dato circa il loro semestre 2014 è stato fornito.

Detto questo, i dati semestrali mostrano un fatturato di 66 milioni, +4% (di cui 2.8 milioni via internet, +10%), un EBITDA prima degli oneri di quotazione di 3.9 milioni e un utile netto di 1 milione (zero dopo il costo di quotazione di 1 milione). Il debito scende da 33 a 31 milioni di euro, principalmente grazie a una riduzione del capitale circolante (magazzino soprattutto), talché la generazione di cassa nel semestre è stata molto limitata (il business è stagionalmente concentrato nell’ultima parte dell’anno); il costo della “holding” è stato di circa 400mila euro nel primo semestre e questa è una “dissinergia” dell’operazione (per le sinergie si vedrà nei prossimi 18 mesi).

L’aspetto forse più “strano” che si evince da questi numeri è che IWB è andata molto male nei suoi due mercati chiave, Italia e Germania (-6.5% e -5.4% rispettivamente), rifacendosi con un balzo in Svizzera, Austria e resto del mondo (+28%, +11%, +18%).

Andiamo a leggere qualche altro numero in dettaglio.

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Marchesi Antinori – risultati 2014

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I risultati 2014 di Marchesi Antinori sono probabilmente i più belli di sempre, con una crescita del fatturato dell’8%, margini in miglioramento su livelli mai toccati prima e un utile netto per la prima volta sopra i 30 milioni di euro, 34 per l’esattezza, +29%. L’azienda continua a investire, sia in modo organico che, quest’anno più chiaramente di prima, in acquisizioni di aziende agricole che possano aggiungere ulteriore potenza di fuoco. Della cassa generata nel 2014, circa 61 milioni di euro, ben 54 sono andati a investimenti, sia organici che in acquisti di altre aziende. Il debito cala leggermente e i rapporti di indebitamento migliorano grazie ai risultati reddituali. Se il 2014 è stato un eccellente anno per il bilancio, così gli amministratori sottolineano come non sia stato lo stesso per la produzione di vino, soprattutto in alcune regioni come la Puglia. Detto questo, la relazione prevede un 2015 in crescita, con allo sfondo il rafforzamento del dollaro americano, il miglioramento dell’economia italiana, ma aggiungerei, la notevole mole di investimenti effettuati anche nel 2014. Andiamo nel dettaglio.

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Treasury Wine Estates – risultati 2014/15

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Il management di Treasury Wine Estates ha presentato i dati 2014/15 del gruppo in pompa magna qualche giorno fa, chiudendo con una promessa di dividendi più elevati (e magari anche di dimensione “straordinaria”, da decidersi di qui a marzo del prossimo anno), grazie a numeri finalmente in ripresa e a una struttura finanziaria molto solida. In realtà, l’andamento economico finanziario dell’anno è stato più determinato dai risultati boom del primo semestre che non dai dati del secondo semestre (quelli che qui in realtà dovremmo commentare!), e soprattutto dell’aiuto della valuazione del dollaro australiano. Di certo numerosi problemi quali gli stock eccessivi nel mercato americano (risolto semplicemente vuotando nel lavandino la bellezza di 3 milioni di bottiglie di vino…) sono alle spalle e il gruppo è ora impegnato in un’azione per ridurre le SKU del 30% (cioè le etichette che commercializza) e per focalizzare gli sforzi di marketing su alcuni marchi ritenuti “chiave”. Le altre priorità del nuovo CEO sono trasformare TWE da un’azienda agricola a una guidata dal marketing, muoversi verso i vini di alta gamma trasformando il magazzino verso prodotti in invecchiamento. Spunta anche un obiettivo finanziario: far crescere il margine operativo nell’area “high teens” entro il 2020, che significa tra il 17% e il 19% circa, rispetto al livello del 10% registrato dopo i costi corporate nel 2014/15. Particolarmente aggressivo, a prima vista, soprattutto se il ciclo negativo delle materie prime continuerà a impattare l’economia australiana. Andiamo a leggere i numeri insieme.

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