Dati Mediobanca


I canali di vendita del vino e tipologia di etichette – indagine Mediobanca 2016

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I canali di vendita e l’indagine sulle etichette dei vini forniscono quest’anno alcune indicazioni interessanti, soprattutto se viste in tendenza rispetto agli anni passati. La tanto attesa crescita delle vendite dirette sembra emergere: secondo il rapporto siamo al 13.5% del totale venduto dalle aziende del rapporto, in progressione ormai decisa, con una forte spinta delle aziende private. Dopo il picco del 2010-2012 sembra anche regredire leggermente la penetrazione della GDO (sotto il 40% nel 2016), probabilmente in corrispondenza del costante spostamento del consumatore verso prodotti più raffinati, per i quali questo canale è meno appetibile. L’indagine sulle etichette ci riporta su considerazioni simili: crescono quelle dei grandi vini (prezzo superiore a 25 euro) e diminuiscono quelle dei vini comuni. Passiamo ad analizzare qualche dato insieme.

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2015 – Rapporto Mediobanca

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Come ogni anno in occasione di Vinitaly Mediobanca Research pubblica l’indagine sul settore vinicolo, “consolidando” il bilancio di tutte le aziende e cooperative che fatturano oltre 25 milioni di euro: sono 140 e rappresentano il 51% e 64% rispettivamente della produzione e delle esportazioni. Ne esce un quadro molto completo, per quanto un po’ ritardato (siamo ai dati 2015, salvo che per le vendite) dello stato di salute dell’industria vinicola italiana. Che, scorrendo i dati è buono. La novità recente non è tanto nelle esportazioni, che sono andate e continuano ad andare bene, quanto nel mercato italiano che finalmente ha cominciato a dare segni di risveglio, soprattutto nel 2016. Cosa è successo dunque ai risultati finanziari delle aziende nel 2015? Le vendite sono cresciute del 5% (e di un altro 5-6% nel 2016, i margini si sono stabilizzati su un buon livello dopo la ripresa degli anni scorsi, gli investimenti restano piuttosto contenuti anche se in leggera ripresa e dunque la “salute finanziaria” migliora ulteriormente con un rapporto tra debito e generazione di cassa in miglioramento (ormai da diversi anni). Gli utili sono dunque in decisa ripresa anche grazie al minor peso di oneri finanziari e fiscali. Un ultimo accenno va fatto all’analisi della produttività nel settore del vino, che è strutturalmente in crescita. Nel 2016 dovremmo vedere un ulteriore miglioramento dei margini grazie al rafforzamento del mercato domestico. Passiamo all’analisi dei dati principali.

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Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2015, MBRes

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Terzo e ultimo post sui dati delle principali aziende vinicole italiane (26 quest’anno) proposto elaborando i dati pubblicati annualmente da Mediobanca Research e integrando con qualche aggiunta e modifica. Oggi ci occupiamo dei debiti, considerati qui in una accezione “allargata” e non confrontabile con l’indebitamento finanziario netto a cui facciamo normalmente riferimento nei nostri commenti sulle aziende, che proviene da un calcolo analitico.

Il quadro che ci restituisce questa analisi è senza dubbio positivo. Se i debiti delle principali aziende italiane si incrementa, se preso cumulativamente del 4% circa, è ben vero che l’andamento di tutte le altre componenti sia reddituali che patrimoniali è stato migliore. Risultato? Per il terzo o quarto anno consecutivo siamo di fronte a un miglioramento dei rapporti tra debito e patrimonio e tra debito e valore aggiunto.

Se dovessi fare un commento direi che la combinazione di buono stato di salute finanziario, gli attuali tassi di interesse contenuti e il forte interesse al vino italiano dovrebbero suggerire a queste aziende di aumentare gli investimenti per cercare di crescere più velocemente…

Andiamo a leggere qualche dato insieme.

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Utili, margini e ritorno sul capitale delle principali aziende vinicole – 2015 dati MBRes

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Riprendiamo il discorso dei dati delle aziende vinicole leader italiane affrontando il punto dei profitti e dei margini. Abbiamo già visto, il 1 novembre, come a fronte di una leadership commerciale, GIV non splendesse in termini di creazione di valore, ne’ da sola ne’ “consolidata” insieme a CR/CIV. L’aspetto dei margini è particolarmente importante. Nel 2015 le 26 aziende qui considerate hanno generato un valore aggiunto di oltre 700 milioni, cresciuto in % alle vendite dal 20.4% al 20.9%, mentre se guardiamo all’utile operativo la crescita è stata smorzata da un incremento corrispondente dei costi. Resta un’annata decisamente positiva, con un margine salito al 7.3% (che considera sia cooperative che aziende), il punto più alto dal 2010 a questa parte e, passando a considerare il tema del ritorno sul capitale, un leggero ulteriore miglioramento dal 7.4% al 7.6%. La leadership dal punto di vista dei margini e della generazione dei profitti restano Antinori, Frescobaldi, CR/CIV/GIV, Botter e Ruffino, seguite da Santa Margherita e Masi, mentre se guardiamo al ritorno sul capitale sono le aziende trasformatrici come Botter e quelle spumantistiche come La Gioiosa e Contri a guidare la classifica, insieme a Ruffino. Ma Passiamo ad analizzare qualche dato insieme.

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Settore vino contro settore bevande – dati Mediobanca 2015

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Torniamo oggi sul confronto tra il settore delle bevande italiano, come definito da Mediobanca nel suo rapporto sui dati delle principali 2060 società italiane (fino al 2015), e il settore del vino, con dati coerenti pubblicati sempre da Mediobanca nell’ambito dell’indagine sul settore vinicolo (fino al 2014, salvo che per le vendite. I grafici e le tabelle che trovate nel post vi mostrano molto chiaramente come il settore del vino mantenga un deciso primato di crescita nel medio termine rispetto al settore allargato delle bevande (ma non nel 2015), forte della sua maggiore propensione all’export. Se scendiamo nel dettaglio dei parametri reddituali e patrimoniali, trovate due linee: il vino senza le cooperative e il vino con le cooperative. Nel primo caso, i margini, il ritorno sul capitale e gli indicatori di indebitamento nel settore del vino non sono dissimili dal settore del bevande. Ma andiamo ad analizzare i dettagli.

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