Dati Mediobanca


I risultati 2018 delle aziende produttrici di spumante – rapporto Mediobanca

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Anche per la categoria degli spumanti il rapporto Mediobanca ha allargato la base di dati, passando da 34 a 40 produttori con l’abbassamento della soglia di vendite da 40 a 34 milioni di euro. L’analisi non porta a delle considerazioni molto diverse da quelle degli anni scorsi, anche se comincia a notarsi un deterioramento dei dati del comparto. Si vede su numerosi indicatori: il deciso rallentamento del fatturato, cresciuto del 7% nel 2018 ma stabile nel 2019, quando le 175 aziende non principalmente spumantistiche sono andate meglio per la loro minore esposizione al mercato italiano. Secondo, il leggero deterioramento del margine operativo, che torna al 6% dopo il progresso registrato nel 2017. Ne consegue che il vantaggio in termini di ritorno sul capitale rispetto al resto del settore nel 2018 si assottiglia e c’è da immaginare che nel 2019 possa essere uguale, visto l’andamento meno positivo delle vendite. Passiamo all’analisi dei dati.

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I canali di vendita del vino e tipologia di etichette – indagine Mediobanca 2019

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Due sono le importanti avvertenze che vanno fatte nella lettura di questi dati, peraltro sempre interessanti: il primo, che si tratta di una indagine che non copre tutto il campione Mediobanca (215 aziende nel 2020) ma bensì soltanto di una parte che rappresenta il 61% del campione. Quindi siccome il campione è il 78% del settore, l’indagine riguarda il 50% circa del totale. La seconda avvertenza è che confrontare i dati nel tempo può essere in parte fuorviante, perchè il campione cambia nel tempo e, soprattutto nel 2020 è cambiato: Mediobanca Research ha abbassato la soglia da 25 a 20 milioni di euro di fatturato. Questo significa, in parole povere, che si sono prese una serie di aziende nella fascia 20-25 milioni (circa 45) che ovviamente “sballano” il confronto tra il 2018 e il 2019.

Fatte queste premesse, le due indagini sui canali di vendita e sulle etichette ci dicono che non aumenta la quota delle vendite dirette (un trend tanto atteso nel settore in Italia vedendo i dati americani, per esempio), non si sta riducendo la quota di mercato dei grossisti/intermediari e che le vendite via internet sono solo lo 0.7% del totale. Sulle etichette ci dice quanto già immaginiamo: continua a crescere la quota delle DOC/DOCG a spese dei vini IGT e, in minor misura, dei vini comuni.

Nel rinnovare le avvertenze nella lettura dei dati soprattutto “nel tempo”, passiamo a commentarne qualcuno insieme nel resto del post.

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I risultati delle aziende vinicole italiane (escluse cooperative) – aggiornamento Mediobanca 2018

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Proseguiamo l’analisi del rapporto Mediobanca concentrandoci sulle aziende vinicole, escludendo quindi le cooperative. Si tratta della parte (125 aziende) più esposta all’estero. Si tratta anche del campione dove i numeri relativi ai margini e al ritorno sul capitale hanno senso compiuto, perchè depurati dall’effetto distorcente delle cooperative. Dunque, le conclusioni non sono radicamente differenti da quelle fatte la settimana scorsa: il 2018 è stato un buon anno per le vendite (+6.3%), un po’ meno buono per l’andamento dei margini (in leggero calo). Il 2019 si prevede in crescita meno sostenuta, per il problema dell’Italia (che comunque non è calato per le aziende private), mentre il 2020 ovviamente sarà l’anno peggiore di sempre, certamente oltrepassando il calo del 4% subito nel 2009. Passiamo all’analisi dei dati.

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I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2018 – Rapporto Mediobanca

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Il rapporto Mediobanca 2020 basato sui dati 2018 ha allargato in modo significativo la sua base di dati. Con quest’anno l’asticella scende a 20 milioni di euro di fatturato (25 in precedenza) e il campione si allarga da 168 a 215 aziende, in modo da ricomprendere circa il 78% del settore italiano del vino. Il modo in cui i dati vengono mostrati è anche stato aggiornato (ampliato) e questo crea qualche difficoltà nel riparametrare i dati del passato, soprattutto a livello patrimoniale: ho fatto del mio meglio per mantenere un confronto sensato con il passato. Fatta questa premessa, i dati 2018 (completi) e 2019 (solo per le vendite) non sono così positivi: i margini di profitto 2018 sono calati leggermente a fronte dell’incremento dei costi esterni: l’incremento dell’utile cumulato di queste aziende, +18% a 400 milioni di euro, è quasi tutto legato ad aspetti finanziari e fiscali. Nel 2019 il rapporto indica un incremento delle vendite dell’1% soltanto, contro il 6-7% annuo registrato tra il 2016 e il 2018, a causa dell’andamento negativo del mercato italiano dopo il forte incremento registrato nel 2018. Nei prossimi giorni procederemo a un’analisi delle varie sotto categorie, per ora concentriamoci sui dati generali.

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Settore vino contro settore bevande – dati Mediobanca 2017/2018

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Torniamo oggi su un argomento che mi sta a cuore, che è quello del modello di business del settore vino e di come si confronta con quello più ampio del settore delle bevande (alcoliche e analcoliche). I dati ci vengono forniti da Mediobanca Research, che compila un “cumulativo” di entrambi i settori nel mercato italiano: il settore delle bevande, di cui trovate i dati in fondo al post, e quello del vino, che allo stato attuale è ancora un anno indietro (ci si ferma al 2017). Insomma, che cosa dovremmo portare a casa da questi grafici e da queste tabelle. Direi quanto segue: 1) come in passato il segmento del vino è in crescita più sostenuta di quello generale delle bevande. Negli ultimi 5 anni, +5% annuo contro circa +3.5%; 2) il settore vino sta continuando a internazionalizzarsi (51% estero nel 2018), mentre quello delle bevande resta più legato al mercato domestico (40% esportazioni); 3) se escludiamo le cooperative, il segmento vino ha mantenuto un margine uguale o migliore di quello delle bevande e ha gradualmente migliorato il ritorno sul capitale, mantenendo una leva finanziaria più pronunciata. Passiamo a leggere qualche numero insieme.

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