Dati Mediobanca


Indebitamento e leva delle principali aziende vinicole – dati 2018

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Usando la medesima annotazione di sempre, sta a dire che questi dati evidenziano il debito lordo totale delle aziende, senza considerare la cassa e quindi la posizione finanziaria netta, passiamo quindi ad analizzare il rapporto di indebitamento delle imprese vinicole italiane. Si tratta quindi di guardare più a come si muovono alcuni rapporti che non ai valori assoluti: nel 2018 la somma dei debiti di queste aziende ha raggiunto quota 1.9 miliardi di euro, da 1.7 miliardi del 2017, con un rapporto stabile intorno a 0.6 volte il patrimonio netto ma un peggioramento rispetto al valore aggiunto, che come abbiamo detto nei post precedenti ha subito un rallentamento nel 2018 a causa dell’aumento dei costi delle materie prime. Passiamo all’analisi dei dati.

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Utili, margini e ritorno sul capitale delle principali aziende vinicole – aggiornamento 2018

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Il quadro complessivo degli utili delle principali aziende vinicole italiane nel 2018 non è così positivo come quello disegnato nei giorni scorsi parlando delle vendite. I costi operativi sono aumentati più delle vendite, così come le vendite sono aumentate più del valore aggiunto. L’aumento del costo delle materie prime e la crescita degli investimenti (che come vedremo ha avuto anche un impatto sull’entità dei debiti delle aziende) sono state alcune delle ragioni del peggioramento. Il quadro generale vede un incremento dell’1% dell’utile operativo cumulato delle 33 aziende considerate, a 327 milioni. Come potete vedere dal grafico sopra è di fatto una stabilizzazione dopo un forte miglioramento degli anni scorsi. Entrando nel dettaglio, sono molto buoni i dati delle due aziende leader in Toscana, Antinori e Frescobaldi (+27% e +29% rispettivamente), che sono anche la prima e la terza azienda in Italia per utile operativo nel mondo del vino. Cala invece del 7% l’utile operativo di Santa Margherita, che come abbiamo commentato ha risentito dell’aumento dei costi delle materie prime e del primo anno di integrazione delle nuove acquisizioni. Un ultimo commento sulla matrice che vi allego di confronto tra capitale investito e ritorno sul capitale. Anche da questa “visione” dei dati emergono le medesime tre aziende. Ma dopo l’integrazione delle tenute in Zonin e l’entrata nel capitale di 21Investimenti proprio l’azienda veneta è “candidata” a entrare tra i top player italiani del settore anche da questo punto di vista. Vedremo. Per ora passiamo ai dati.

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Classifica fatturato e valore aggiunto delle aziende vinicole italiane 2018 – fonte: Mediobanca

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I dati complessivi 2018 delle principali cantine italiane sono stati particolarmente buoni per quanto riguarda il fatturato (in crescita del 5.7% rispetto al +2.5/3% registrato sugli ultimi 5 anni), un po’ meno per quanto riguarda il valore aggiunto e i margini (che approfondiremo nelle prossime uscite), che sono stati in crescita 3% (valore aggiunto), in linea con il ritmo 2013-2018. La leadership da un punto di vista delle vendite resta saldamente in mano al gruppo Cantine Riunite/GIV che raggiungono quota 633 milioni se messe insieme in questo mix di cooperativa (Cantine Riunite) e azienda (GIV). Il Gruppo Italiano Vini è anche la prima azienda italiana del vino per fatturato a 388 milioni di euro ma certamente non eccelle dal punto di vista del valore aggiunto, che dovrebbe essere l’indicatore su cui misurare la vera classifica del settore del vino italiano. Se ci muoviamo su questo piano, Antinori è il vero leader del vino italiano, davanti a Cantine Riunite/GIV e a Santa Margherita. Bene, fatta questa premessa passiamo ad analizzare qualche dato in dettaglio.

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I risultati 2017 delle aziende produttrici di spumante – rapporto Mediobanca

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Il segmento delle aziende produttrici di spumante è senza dubbio la “punta di diamante” del settore italiano del vino. E i numeri che presentiamo oggi mettono in luce anche per il 2017 una serie di fattori molto positivi: crescita delle vendite più marcata nonostante la maggior dipendenza dal mercato domestico (59% contro 48% per il settore in generale), margini più elevati e via dicendo. Tutta questa positività viene però da un ciclo di investimenti molto marcato, come dire che dietro queste crescite e a questi utili ci sono investimenti molto significativi, pari a quasi il 6% del fatturato nel 2017 ma soprattutto pari a oltre il doppio degli ammortamenti effettuati. Come per il settore del vino in generale nel 2017 si è invertita la tendenza alla riduzione del debito, proprio in conseguenza della ripresa significativa degli investimenti. Passiamo in rassegna in principali numeri.

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I risultati delle aziende vinicole italiane (escluse cooperative) – aggiornamento Mediobanca 2017

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Per le 103 aziende vinicole che formano il campione Mediobanca 2017, l’anno è stato da “pari e patta”. Da un lato le vendite sono accelerate a +6.6% contro il +5% del 2016, ma dall’altro la già sottolineata inflazione del costo delle materie prime ha determinato una diluzione dei margini. Alla fine, se guardate il tabellone, le due cose si compensano e gli utili in valore assoluto sono rimasti stabili. Si tratta di un buon risultato, anche perché la componente negativa delle materie prime si è gradualmente dissolta nella seconda parte del 2018, periodo in cui le vendite sono cresciute allo stesso ritmo. A differenza di quanto visto nel campione generale il ritmo di crescita delle vendite estere resta superiore a quello italiano, anche nel 2018, anche se i due dati sono ormai molto vicine: a fronte di una crescita del 7% delle esportazioni nel 2017-18, le vendite domestiche sono cresciute del 6% in entrambi gli anni. Buona notizia. Il ciclo degli investimenti si intensifica ulteriormente, e così salgono per la prima volta dal 2012 i parametri di indebitamento: con 1.8 miliardi di debiti nel 2017 e un MOL di 539 milioni (pari dunque a un rapporto di 3.3x, contro 2.9x  del 2016, che era il minimo storico), la struttura finanziaria resta comunque largamente sotto controllo. Passiamo a una breve analisi dei dati.

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