Mercato e consumi


Porto – dati di vendita, aggiornamento 2017

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Nella ricerca di nuovi argomenti da darvi in pasto, mi sono ricordato che anni fa avevo pubblicato dei dati sul vino Porto. L’ottimo sito di vecchio design ma contenuti super-aggiornati restituisce di già i dati delle vendite 2017 di tutta la regione del Douro e Porto (www.ivdp.pt). Un esempio di come i vari consorzi delle DOC italiane potrebbero organizzare i loro siti, soprattutto nella divulgazione dei dati. Bene, fatta la premessa e citata la fonte, l’analisi del Porto è interessante perché si tratta di una categoria di vino un po’ “fuori moda” e in effetti i dati che analizziamo oggi ci dicono che le vendite in volume di questo vino sono in calo strutturale al ritmo del 1.5% annuo circa. Non si può dire lo stesso quando si passa dagli ettolitri agli euro, perché i portoghesi sono riusciti a far crescere le vendite dell’1-1.5%. E sorpresa delle sorprese, se è vero che il Porto fuori dal Portogallo non cresce più, il prodotto ha ripreso vigore proprio nel mercato domestico, che cresce da diversi anni al ritmo del 6-7%. Una strategia “ovvia” si direbbe: valorizzare il prodotto proprio nei luoghi dove è originario. Che possa essere un’idea anche per qualche consorzio italiano magari non tanto organizzato? Passiamo all’analisi dei dati.

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Importazioni di vino in Italia – aggiornamento 2017

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Come ben sappiamo l’importazione di vino in Italia ha una connotazione “macroeconomica”. Salvo un prodotto, lo Champagne, che importiamo in abbondanza perché ci piace e un pochino di importazione di vini fermi sempre francesi, tutto il resto è vino di bassa qualità che compriamo quando manca il nostro. Naturalmente sto parlando di grandi numeri e non di nicchie del mercato, giusto per mettere il discorso sui giusti binari. Però i numeri sono questi: 320 milioni di importazioni, di cui 60 sono vini in bottiglia (e di questi 28 sono francesi) e 156 milioni sono vini spumanti (156 sono francesi). Proprio la parte restante, quindi il vino di cui abbiamo bisogno sta accelerando, stante la vendemmia molto scarsa del 2017, dopo due anni piuttosto scarsi (quando la nostra vendemmia fu molto abbondante). Quindi l’export fa un po’ la fisarmonica. I 320 milioni di euro del 2017 sono molto vicini ai 310 circa medi degli ultimi 10 anni, e lo stesso largo circa vale per i 2.1 milioni di ettolitri importati: si confrontano con una media di 2.2 milioni tra il 2017 e il 2016. Il 2018 probabilmente sarà un anno di accelerazione, vista la scarsità della nostra vendemmia. Passiamo ai dati.

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Il livello delle scorte di vino nell’Unione Europea – aggiornamento 2017

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Il post di oggi recupera e aggiorna dei dati che avevo lasciato per diversi anni relativi alle scorte di vino. La domanda è ovvia: siamo a fronteggiare un anno di produzione molto inferiore alla media, ci saranno problemi scarsità di prodotto? Mettendo insieme i pezzi del mosaico sembrerebbe che la situazione non sia così drammatica a guardare il livello delle scorte a inizio campagna 2017, in Europa pari a 171 milioni di ettolitri, il livello più elevato dal 2010 a questa parte. Però come abbiamo letto qualche settimana fa i prezzi della materia prima vino sono esplosi, soprattutto nella fascia bassa del mercato, il che significa che non è corretto fare di tutta l’erba un fascio. Infine, terzo pezzo del mosaico, abbiamo letto che in Europa si spendono ancora centinaia di milioni di euro ogni anno per tagliare gli eccessi produttivi (e di scorte) attraverso contributi alle vendemmie verdi, distillazioni e via dicendo. Quindi, forse la produzione scarsa del 2017/18 non va vista in modo totalmente negativo. I dati qui esposti mettono in luce una specie di “deriva” alla crescita delle scorte che si normalizzerà nel corso dell’anno. L’Italia in particolare detiene il 27% del vino immagazzinato a inizio campagna, contro il 32% della Francia. Le scorte italiane sono molto superiori alla media storica, con un margine che sembrerebbe piuttosto simile al deficit produttivo dell’ultima annata. Passiamo all’analisi dei dati con qualche considerazione sui singoli paesi.

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Cile – esportazioni di vino 2017

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Il Cile continua a crescere sulla linea della Cina che a conti fatti rappresenta la metà dell’incremento fatto registrare nel 2017, pari al 7% espresso in euro (+8% in valuta locale). La crescita è oltretutto di qualità in quanto una buona parte dei 286 milioni di euro (e 1.4 milioni di ettolitri!) spediti nel paese asiatico sono in bottiglia. Dietro questo successo, che viene anche replicato in Giappone, Brasile e, in minor misura della Germania, si nascondono dei dati molto meno positivi. I mercati storici del vino cileno come gli USA, Regno Unito, Canada e Paesi Bassi sono in calo nel 2017 e non hanno certo brillato negli anni precedenti. Comunque, a conti fatti con 1.8 miliardi di euro e 9.5 milioni di esportati nel 2017 il Cile si conferma senza dubbio la quarta forza mondiale nel trade di vino. Le recenti vendemmie sono però particolarmente scarse: bisognerà vedere che cosa succede ai volumi di qui in avanti, perché questi 9.5 milioni di ettolitri somigliano molto al livello di produzione: ci saranno probabilmente ripercussioni sul volume dei vini sfusi esportati, che resta molto elevato a circa 4.2 milioni di ettolitri. Passiamo a leggere qualche numero insieme.

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Esportazioni di spumante Italia – aggiornamento 2017

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804 milioni e 2.06 milioni di ettolitri di Prosecco. Sono questi i due numeri che aspettavamo e che definiscono il “fenomeno Prosecco” nell’ambito delle esportazioni italiane. Facciamo un semplice ragionamento: nel 2010 anni fa le esportazioni di spumante erano 444 milioni di euro. Di questi, la quota degli spumanti DOP (tutti) era pari a 170 milioni di euro. Se questi 170 milioni fossero divisi come i dati del 2017, 80/20 per sempllicità, avremmo 133 milioni di export di Prosecco. Quindi: sestplicato (6x) in 7 anni, e la matematica dice +30% annuo composto. Giriamo la frittata: senza Prosecco i 1359 milioni di euro esportati nel 2017 sarebbero stati 555 milioni. Nel 2010 si potrebbe stimare circa 310 milioni. Sempre +10% annuo ma tutta un’altra storia.

Il 2017 è stato dunque un altro ottimo anno per gli spumanti italiani. Oltre al Prosecco, l’Asti ha ripreso a crescere verso metà anno e ha chiuso a +6% (spinto da Russia, Lettonia e Regno Unito), ma anche gli “altri spumanti” sono cresciuti del 10%. I prodotti DOP sono a +16%, ancora non possiamo dire quanto deriva dal Prosecco e quanto dal resto. Se escludiamo la Svizzera, la Germania e il Giappone, gli spumanti italiani crescono a doppia-cifra o giù di lì in tutti i principali mercati. Passiamo ad analizzare i dati. Passiamo ai dati.

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